LA CASTITA’ CI RENDE MIGLIORI – PENSAVANO DI SABOTARE IL SINODO E INVECE…

Al di là dello scandalo e della polemica, la vicenda mediatica di Charamsa ha portato con sé diverse cose buone. Non solo ha costretto molti a dichiararsi e a venire allo scoperto, ma con ciò ha pure portato tanti a cantare le lodi di una virtù bistrattata, ma che Gesù nel Vangelo esalta come poche altre. Pastori, teologi, scrittori e perfino politici: tutti possono vedere cosa nobilita l’uomo

L’omosessualità non è peccato se vissuta nella purezza. Ne parla ampiamente catechismo della Chiesa cattolica. «Un numero non trascurabile di uomini e donne presenta tendenze omosessuali. (…) Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. (…) Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita. (2358) Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia, dissinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione Cristiana» (2359).

La vicenda di Mons. Krzysztof Charamsa, prete polacco, ha fatto parlare molti, infatti prima di Corriere della Sera la notizia l’ho data io sulla pagina di Facebook, essendo stata avvisata da un sacerdote che mi ha chiamata dalla Polonia il giorno prima.

Charamsa è teologo, filosofo ed ora ex officiale della Congragazione della Fede nonche l’ex docente nella Pontificia università gregoriana.

Egli è dunque tutto tranne quello che cerca di far credere lui: “una vittima del sistema omofobo vaticano” definito sempre da lui “disumano”. Se fosse una vittima del sistema omofobo della Chiesa, starebbe a fare giardiniere e non di certo occuperebbe posti cosi “prestigiosi” – ha detto il direttore di Avvenire (e io sottoscrivo a pieno).

Poi queste sue dichiarazioni sono veramente assurde, accusare la Chiesa di essere contro gay è proprio una barzeletta. Non capitemi male ma ci sono più persone omosessuali in chiesa che in tutto l’arcigay. Solo che vivono la loro omosessualità, offrendola a Dio. La chiesa non ha mai descriminato nessuno. Ci sono, è vero, tanti preti con queste tendenze, ma sono uomini di Dio. Portano come una croce questa loro “diversità”.

La Chiesa ha accolto sempre anche le persone con queste tendenze, ma dovevano accettare le regole che comprendevano astinenza sessuale.

Ci sarebbero molte domande che ci frullano per la testa: chi lo ha fatto arrivare così in alto nell’ambiente ecclesiale e perché? Chissà cosa ha insegnato all’universita, in tutti questi anni, ai più piccoli? Come mai questo coming out è stato fatto in modo cosi eclatante con tanto di libri già tradotti e pronti per stampa in diverse nazioni?

Libro che tra l’altro penso nessuno avrà voglia di comprare in quanto solo per come parla questo signore, e palese che sarà pieno di odio e rivedicazioni isteriche di una persona uscita completamente fuori dalle righe. Era una cosa progremmata già da tempo, anzi premeditata. Per disturbare il Sinodo ma non solo, per avere più attenzioni lui e promuovere il proprio io, e poi forse in un altro momento sarebbe passato quasi inosservato.

Che contributo ha pensato di dare con questo al mondo di persone omosessuali?

Io credo che essi siano i primi a vergognarsi del modo che egli ha scelto per annunciare a tutti «che omosessualità esiste». Come se avesse scoperto acqua calda.

San Paolo ne parla molto duramente

Sono due fattori che mi avevano lasciata a bocca aperta: il primo è questo, vedendo le videointerviste che ha rilasciato, non mi sembra una persona equilibrata che cerca di spiegare le ragioni della sua scelta, piuttosto mi sembra un paladino, confuso e isterico, superbo e presuntuoso. Perché ci sono due tipi di persone omosessuali: quelli che vivono la loro “diversità” nella società senza troppi problemi o rivendicazioni e i “gay”, che cercano invece di dare vita a una cultura alternativa, avanzando continuamente le pretese e attirando morbosamente attenzione su di sé. A furia di richieste per non essere trattati in modo “diverso”, mostrano tutta la loro fragilità e in realtà sono i primi a sentirsi “diversi”, “speciali”.

Altro fattore che mi ha fatto rimanere di stucco è quando lui ha detto: «La Bibblia non parla mai di omosessualità. (…) Non trovo nella scrittura nemmeno una pagina, neanche in San Paolo, che possa riferirsi alle persone omosessuali che chiedono di essere rispettate nel loro orientamento, un concetto sconosciuto all’epoca». Ma che Bibbia legge questo sacerdote? San Paolo ne parla e anche molto duramente nella lettera ai Romani 1, 24-32

«Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, sì da disonorare fra di loro i propri corpi, poiché essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al posto del creatore, che è bene- detto nei secoli. Amen.

Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s’addiceva al loro traviamento. E poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balìa d’una intelligenza depravata, sicché commettono ciò che è indegno, colmi come sono di ogni sorta di ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d’invidia, di omicidio, di rivalità, di frodi, di malignità; diffamatori, maldicenti, nemici di Dio, oltraggiosi, superbi, fanfaroni, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. E pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa».

San Paolo non è uno che usa le mezze parole. Anzi, qualcuno addirittura dice che San Paolo era omosessuale, in realtà non lo sapremo mai, ma come vediamo ha scelto di seguire Cristo e condannare piaceri della carne. Non solo quelli contro natura ma parla anche in modo esplicito dei rapporti tra uomo e donna che dovrebbero vivere castamente almeno fino al matrimonio. Di non essere schiavi dell’istinto della carne, ma comandare la carne ed essere dello Spirito.

«Fratelli, camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne… Sono ben note le opere della carne: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere. Riguardo a queste cose vi preavviso: chi le compie non erediterà il regno di Dio.

Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé. Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri. Perciò se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito». (Galati 5, 16.19-25)

La parola “proibito” è dimenticata

Nonostante tutto mi sento di ringraziare Mons. Krzysztof Charamsa, perché ha riportato alla luce una parola che ormai era sepellità sotto falso buonismo e le leggi fai da te. Una parola che lui stesso aveva ignorato, in quanto non c’è lo scandalo nel- la sua tendenza omosessuale, ma piuttosto nel suo “fidanzamento” con un altro uomo. Lui dice “anche noi, come ogni uomo sulla terra abbiamo bisogno dell’amore” ed è vero, ma primo Amore sopra tutti gli altri è quello di Dio. Amore libero, disinteressato, un amore che si priva di sé stesso, anche della propria stessa vita per gli altri. Ed è quello che come sacerdote doveva fare anche lui. Perché un amore umano ti rende felice solo su questa terra, mentre l’amore di Dio è per l’eternità. Se lui avesse dichiarato la sua omosessualità dicendo che la offre a Cristo vivendo castamente, ma vuole comunque che la Chiesa affronti meglio il tema delle persone omosessuali, avrebbe non solo dato un grande esempio ma aperto una strada per tanti che credono che in Chiesa non ci sia posto per loro perché hanno queste tendenze. Sarebbe stato un grande testimone per le persone gay. Per come si sono svolte le cose invece ha dimostrato solo la sua poca fede, immaturità e la voglia di seguire piaceri perversi della carne. Il cardinal Ruini al Fatto Quotidiano ha dichiarato: «Come prete ho anch’io l’obbligo di tale astinenza e in più di sessant’anni non mi sono mai sentito disumanizzato, e nemmeno privo di una vita di amore, che è qualcosa di molto più grande dell’esercizio della sessualità».

Castità come valore da insegnare ai giovani

Dio è comunque un grande, un numero uno, perché da ogni situazione, anche dalla peggiore, ci permette di ricavare il meglio. E il meglio di questo terremoto e proprio il fatto di dare la luce un tema tanto tabù. Da ieri leggo per la prima volta dopo tanti anni, al meno da quando mi sono “convertita” io, che cardinali e vescovi e altri che si sono espressi a riguardo usano la parola castità nelle interviste che rilasciano.

Infatti l’arcivescovo di Milano Angelo Scola ha dichiarato: «Il presumposto perché la chiesa riconosca piena dignità ai omosessuali? La castità». S.E. Mons Crepaldi invece parla di castità prematrimoniale, come valore da insegnare ai giovani. «L’esercizio della sessualità ha senso pienamente umano solo nel matrimonio, perché cosi dice la verità dell’amore umano. (…) La preparazione dei nostri giovani fin dall’adolescenza alla bellezza del matrimonio cristiano, la predicazione del valore della castità prematrimoniale, matrimoniale e di coloro che scelgono per il Regno di Dio, l’attenzione di fare le cose in modo che non si celebrino matrimoni nulli, il lancio di una pastorale famigliare incentrata non tanto sulle difficoltà, ma sulla bellezza dell’amore umano, la trasmissione alle nuove generazioni di una teologia del corpo come dagli insegnamenti del beato Paolo VI e di san Giovanni Paolo II». Perfino un grande scrittore, Maurizio Maggiani, ha risposto esplicitamente alla domada della giornalista Antonella Fiori; in un momento storico in qui valori etici sembrano sempre più labili, che significa avere una morale? Maggiani: «C’è una parola che riassume tutta la domanda. La parola è castità. La castità per Gesu quando diceva nel vangelo “siate puri come colombe” si riferiva l’astenersi dai rapporti sessuali [ndr. Non solo, se uno si astiene dai rapporti sessuali è poi e superbo o cattivo non è puro]. Le colombe si astengono dalla malizia. Castità quindi come candore, l’assenza del secondo fine, dell’interpretazione, data di un certo fatto, di un dialogo con noi stessi falso, funzionale nella nostra gratificazione».

Perfino il senatore Roberto Formigoni ha detto: «La castità è l’imitazione della vita di Cristo. Ci sono stati milioni di uomini e donne che si sono arricchiti di questa esperienza. Dobbiamo riscoprire la castità, la castità ci rende migliori».

Infine Papa Francesco ha dichiarato qualche giorno fa «che essere fidanzati ed essere sposi non è la stessa cosa. Non c’è speranza per la fiducia e la fedeltà del dono di sé, se prevale l’abitudine a consumare l’amore come una specie di integratore del benessere psico-fisico. L’amore non è questo! Il fidanzamento mette a fuoco la volontà di custodire insieme qualcosa che mai dovrà essere comprato o venduto, tradito o abbandonato, per quanto allettante possa essere l’offerta. Chi pretende di volere tutto e subito, cede anche su tutto – e subito – alla prima difficoltà (o alla prima occasione)». Insomma, non può essere solo una questione di sesso. Il Papa invita a frequentare i corsi prematrimoniali che organizzano le parrocchie: «Sono un’espressione speciale della preparazione. E noi vediamo tante coppie, che magari arrivano al corso un po’ controvoglia, ma dopo sono contente e ringraziano, perché in effetti hanno trovato lì l’occasione – spesso l’unica! – per riflettere sulla loro esperienza in termini non banali».

Questa è musica per le mie orecchie e per tanti sacerdoti, laici e suore che ci hanno sempre creduto. Il Sinodo sulla famiglia alla fine prende una strada molto diversa da quella che si aspettavano tutti e riapre i cuori alla speranza, un ritorno ai valori veri, quelli insegnati da Cristo. Uniamoci in preghiera con padri sinodali perché lo Spirito Santo possa lavorare al meglio.

Ania Goledzinowska

PER LA CROCE QUOTIDIANO

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