EUTANASIA UN DRAMMA NEL SILENZIO

#Cristin , una testimone della “quasi morte”

Quando si parla di eutanasia il dibattito si polarizza sempre attorno al vecchio astio anticlericale (e anticristiano) che nel nostro angolo di mondo si usa per screditare tutti gli articoli della vera fede. Sarebbe invece più onesto, intellettualmente, e più proficuo,considerare i racconti di chiè tornato indietro da quegli stati comatosi in cui i sani giurano che nessuno vorrebbe stare.

neonato

Di Ania Goledzinowska per LA CROCE QUOTIDIANO

Potrebbe sembrare assurdo, ma non lo è. Tante persone lo hanno preso sul serio, si chiama eutanasia ma in realtà è un vero è proprio suicidio. Sempre più persone vogliono avere la libertà di poterlo scegliere per se o per gli altri. Vi confesso che sono settimane che questo tema mi gira nella testa, non sapevo che scrivere, mi ci è voluto del tempo. Di fronte alla grande sofferenza dell’uomo che affronta una malattia terminale, di una donna in coma da molti anni e che i medici definiscono un vegetale, oppure di un bambino con una malattia della pelle, pieno di piaghe sanguinanti sul 70% del corpo e dove la pelle non rimane attaccata ma si sgretola lasciando fuori la carne, mi sentivo disumana a dire loro se è giusto o non è giusto togliergli la vita. Questo bambino non può vivere una vita normale, per farsi una doccia ci mette quattro ore tra atroci dolori perché le bende si attaccano alle ferite. Per poterle cambiare ogni giorno devono prima ammorbidirsi con acqua tiepida ma spesso ciò non basta e spesso assieme alle bende viene via anche qualche pezzo di carne viva. Lui con le lacrime agli occhi, assistito dalla madre, stringe i denti e si fa coraggio. Anche di notte non riesce a dormire per i dolori, vive prendendo sempre più medicine e anestetizzanti. L’alternativa sarebbe la morte.

SUICIDIO ASSISTITO giusto o no?

Appunto morire.. Ma non sarebbe meglio? Che vita è? Ogni essere umano su questa terra si chiederebbe il perché di un Dio perché fa soffrire cosi tanto una creatura cosi innocente. Perché questo bambino non può come i suoi coetanei giocare, correre e ridere a squarcia gola, viversi la sua infanzia come tutti? In realtà non ho trovato la risposta a queste domande. Potrei dirvi, come ho imparato nella vita, che la sofferenza è qualcosa che ci purifica, che Dio la permette (come ha permesso di crociefiggere il Suo figlio) per la nostra santificazione o quella degli altri. Ed è vero, perché una famiglia che deve assistere una persona in queste condizioni, fa veramente un atto di grande amore, dona la propria vita il proprio tempo, anzi si priva del tutto della propria vita per dedicarla al suo famigliare sofferente. Anche Gesù non è morto sulla croce per scherzo o per la cattiveria di Suo padre o semplicemente per caso. Con la Sua morte ha portato a compimento un grande progetto, più grande di quello che ogni essere umano poteva pensare. La Sua morte era il dono per salvare la vita di milioni di persone, per sigillare il nuovo patto di alleanza con Dio che era furioso con questo popolo che si era pervertito. Ha fatto un accordo con Lui, la mia vita per la salvezza di questi. Se è proprio necessario, se non è necessario, allontana da me questo calice. Perché anche a Lui faceva male, anche Lui ha sofferto e avrebbe voluto evitarlo. Ma Dio a deciso di andare fino in fondo e Cristo si è abbandonato alla Sua volontà con questa enorme offerta. E fino adesso Gesù prende su di sé i nostri peccati, ogni giorno durante la santa messa viene crocefisso per noi, fino alla fine dei tempi. Cerca però anche degli aiutanti, con il male che c’è nel mondo è difficile portare questa croce da soli, allora ai piccoli e grandi che sceglie gli da un pezzo della croce da portare sulle spalle. Lui non è morto, è resuscitato il terzo giorno e anche noi non moriremo. Ma quando mi troverò davanti a Dio chiederò se era proprio necessario, questo ve lo prometto.

Questo fa fede, quella fede che ti permette di vedere oltre, oltre questa vita e queste sofferenze. Sofferenze che se offerte per gli altri servono a qualcosa, non sono senza valore, con queste piaghe possiamo salvare gli altri. Chi sceglie l’eutanasia di solito sono persone

che non hanno fede, credono che dopo la morte diventano solo un accumulo di ossa senza nessun futuro. E’ difficile dargli torto, se la vita è solo qui, perché devo viverla soffrendo? Meglio darci un taglio netto. Ma se non fosse cosi come pensano loro, se si sbagliassero?

Un atto di fede non costa nulla, è gratis, e può dare un valore alle nostre sofferenze e alleviarle. Se poi non c’è nulla dopo, avrete ragione voi, tanto volevate morire. Però se vi può far star meglio perché non provarci? Se può dare un senso al vostro dolore?
Quante persone, dopo la “morte” in coma farmacologico, anche dopo tanti anni nel letto senza un segno di vita, un giorno si sono svegliate? Quante persone che i dottori davano per spacciati senza speranza, hanno aperto gli occhi?
E tutte queste persone dicono che stavano sospese tra la vita e la morte. Vedevano una grande luce che le attirava, una luce piena di un amore che li riempiva e gli faceva dimenticare tutte le sofferenze che avevano vissuto. Qualcuno di loro ha parlato anche con i suoi cari, morti anni prima, qualcun altro ha sentito la voce di Dio e della Madonna, altri ancora si sono sentiti precipitare con forza di nuovo sulla terra, dentro il proprio
corpo, perché qualcuno che li amava tanto li chiamava e l’amore ha vinto, sono tornati.
Non possiamo quindi non pensare che qualcosa di grande non ci aspetta dall’ altra parte. Ma se qui ci sono persone che ci amano davvero molto, Dio compie ancora questi miracoli di un ritorno o di una guarigione , laddove i medici non possono fare più niente.

Una ragazza racconta che per anni era in coma, hanno suggerito di staccarle la spina, lei sentiva tutto. Non poteva muoversi, non poteva fare niente, ma era vigile anche se tutti la credevano morta. Ricorda che aveva sentito tante volte la sua mamma e le sue sorelle che si occupavano di lei ogni giorno, sentiva che le leggevano dei libri, che l’accarezzavano, le parlavano e le cantavano le canzoni. Era imprigionata in questo corpo senza vita ma non era morta. Ogni tanto viaggiava però dall’altra parte, vedeva la luce, sentiva il calore e l’amore immenso, ma capiva che non era ancora il suo momento.

Lei non era credente non aveva fede, ma dopo esser tornata da questo viaggio nell’aldilà, nel suo corpo senza vita, ha iniziato a porsi le domande. Sua mamma accendeva spesso la tv, ma lei abituata prima sempre a guardare i programmi pomeridiani di moda e cose futili, in quelle condizioni non potendo scegliere ascoltava ciò che vedeva la madre che donna di fede pregava molto e tante volte lasciava la televisione accesa su canali religiosi.

Lei volendo o no, sentiva tutto. Allora ha iniziato ad ascoltare, vegetava li sentendo le prediche, le sante messe e le catechesi.
I dottori insistevano sullo staccarle la spina, ma la famiglia non voleva e continuava ad occuparsi di lei a parlare con lei come se fosse viva.

Un giorno Cristin, questo è il suo nome, in televisione ha sentito un annuncio, un annuncio che le avrebbe ridato la vita. C’era un convegno carismatico e un sacerdote pregava, la sua voce le arrivava proprio nel cuore. Ascoltava le testimonianze di persone che sono guarite da varie malattie miracolosamente e lei dentro il cuore ha espresso questo desiderio “ Gesù io credo che tu esisti, solo Qualcuno di davvero onnipotente può fare queste cose, volgi il tuo sguardo anche su di me, sono qui, voglio vivere”
Dopo qualche istante alla televisione sentì queste parole del sacerdote “In questo momento, in questo preciso momento, c’è una ragazza che ha fatto una richiesta. Una ragazza che da anni è in coma, ma lei oggi si sveglierà. Gesù ti vuole dire torna a vivere, prendi la tua croce e seguimi”

Lei si sentì attraversare il corpo da un grande calore, le scendevano le lacrime.
La madre che stava vicino al suo letto vide queste lacrime e iniziò a chiamarla:- Cristin Cristin, bambina mia.
Cristin mosse gli occhi sotto le palpebre che non riusciva però ad aprire, la madre sussultò sulla sedia. Inizio a piangere anche lei.
Cristin non riusciva a muoversi né a parlare e i suoi occhi erano ancora chiusi ma la mamma, come ogni mamma che ama il suo figlio, iniziò a farle delle domande.
Quando lei agitava sotto la palpebra occhio, era la risposta giusta, quando non agitava la pupilla questo voleva dire un no.
Cosi la madre capì che Cristin sentiva e ragionava, poteva comunicare con lei.
Oggi Cristin è sulla sedia a rotelle, parla e non ha subito nessun danno celebrare. Si ricorda tutto quello che aveva vissuto quando era in coma e soprattutto grazie a Chi è guarita. Dopo qualche anno è lei ad andare al convegno carismatico che ascoltava in televisione e a raccontare la sua storia.
Un lieto fine grazie a quell’atto di fede e all’ amore delle persone che le stavano vicino. Riferisce che si sentì proprio chiamare indietro da quell’amore che la teneva attaccata alla vita. L’amore dei suoi cari.
Anche il bambino con la malattia della pelle, nonostante la grande sofferenza, non desidera morire, anzi, dice che la sua mamma è la sua migliore amica, le sorelle sono molto premurose e si prendono cura di lui, lui vive giorno per giorno, confidando che può guarire, che la medicina farà passi in avanti e si troverà una cura. Nonostante tutto è felice, ha chi lo ama e se ne prende cura.

Credo che sia proprio questa la risposta, amore. Amore incondizionato. Le persone che vogliono morire dicono di volerlo fare ma in realtà non lo desiderano affatto. Loro desiderano vivere. Ma è l’egoismo del uomo a spingerli alla morte. A volte dei propri cari, che se ne prendono cura si ma con fatica. Non con gioia e sorriso. Allora chi è malato, chi è dipendete dagli altri desidera non essere un peso, non vuole che gli altri per colpa sua non possono vivere la propria vita.
Un peso questo che li schiaccia, che li fa sentire di troppo, sentono in fondo che anche i propri cari pensano “ se lui morisse sarebbe meglio per tutti”.
Questo li uccide, perché se avessero accanto chi con gioia ogni giorno gli dice “ E’ fantastico averti qui, sei un dono prezioso, senza di te la mia vita sarebbe vuota, ti amo e mi prendo cura di te con tutto il cuore, perché so che tu farai lo stesso con me quando ti riprenderai”, anche se questa persona sta in condizioni critiche, troverebbe la forza dentro il cuore di andare avanti, di non essere un peso ma una gioia per gli altri e magari anche di guarire. Perché è l’amore che guarisce e ti fa alzare in piedi ed è la fede che ti da speranza. L’eutanasia è solo un rifugio per chi non si sente amato veramente e non trova nessun appiglio per rimanere qui. Quindi in conclusione dico, no al l’eutanasia, si alla tenerezza e all’amore che possa contagiare queste persone e fargli vedere che, nonostante la loro condizione, sono preziose e importanti per noi che gli stiamo vicino e che senza di loro la nostra vita sarebbe vuota.

A.G

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#SINODO Un cane che si morde la coda LETTERA APERTA A TUTTI CARDINALI – CONDIVIDETE

per LA CROCE quotidiano – di Ania Goledzinowska

Aiutate i giovani a raggiungere se stessi e a costruire le famiglie del futuro.

Pope Francis kisses a baby handed to him as he is driven through the crowd during his general audience, in St. Peter's Square, at the Vatican, Wednesday, March 27, 2013. (AP Photo/Andrew Medichini)

Pope Francis kisses a baby handed to him as he is driven through the crowd during his general audience, in St. Peter’s Square, at the Vatican, Wednesday, March 27, 2013. (AP Photo/Andrew Medichini)

Eminentissimi  ed eccellentissimi padri, alle volte, guardando le cose da fuori sembra che il Sinodo sulla famiglia e quanto vi ruota attorno sia come una specie di cane che si morde la coda. Forse l’espressione del “cane” non è proprio felicissima per questo tema, ma spiega molto bene ciò di cui voglio parlarvi. Si avvicina il Sinodo e presto non si discuterà d’altro; in verità qualche giorno fa il Pontefice ha rivoluzionato la nullità dei matrimoni. Dovrebbe essere tutto più facile, una sola sentenza, costo zero (per quanto sia possibile). Accogliendo in questo modo il grido di tante persone, che con una prassi così lunga e insormontabile da affrontare sia da un punto di vista emotivo, che naturalmente “economico”, sarebbero state schiacciate. Nel grande buisness che comprendeva una serie di figure che avevano come scopo il lucrare sulle “anime”, la sentenza di nullità era un sogno, senza considerare altri cavilli burocratici, tutti “naturalmente volti alla salvezza della coppia”. Non interessava a nessuno, che potevi essere riempito di botte del proprio coniuge, traditore, che molestava i tuoi figli o quelli degli altri. Il Signore non ti perdona se divorzi, questo era il ritornello che si presentava anche davanti queste situazioni, con l’invito di “offrire” queste sofferenze. La domanda sorge spontanea: “ chi non era vicino alla chiesa poteva capire il concetto dell’offerta?” Solo quelli con le tasche piene di soldi potevano sicuramente capirlo. La canzone è sempre la stessa il povero paga e il ricco compra. L’ umiltà di Papa Francesco e la sua apertura nei confronti del “povero” hanno insegnato a molti dei nostri pastori a non chiudere ma ad uscire e andare incontro a queste situazioni e disagi familiari che oggi dilagano sempre di più’. Con il suo esempio e stile fatto di concretezze ha dato una svolta e i mercenari che stavano dietro questo buisness ora devono cercarsi un lavoro nuovo.

Vescovo un padre e non un estraneo

Si legge nella lettera del Papa motu proprio “che il vescovo di ogni diocesi eserciterà la potestà giudiziale personalmente o per mezzo di altri a norma del diritto.” Egli dovrebbe essere il padre, conoscere bene la coppia, guidarla, ascoltarla e poi decidere. Come possiamo davanti a Dio avere la coscienza pulita, prendere delle decisioni, non conoscendo in fondo la vita di due persone? Al giorno d’oggi la maggior parte dei matrimoni sono tutti nulli. Proprio perché, a parte sette incontri prematrimoniali, nessuno si curava ne prima ne dopo di queste persone e quindi si sono sposati, cosa assurda, in chiesa, senza sapere che voleva dire questo quasi costretti a fare un passaggio obbligatorio che ti permetta solo così di accedere al matrimonio. Poco importa credere nella “storiella” di Gesù Cristo i Suoi Sacramenti e la Sua Chiesa. Questo è come andare dal dottore perché abbiamo il cancro, ma non ci fidiamo di lui, non lo ascoltiamo, non ci facciamo curare, non accettiamo i suoi consigli, vogliamo solo la ricetta per le medicine, che noi abbiamo deciso che vanno bene.

Il dottore, in questo caso il parroco, che la prescrive è un irresponsabile, perché magari la medicina che abbiamo scelto può farci del male. Un medico vero non lo farebbe mai, manderebbe il paziente da “un’altra parte” e non si prenderebbe la responsabilità delle complicazioni dopo la cura fai da te o peggio, della morte. Tanti sottovalutato il caso e superficialmente prescrivono una “ricetta” che non va bene, solo per farsi pagare “la visita”.

Il sacerdote davanti a Dio prende su di se la responsabilità di aver celebrato questo matrimonio, e si dovrebbe prendere la responsabilità anche per il divorzio. Non potete cari sacerdoti celebrare matrimoni di chi in chiesa non ci va proprio, perché poi dovrete e per di più “gratis” adesso, dichiarare che questi matrimoni erano nulli.

La fede è grazia

Mi consola il fatto che nella commissione del Sinodo ci sono tanti santi cardinali, uno di questi e Card. Francesco Montenegro, con il quale avevo parlato tempo fa proprio di questo tema.

Quindi si, curare la pianta, le foglie, cioè divorziati, accogliere tante situazioni irregolari, accompagnarli e aiutarli. Ma se non curiamo la radice, la pianta sarà sempre infetta. Dobbiamo offrire ai giovani che a loro volta cresceranno e vorranno sposarsi più attenzioni. Non bastano sette incontri prematrimoniali. Chi li fa ha già deciso di sposarsi e partecipa perché deve farlo. La fede è una grazia, è un incontro, e ognuno ha un suo tempo di maturazione in cui questo avviene. Ci sono le pastorali giovanili, ma tantissime di esse non fanno quello che ci sarebbe da fare, ma solo quello che sono costretti a fare. Infatti più volte abbiamo proposto in varie diocesi un cammino per fidanzati e single età 16 – 30 anni, ma i responsabili della pastorale giovanile non hanno mai avuto il tempo di occuparsene. Io mi chiedevo sempre: “allora cos’ è che fanno?”. Per fortuna possiamo sempre trovare un sacerdote pienamente disponibile, che si dedica totalmente a questi giovani nell’ambito della propria parrocchia.

Appello a padri sinodali

Vi chiediamo dunque di inserire nella discussione del sinodo il tema giovani. Perché busseranno loro presto alle vostre porte per sposarsi e se non sanno quello che fanno, cari padri sinodali, dovrete continuamente curare la pianta già malata, famiglie distrutte e continuare all’ infinito con processi di nullità.

Un cammino per i giovani, in ogni diocesi, di almeno un anno, non obbligatorio, ma aperto, perché la fede deve essere un atto libero, dove ogni ragazzo o ragazza possono ascoltare, pregare e condividere insieme le problematiche di oggi.

Un cammino dove si parla di affettività, sessualità, perdono, dove si impara l’ importanza dell’ altra persona che per me è un dono, che non è mia, mi e stata affidata da Dio e perchè io la posso rendere migliore e viceversa. Dove si impara non le leggi e gli articoli dello stato sull’ unione civile, ma dove si scopre prima di tutto chi sono io, cosa Dio vuole da me, qual’ è la mia strada, la mia ragione di esistere, la mia meta. Il fine di tutto non è il matrimonio ma la vita eterna. Tutto quello che c’e in mezzo è solo lo strumento per la nostra santificazione. Dobbiamo imparare ad amare veramente, ma se non amiamo e non conosciamo noi stessi, non potremmo mai amare un’altra persona. Non ne saremo capaci. Il matrimonio in chiesa senza fede non esiste; la fede è una grazia ,un percorso in cui i giovani devono essere accompagnati prima che pensino di sposarsi. Non sarà questa la soluzione, non sarà la pillola magica, ma è una valida azione che viene intrapresa per un giovane che nell’ età adolescenziale, scambia il sesso con l’amore, soffre, e si interroga se il vero amore esiste. Non trovando le risposte e un aiuto valido fa di testa sua, o come il mondo oggi e ovunque propone e suggerisce. Dobbiamo fare conti con questa grande sofferenza di persone che non sono riuscite a mantenere la promessa, “nella salute e nella malattia, nella gioia e nel dolore”. L’amore vero ti graffia, per questo tanti hanno paura di amare veramente perché non vogliono soffrire, ma la strada dell’ “Amore” è la Croce. Se tu ami veramente, sei disposto a dare la tua vita per un’altra persona, come ha fatto Gesù, sulla croce. Amatevi uni gli altri come Io ho amato voi.

Spero che la mia non rimanga una semplice provocazione, visto che condivisa da molti giovani, ma che scuota le coscienze dei padri sinodali. In comunione di preghiera.

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#Isis “Un Vescovo vestito di Bianco venne ucciso da un gruppo di soldati ” Papa Francesco e il Terzo Segreto di Fatima

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L’avevo scritto già 27 febbraio 2015, ma oggi ne parlano tutti…

 

Convertitevi e credete al Vangelo. Ci troviamo adesso negli Ultimi Tempi. Le profezie si stanno avverando.

Per LA CROCE QUOTIDIANO – Ania Goledzinowska

“Auguri anche per la candidatura di Roma ad ospitare i Giochi Olimpici del 2024. Io non ci sarò, eh?”. Così il Papa ha concluso la sua udienza con i dirigenti e gli atleti del Comitato Olimpico Nazionale Italiano qualche settimana fa, parole che hanno fatto tremare tanti.

Nel 2024 il Pontefice avrebbe più di 80 anni. Possibile dunque non esserci nel 2024?  Cosa davvero voleva dirci? Se a questo aggiungiamo la dichiarazione-premonizione fatta dal Papa emerito Benedetto XVI: “Non lasciatemi solo, pregate per me perché io non fugga per paura dinanzi ai lupi” la cosa diventa inquietante.

In tanti hanno giudicato Papa Benedetto chiamandolo il Papa freddo, il Papa tedesco. In verità chi gli sta più vicino sostiene esattamente il contrario e lo definisce invece  uomo dolcissimo, molto intelligente e molto ma molto timido. Credo che solo ora ci iniziamo a rendere conto che il suo gesto di abbandonare è stato un gesto di grande umiltà. Il Papa Benedetto è un santo teologo, umile è giusto che abbiamo fatto scappare.

Evidentemente non tanti hanno pregato per lui o forse si, ma le cose dovevano andare proprio in questo medesimo modo perché si potessero compiere le profezie.

Arriverà un papa nero, ci sarà la fine del mondo, quando ci saranno due papi saremo alla fine dei tempi”, sono sicura che ognuno di voi ha sentito almeno una volta queste premonizioni.

Se siano vere o meno, questo potrà dirlo solo il tempo, ma proviamo ad analizzarle:

Quando si parla di Papa nero ci si aspetterebbe un uomo della lontana Africa, ci sono d’altronde tanti sacerdoti di colore. Uno dei prossimi potrebbe essere proprio un Papa nero anche a causa delle poche vocazioni nei paesi Occidentali, dove si sta ormai troppo bene e dove quindi la croce non “si porta” ma la si appende al muro. Nei paesi poveri c’è ancora fede in quanto  tutto, come fame, sete, lavoro, viene affidato ancora nelle mani di Dio e quindi  le vocazioni crescono e ci sono sempre più sacerdoti di colore.

Fin ora la chiesa non ha osato tanto. Lo Spirito Santo ha capito che per molti sarebbe stato uno shock se dal balcone dal Vaticano si fosse affacciato  un Papa nero. O forse il nero perchè centra lo stesso qualcosa con l’Africa?

Francesco invece è argentino e tanti argentini solo mulatti. Ma scuri  sono anche tanti Italiani e con tutti i papi Italiani non siamo ancora arrivati alla fine del mondo. Infine il “nero” potrebbe non riferirsi al colore della pelle ma alla purezza del cuore. Lasciamo allora al destino questa profezia, un destino che potrebbe non essere molto lontano perché comunque a due papi siamo già arrivati.

Nelle apparizioni non ancora riconosciute dalla chiesa, quelle di Medjugorje, la Madonna molto spesso dice che i tempi sono maturi, che dobbiamo pregare per il papa e per la chiesa. Una gran parte delle persone che si sono recate in questo luogo e hanno ricevuto la conversione del cuore, sentono fortemente che i famosi dieci segreti di Medjugorje sono molto vicini.  C’è chi dice che Dio ha dato l’ultimo secolo a satana per tentare il mondo e che quindi questo secolo sia in mano a lui. Guardando ciò che succede, non è difficile ammetterlo, tra isis, aborti, conflitti politici, crisi economica, disastri climatici ed ecologici e gender ci pare già che sia la fine.  Il 13 maggio 1917 sono iniziate le apparizioni di Fatima e contando 100 anni, il secolo finisce nel 2017 e  Medjugorje dovrebbe essere la conclusione di quello che la Madonna ha iniziato a Fatima.

Quando l’Isis cominciò con lo sterminio di cattolici e di altre minoranze religiose, io scrissi “siamo alla terza guerra mondiale”. Dopo qualche settimana le stesse parole le ha pronunciato Papa Francesco. “Siamo entrati nella terza guerra mondiale, solo che si combatte a capitoli, a pezzetti”.

Quando chiesi alla veggente Mirjana cosa ne pensava di tutto questo, se ci sarà una terza guerra mondiale e se il Papa morirà, c’è stato qualche secondo di silenzio imbarazzante per poi rispondere “ di certe cose non posso parlare”.

Se pensiamo ai segreti di Fatima specie al terzo, la chiesa da molto tempo ha detto che si era realizzato con l’attentato a San Giovanni Paolo II. Ma molti sacerdoti, non sono d’accordo e dicono che non si è compiuto ancora nella sua integrità. Infatti il Papa polacco è sopravissuto e il segreto parla, invece, della morte di un pontefice.

Questo è il testo del messaggio, reso pubblico dalla Chiesa cattolica nel 2000:[4]

« Dopo le due parti che già ho esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un poco più in alto un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva grandi fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo intero; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l’Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza! E vedemmo in una luce immensa che è Dio: “qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti” un Vescovo vestito di Bianco “abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre”. Vari altri Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c’era una grande Croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i Vescovi Sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni. Sotto i due bracci della Croce c’erano due Angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio. »

Noto che Papa Francesco, in questi ultimi tempi, cerca di salvare quante più persone possibili cercando di farle ritornare nella chiesa del Padre. Condanna il peccato si, ma fa capire che siamo tutti figli di Dio e tutti meritevoli della sua misericordia. Nessuno escluso. Ci esorta a chiedere perdono, anon stancarci di chiedere perdono , a non pensare che non si possa esser perdonati.

A giugno Il Papa andrà anche a Sarajevo, una città musulmana, un paese dove ancora si vive grande astio tra varie religiosi, quella musulmana e quella cattolica soprattutto. Una nazione  quella di Bosnia Herzegovina dove sorge un piccolo paese  nel quale da 34 anni  appare la Madonna, Medjugorje.

Non so se a Sarajevo c’è un monte con la croce di tronchi grezzi, ma vi chiedo di pregare per il Papa. Francesco è imprevedibile, potrebbe far un salto anche a Medjugorje, lo sperano in tanti anche se sarà difficile realizzarlo.

Il Pontefice aveva anche espresso la sua volontà di andare in Iraq. Una minaccia non da poco in questo momento dove i soldati dell’Isis uccidono persone di varie nazionalità, come se dichiarassero la guerra al mondo intero. E forse proprio li si compirà ciò che è iniziato 100 anni fa a Fatima. Un uomo vestito di bianco , salirà la montagna, passerà per una citta in rovina, nel mezzo di tanti cadaveri, dietro di lui tanti altri  e moriranno tutti per mano di un gruppo di soldati. Papa Francesco non è uno che si tira indietro è un uomo coraggioso e imprevedibile, un uomo che testimonia il Vangelo con la vita. Lui non avrebbe paura di morire in nome di Cristo, Lui non avrebbe paura di farsi pecora tra i lupi, Lui sa bene che a farsi pecora si corre il rischio di esser sbranati ma sa anche che così il lupo diventerà pecora anch’esso . La chiesa ha bisogno di un grande testimone, uno che come Gesù è capace di donare la propria vita per la pace nel mondo. Lui è così.  Sa che chi è nato non morirà più, sa che risorgerà nella Gerusalemme Celeste e il suo sangue insieme a quello di altri martiri, servirà per irrigare altre anime bisognose di santità e di misericordia. Inizierà un tempo di pace.

Un’indicazione per questa interpretazione del Terzo segreto di Fatima era già stata offerta dalla stessa Suor Lucia in una lettera a Papa Wojtyla del 12 maggio 1982. In essa dice:

«La terza parte del segreto si riferisce alle parole di Nostra Signora: “Se no [si ascolteranno le mie richieste la Russia] spargerà i suoi errori per il mondo, promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte” (13-VII-1917).
La terza parte del segreto è una rivelazione simbolica, che si riferisce a questa parte del Messaggio, condizionato dal fatto se accettiamo o no ciò che il Messaggio stesso ci chiede: “Se accetteranno le mie richieste, la Russia si convertirà e avranno pace; se no, spargerà i suoi errori per il mondo, etc.”.
Dal momento che non abbiamo tenuto conto di questo appello del Messaggio, verifichiamo che esso si è compiuto,
la Russia ha invaso il mondo con i suoi errori. E se non constatiamo ancora la consumazione completa del finale di questa profezia, vediamo che vi siamo incamminati a poco a poco a larghi passi. Se non rinunciamo al cammino di peccato, di odio, di vendetta, di ingiustizia violando i diritti della persona umana, di immoralità e di violenza, etc. E non diciamo che è Dio che così ci castiga; al contrario sono gli uomini che da se stessi si preparano il castigo. Dio premurosamente ci avverte e chiama al buon cammino, rispettando la libertà che ci ha dato; perciò gli uomini sono responsabili».

e adesso invece va in Africa………

Papa Francesco, preghiamo per te. La preghiera può fermare anche le guerre.

 

 

Ania Goledzinowska

per Quotidiano LA CROCE http://www.lacrocequotidiano.it/

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