#SINODO Un cane che si morde la coda LETTERA APERTA A TUTTI CARDINALI – CONDIVIDETE

per LA CROCE quotidiano – di Ania Goledzinowska

Aiutate i giovani a raggiungere se stessi e a costruire le famiglie del futuro.

Pope Francis kisses a baby handed to him as he is driven through the crowd during his general audience, in St. Peter's Square, at the Vatican, Wednesday, March 27, 2013. (AP Photo/Andrew Medichini)

Pope Francis kisses a baby handed to him as he is driven through the crowd during his general audience, in St. Peter’s Square, at the Vatican, Wednesday, March 27, 2013. (AP Photo/Andrew Medichini)

Eminentissimi  ed eccellentissimi padri, alle volte, guardando le cose da fuori sembra che il Sinodo sulla famiglia e quanto vi ruota attorno sia come una specie di cane che si morde la coda. Forse l’espressione del “cane” non è proprio felicissima per questo tema, ma spiega molto bene ciò di cui voglio parlarvi. Si avvicina il Sinodo e presto non si discuterà d’altro; in verità qualche giorno fa il Pontefice ha rivoluzionato la nullità dei matrimoni. Dovrebbe essere tutto più facile, una sola sentenza, costo zero (per quanto sia possibile). Accogliendo in questo modo il grido di tante persone, che con una prassi così lunga e insormontabile da affrontare sia da un punto di vista emotivo, che naturalmente “economico”, sarebbero state schiacciate. Nel grande buisness che comprendeva una serie di figure che avevano come scopo il lucrare sulle “anime”, la sentenza di nullità era un sogno, senza considerare altri cavilli burocratici, tutti “naturalmente volti alla salvezza della coppia”. Non interessava a nessuno, che potevi essere riempito di botte del proprio coniuge, traditore, che molestava i tuoi figli o quelli degli altri. Il Signore non ti perdona se divorzi, questo era il ritornello che si presentava anche davanti queste situazioni, con l’invito di “offrire” queste sofferenze. La domanda sorge spontanea: “ chi non era vicino alla chiesa poteva capire il concetto dell’offerta?” Solo quelli con le tasche piene di soldi potevano sicuramente capirlo. La canzone è sempre la stessa il povero paga e il ricco compra. L’ umiltà di Papa Francesco e la sua apertura nei confronti del “povero” hanno insegnato a molti dei nostri pastori a non chiudere ma ad uscire e andare incontro a queste situazioni e disagi familiari che oggi dilagano sempre di più’. Con il suo esempio e stile fatto di concretezze ha dato una svolta e i mercenari che stavano dietro questo buisness ora devono cercarsi un lavoro nuovo.

Vescovo un padre e non un estraneo

Si legge nella lettera del Papa motu proprio “che il vescovo di ogni diocesi eserciterà la potestà giudiziale personalmente o per mezzo di altri a norma del diritto.” Egli dovrebbe essere il padre, conoscere bene la coppia, guidarla, ascoltarla e poi decidere. Come possiamo davanti a Dio avere la coscienza pulita, prendere delle decisioni, non conoscendo in fondo la vita di due persone? Al giorno d’oggi la maggior parte dei matrimoni sono tutti nulli. Proprio perché, a parte sette incontri prematrimoniali, nessuno si curava ne prima ne dopo di queste persone e quindi si sono sposati, cosa assurda, in chiesa, senza sapere che voleva dire questo quasi costretti a fare un passaggio obbligatorio che ti permetta solo così di accedere al matrimonio. Poco importa credere nella “storiella” di Gesù Cristo i Suoi Sacramenti e la Sua Chiesa. Questo è come andare dal dottore perché abbiamo il cancro, ma non ci fidiamo di lui, non lo ascoltiamo, non ci facciamo curare, non accettiamo i suoi consigli, vogliamo solo la ricetta per le medicine, che noi abbiamo deciso che vanno bene.

Il dottore, in questo caso il parroco, che la prescrive è un irresponsabile, perché magari la medicina che abbiamo scelto può farci del male. Un medico vero non lo farebbe mai, manderebbe il paziente da “un’altra parte” e non si prenderebbe la responsabilità delle complicazioni dopo la cura fai da te o peggio, della morte. Tanti sottovalutato il caso e superficialmente prescrivono una “ricetta” che non va bene, solo per farsi pagare “la visita”.

Il sacerdote davanti a Dio prende su di se la responsabilità di aver celebrato questo matrimonio, e si dovrebbe prendere la responsabilità anche per il divorzio. Non potete cari sacerdoti celebrare matrimoni di chi in chiesa non ci va proprio, perché poi dovrete e per di più “gratis” adesso, dichiarare che questi matrimoni erano nulli.

La fede è grazia

Mi consola il fatto che nella commissione del Sinodo ci sono tanti santi cardinali, uno di questi e Card. Francesco Montenegro, con il quale avevo parlato tempo fa proprio di questo tema.

Quindi si, curare la pianta, le foglie, cioè divorziati, accogliere tante situazioni irregolari, accompagnarli e aiutarli. Ma se non curiamo la radice, la pianta sarà sempre infetta. Dobbiamo offrire ai giovani che a loro volta cresceranno e vorranno sposarsi più attenzioni. Non bastano sette incontri prematrimoniali. Chi li fa ha già deciso di sposarsi e partecipa perché deve farlo. La fede è una grazia, è un incontro, e ognuno ha un suo tempo di maturazione in cui questo avviene. Ci sono le pastorali giovanili, ma tantissime di esse non fanno quello che ci sarebbe da fare, ma solo quello che sono costretti a fare. Infatti più volte abbiamo proposto in varie diocesi un cammino per fidanzati e single età 16 – 30 anni, ma i responsabili della pastorale giovanile non hanno mai avuto il tempo di occuparsene. Io mi chiedevo sempre: “allora cos’ è che fanno?”. Per fortuna possiamo sempre trovare un sacerdote pienamente disponibile, che si dedica totalmente a questi giovani nell’ambito della propria parrocchia.

Appello a padri sinodali

Vi chiediamo dunque di inserire nella discussione del sinodo il tema giovani. Perché busseranno loro presto alle vostre porte per sposarsi e se non sanno quello che fanno, cari padri sinodali, dovrete continuamente curare la pianta già malata, famiglie distrutte e continuare all’ infinito con processi di nullità.

Un cammino per i giovani, in ogni diocesi, di almeno un anno, non obbligatorio, ma aperto, perché la fede deve essere un atto libero, dove ogni ragazzo o ragazza possono ascoltare, pregare e condividere insieme le problematiche di oggi.

Un cammino dove si parla di affettività, sessualità, perdono, dove si impara l’ importanza dell’ altra persona che per me è un dono, che non è mia, mi e stata affidata da Dio e perchè io la posso rendere migliore e viceversa. Dove si impara non le leggi e gli articoli dello stato sull’ unione civile, ma dove si scopre prima di tutto chi sono io, cosa Dio vuole da me, qual’ è la mia strada, la mia ragione di esistere, la mia meta. Il fine di tutto non è il matrimonio ma la vita eterna. Tutto quello che c’e in mezzo è solo lo strumento per la nostra santificazione. Dobbiamo imparare ad amare veramente, ma se non amiamo e non conosciamo noi stessi, non potremmo mai amare un’altra persona. Non ne saremo capaci. Il matrimonio in chiesa senza fede non esiste; la fede è una grazia ,un percorso in cui i giovani devono essere accompagnati prima che pensino di sposarsi. Non sarà questa la soluzione, non sarà la pillola magica, ma è una valida azione che viene intrapresa per un giovane che nell’ età adolescenziale, scambia il sesso con l’amore, soffre, e si interroga se il vero amore esiste. Non trovando le risposte e un aiuto valido fa di testa sua, o come il mondo oggi e ovunque propone e suggerisce. Dobbiamo fare conti con questa grande sofferenza di persone che non sono riuscite a mantenere la promessa, “nella salute e nella malattia, nella gioia e nel dolore”. L’amore vero ti graffia, per questo tanti hanno paura di amare veramente perché non vogliono soffrire, ma la strada dell’ “Amore” è la Croce. Se tu ami veramente, sei disposto a dare la tua vita per un’altra persona, come ha fatto Gesù, sulla croce. Amatevi uni gli altri come Io ho amato voi.

Spero che la mia non rimanga una semplice provocazione, visto che condivisa da molti giovani, ma che scuota le coscienze dei padri sinodali. In comunione di preghiera.

sinodo goledzinbowska

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