EUTANASIA UN DRAMMA NEL SILENZIO

#Cristin , una testimone della “quasi morte”

Quando si parla di eutanasia il dibattito si polarizza sempre attorno al vecchio astio anticlericale (e anticristiano) che nel nostro angolo di mondo si usa per screditare tutti gli articoli della vera fede. Sarebbe invece più onesto, intellettualmente, e più proficuo,considerare i racconti di chiè tornato indietro da quegli stati comatosi in cui i sani giurano che nessuno vorrebbe stare.

neonato

Di Ania Goledzinowska per LA CROCE QUOTIDIANO

Potrebbe sembrare assurdo, ma non lo è. Tante persone lo hanno preso sul serio, si chiama eutanasia ma in realtà è un vero è proprio suicidio. Sempre più persone vogliono avere la libertà di poterlo scegliere per se o per gli altri. Vi confesso che sono settimane che questo tema mi gira nella testa, non sapevo che scrivere, mi ci è voluto del tempo. Di fronte alla grande sofferenza dell’uomo che affronta una malattia terminale, di una donna in coma da molti anni e che i medici definiscono un vegetale, oppure di un bambino con una malattia della pelle, pieno di piaghe sanguinanti sul 70% del corpo e dove la pelle non rimane attaccata ma si sgretola lasciando fuori la carne, mi sentivo disumana a dire loro se è giusto o non è giusto togliergli la vita. Questo bambino non può vivere una vita normale, per farsi una doccia ci mette quattro ore tra atroci dolori perché le bende si attaccano alle ferite. Per poterle cambiare ogni giorno devono prima ammorbidirsi con acqua tiepida ma spesso ciò non basta e spesso assieme alle bende viene via anche qualche pezzo di carne viva. Lui con le lacrime agli occhi, assistito dalla madre, stringe i denti e si fa coraggio. Anche di notte non riesce a dormire per i dolori, vive prendendo sempre più medicine e anestetizzanti. L’alternativa sarebbe la morte.

SUICIDIO ASSISTITO giusto o no?

Appunto morire.. Ma non sarebbe meglio? Che vita è? Ogni essere umano su questa terra si chiederebbe il perché di un Dio perché fa soffrire cosi tanto una creatura cosi innocente. Perché questo bambino non può come i suoi coetanei giocare, correre e ridere a squarcia gola, viversi la sua infanzia come tutti? In realtà non ho trovato la risposta a queste domande. Potrei dirvi, come ho imparato nella vita, che la sofferenza è qualcosa che ci purifica, che Dio la permette (come ha permesso di crociefiggere il Suo figlio) per la nostra santificazione o quella degli altri. Ed è vero, perché una famiglia che deve assistere una persona in queste condizioni, fa veramente un atto di grande amore, dona la propria vita il proprio tempo, anzi si priva del tutto della propria vita per dedicarla al suo famigliare sofferente. Anche Gesù non è morto sulla croce per scherzo o per la cattiveria di Suo padre o semplicemente per caso. Con la Sua morte ha portato a compimento un grande progetto, più grande di quello che ogni essere umano poteva pensare. La Sua morte era il dono per salvare la vita di milioni di persone, per sigillare il nuovo patto di alleanza con Dio che era furioso con questo popolo che si era pervertito. Ha fatto un accordo con Lui, la mia vita per la salvezza di questi. Se è proprio necessario, se non è necessario, allontana da me questo calice. Perché anche a Lui faceva male, anche Lui ha sofferto e avrebbe voluto evitarlo. Ma Dio a deciso di andare fino in fondo e Cristo si è abbandonato alla Sua volontà con questa enorme offerta. E fino adesso Gesù prende su di sé i nostri peccati, ogni giorno durante la santa messa viene crocefisso per noi, fino alla fine dei tempi. Cerca però anche degli aiutanti, con il male che c’è nel mondo è difficile portare questa croce da soli, allora ai piccoli e grandi che sceglie gli da un pezzo della croce da portare sulle spalle. Lui non è morto, è resuscitato il terzo giorno e anche noi non moriremo. Ma quando mi troverò davanti a Dio chiederò se era proprio necessario, questo ve lo prometto.

Questo fa fede, quella fede che ti permette di vedere oltre, oltre questa vita e queste sofferenze. Sofferenze che se offerte per gli altri servono a qualcosa, non sono senza valore, con queste piaghe possiamo salvare gli altri. Chi sceglie l’eutanasia di solito sono persone

che non hanno fede, credono che dopo la morte diventano solo un accumulo di ossa senza nessun futuro. E’ difficile dargli torto, se la vita è solo qui, perché devo viverla soffrendo? Meglio darci un taglio netto. Ma se non fosse cosi come pensano loro, se si sbagliassero?

Un atto di fede non costa nulla, è gratis, e può dare un valore alle nostre sofferenze e alleviarle. Se poi non c’è nulla dopo, avrete ragione voi, tanto volevate morire. Però se vi può far star meglio perché non provarci? Se può dare un senso al vostro dolore?
Quante persone, dopo la “morte” in coma farmacologico, anche dopo tanti anni nel letto senza un segno di vita, un giorno si sono svegliate? Quante persone che i dottori davano per spacciati senza speranza, hanno aperto gli occhi?
E tutte queste persone dicono che stavano sospese tra la vita e la morte. Vedevano una grande luce che le attirava, una luce piena di un amore che li riempiva e gli faceva dimenticare tutte le sofferenze che avevano vissuto. Qualcuno di loro ha parlato anche con i suoi cari, morti anni prima, qualcun altro ha sentito la voce di Dio e della Madonna, altri ancora si sono sentiti precipitare con forza di nuovo sulla terra, dentro il proprio
corpo, perché qualcuno che li amava tanto li chiamava e l’amore ha vinto, sono tornati.
Non possiamo quindi non pensare che qualcosa di grande non ci aspetta dall’ altra parte. Ma se qui ci sono persone che ci amano davvero molto, Dio compie ancora questi miracoli di un ritorno o di una guarigione , laddove i medici non possono fare più niente.

Una ragazza racconta che per anni era in coma, hanno suggerito di staccarle la spina, lei sentiva tutto. Non poteva muoversi, non poteva fare niente, ma era vigile anche se tutti la credevano morta. Ricorda che aveva sentito tante volte la sua mamma e le sue sorelle che si occupavano di lei ogni giorno, sentiva che le leggevano dei libri, che l’accarezzavano, le parlavano e le cantavano le canzoni. Era imprigionata in questo corpo senza vita ma non era morta. Ogni tanto viaggiava però dall’altra parte, vedeva la luce, sentiva il calore e l’amore immenso, ma capiva che non era ancora il suo momento.

Lei non era credente non aveva fede, ma dopo esser tornata da questo viaggio nell’aldilà, nel suo corpo senza vita, ha iniziato a porsi le domande. Sua mamma accendeva spesso la tv, ma lei abituata prima sempre a guardare i programmi pomeridiani di moda e cose futili, in quelle condizioni non potendo scegliere ascoltava ciò che vedeva la madre che donna di fede pregava molto e tante volte lasciava la televisione accesa su canali religiosi.

Lei volendo o no, sentiva tutto. Allora ha iniziato ad ascoltare, vegetava li sentendo le prediche, le sante messe e le catechesi.
I dottori insistevano sullo staccarle la spina, ma la famiglia non voleva e continuava ad occuparsi di lei a parlare con lei come se fosse viva.

Un giorno Cristin, questo è il suo nome, in televisione ha sentito un annuncio, un annuncio che le avrebbe ridato la vita. C’era un convegno carismatico e un sacerdote pregava, la sua voce le arrivava proprio nel cuore. Ascoltava le testimonianze di persone che sono guarite da varie malattie miracolosamente e lei dentro il cuore ha espresso questo desiderio “ Gesù io credo che tu esisti, solo Qualcuno di davvero onnipotente può fare queste cose, volgi il tuo sguardo anche su di me, sono qui, voglio vivere”
Dopo qualche istante alla televisione sentì queste parole del sacerdote “In questo momento, in questo preciso momento, c’è una ragazza che ha fatto una richiesta. Una ragazza che da anni è in coma, ma lei oggi si sveglierà. Gesù ti vuole dire torna a vivere, prendi la tua croce e seguimi”

Lei si sentì attraversare il corpo da un grande calore, le scendevano le lacrime.
La madre che stava vicino al suo letto vide queste lacrime e iniziò a chiamarla:- Cristin Cristin, bambina mia.
Cristin mosse gli occhi sotto le palpebre che non riusciva però ad aprire, la madre sussultò sulla sedia. Inizio a piangere anche lei.
Cristin non riusciva a muoversi né a parlare e i suoi occhi erano ancora chiusi ma la mamma, come ogni mamma che ama il suo figlio, iniziò a farle delle domande.
Quando lei agitava sotto la palpebra occhio, era la risposta giusta, quando non agitava la pupilla questo voleva dire un no.
Cosi la madre capì che Cristin sentiva e ragionava, poteva comunicare con lei.
Oggi Cristin è sulla sedia a rotelle, parla e non ha subito nessun danno celebrare. Si ricorda tutto quello che aveva vissuto quando era in coma e soprattutto grazie a Chi è guarita. Dopo qualche anno è lei ad andare al convegno carismatico che ascoltava in televisione e a raccontare la sua storia.
Un lieto fine grazie a quell’atto di fede e all’ amore delle persone che le stavano vicino. Riferisce che si sentì proprio chiamare indietro da quell’amore che la teneva attaccata alla vita. L’amore dei suoi cari.
Anche il bambino con la malattia della pelle, nonostante la grande sofferenza, non desidera morire, anzi, dice che la sua mamma è la sua migliore amica, le sorelle sono molto premurose e si prendono cura di lui, lui vive giorno per giorno, confidando che può guarire, che la medicina farà passi in avanti e si troverà una cura. Nonostante tutto è felice, ha chi lo ama e se ne prende cura.

Credo che sia proprio questa la risposta, amore. Amore incondizionato. Le persone che vogliono morire dicono di volerlo fare ma in realtà non lo desiderano affatto. Loro desiderano vivere. Ma è l’egoismo del uomo a spingerli alla morte. A volte dei propri cari, che se ne prendono cura si ma con fatica. Non con gioia e sorriso. Allora chi è malato, chi è dipendete dagli altri desidera non essere un peso, non vuole che gli altri per colpa sua non possono vivere la propria vita.
Un peso questo che li schiaccia, che li fa sentire di troppo, sentono in fondo che anche i propri cari pensano “ se lui morisse sarebbe meglio per tutti”.
Questo li uccide, perché se avessero accanto chi con gioia ogni giorno gli dice “ E’ fantastico averti qui, sei un dono prezioso, senza di te la mia vita sarebbe vuota, ti amo e mi prendo cura di te con tutto il cuore, perché so che tu farai lo stesso con me quando ti riprenderai”, anche se questa persona sta in condizioni critiche, troverebbe la forza dentro il cuore di andare avanti, di non essere un peso ma una gioia per gli altri e magari anche di guarire. Perché è l’amore che guarisce e ti fa alzare in piedi ed è la fede che ti da speranza. L’eutanasia è solo un rifugio per chi non si sente amato veramente e non trova nessun appiglio per rimanere qui. Quindi in conclusione dico, no al l’eutanasia, si alla tenerezza e all’amore che possa contagiare queste persone e fargli vedere che, nonostante la loro condizione, sono preziose e importanti per noi che gli stiamo vicino e che senza di loro la nostra vita sarebbe vuota.

A.G

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#SINODO Un cane che si morde la coda LETTERA APERTA A TUTTI CARDINALI – CONDIVIDETE

per LA CROCE quotidiano – di Ania Goledzinowska

Aiutate i giovani a raggiungere se stessi e a costruire le famiglie del futuro.

Pope Francis kisses a baby handed to him as he is driven through the crowd during his general audience, in St. Peter's Square, at the Vatican, Wednesday, March 27, 2013. (AP Photo/Andrew Medichini)

Pope Francis kisses a baby handed to him as he is driven through the crowd during his general audience, in St. Peter’s Square, at the Vatican, Wednesday, March 27, 2013. (AP Photo/Andrew Medichini)

Eminentissimi  ed eccellentissimi padri, alle volte, guardando le cose da fuori sembra che il Sinodo sulla famiglia e quanto vi ruota attorno sia come una specie di cane che si morde la coda. Forse l’espressione del “cane” non è proprio felicissima per questo tema, ma spiega molto bene ciò di cui voglio parlarvi. Si avvicina il Sinodo e presto non si discuterà d’altro; in verità qualche giorno fa il Pontefice ha rivoluzionato la nullità dei matrimoni. Dovrebbe essere tutto più facile, una sola sentenza, costo zero (per quanto sia possibile). Accogliendo in questo modo il grido di tante persone, che con una prassi così lunga e insormontabile da affrontare sia da un punto di vista emotivo, che naturalmente “economico”, sarebbero state schiacciate. Nel grande buisness che comprendeva una serie di figure che avevano come scopo il lucrare sulle “anime”, la sentenza di nullità era un sogno, senza considerare altri cavilli burocratici, tutti “naturalmente volti alla salvezza della coppia”. Non interessava a nessuno, che potevi essere riempito di botte del proprio coniuge, traditore, che molestava i tuoi figli o quelli degli altri. Il Signore non ti perdona se divorzi, questo era il ritornello che si presentava anche davanti queste situazioni, con l’invito di “offrire” queste sofferenze. La domanda sorge spontanea: “ chi non era vicino alla chiesa poteva capire il concetto dell’offerta?” Solo quelli con le tasche piene di soldi potevano sicuramente capirlo. La canzone è sempre la stessa il povero paga e il ricco compra. L’ umiltà di Papa Francesco e la sua apertura nei confronti del “povero” hanno insegnato a molti dei nostri pastori a non chiudere ma ad uscire e andare incontro a queste situazioni e disagi familiari che oggi dilagano sempre di più’. Con il suo esempio e stile fatto di concretezze ha dato una svolta e i mercenari che stavano dietro questo buisness ora devono cercarsi un lavoro nuovo.

Vescovo un padre e non un estraneo

Si legge nella lettera del Papa motu proprio “che il vescovo di ogni diocesi eserciterà la potestà giudiziale personalmente o per mezzo di altri a norma del diritto.” Egli dovrebbe essere il padre, conoscere bene la coppia, guidarla, ascoltarla e poi decidere. Come possiamo davanti a Dio avere la coscienza pulita, prendere delle decisioni, non conoscendo in fondo la vita di due persone? Al giorno d’oggi la maggior parte dei matrimoni sono tutti nulli. Proprio perché, a parte sette incontri prematrimoniali, nessuno si curava ne prima ne dopo di queste persone e quindi si sono sposati, cosa assurda, in chiesa, senza sapere che voleva dire questo quasi costretti a fare un passaggio obbligatorio che ti permetta solo così di accedere al matrimonio. Poco importa credere nella “storiella” di Gesù Cristo i Suoi Sacramenti e la Sua Chiesa. Questo è come andare dal dottore perché abbiamo il cancro, ma non ci fidiamo di lui, non lo ascoltiamo, non ci facciamo curare, non accettiamo i suoi consigli, vogliamo solo la ricetta per le medicine, che noi abbiamo deciso che vanno bene.

Il dottore, in questo caso il parroco, che la prescrive è un irresponsabile, perché magari la medicina che abbiamo scelto può farci del male. Un medico vero non lo farebbe mai, manderebbe il paziente da “un’altra parte” e non si prenderebbe la responsabilità delle complicazioni dopo la cura fai da te o peggio, della morte. Tanti sottovalutato il caso e superficialmente prescrivono una “ricetta” che non va bene, solo per farsi pagare “la visita”.

Il sacerdote davanti a Dio prende su di se la responsabilità di aver celebrato questo matrimonio, e si dovrebbe prendere la responsabilità anche per il divorzio. Non potete cari sacerdoti celebrare matrimoni di chi in chiesa non ci va proprio, perché poi dovrete e per di più “gratis” adesso, dichiarare che questi matrimoni erano nulli.

La fede è grazia

Mi consola il fatto che nella commissione del Sinodo ci sono tanti santi cardinali, uno di questi e Card. Francesco Montenegro, con il quale avevo parlato tempo fa proprio di questo tema.

Quindi si, curare la pianta, le foglie, cioè divorziati, accogliere tante situazioni irregolari, accompagnarli e aiutarli. Ma se non curiamo la radice, la pianta sarà sempre infetta. Dobbiamo offrire ai giovani che a loro volta cresceranno e vorranno sposarsi più attenzioni. Non bastano sette incontri prematrimoniali. Chi li fa ha già deciso di sposarsi e partecipa perché deve farlo. La fede è una grazia, è un incontro, e ognuno ha un suo tempo di maturazione in cui questo avviene. Ci sono le pastorali giovanili, ma tantissime di esse non fanno quello che ci sarebbe da fare, ma solo quello che sono costretti a fare. Infatti più volte abbiamo proposto in varie diocesi un cammino per fidanzati e single età 16 – 30 anni, ma i responsabili della pastorale giovanile non hanno mai avuto il tempo di occuparsene. Io mi chiedevo sempre: “allora cos’ è che fanno?”. Per fortuna possiamo sempre trovare un sacerdote pienamente disponibile, che si dedica totalmente a questi giovani nell’ambito della propria parrocchia.

Appello a padri sinodali

Vi chiediamo dunque di inserire nella discussione del sinodo il tema giovani. Perché busseranno loro presto alle vostre porte per sposarsi e se non sanno quello che fanno, cari padri sinodali, dovrete continuamente curare la pianta già malata, famiglie distrutte e continuare all’ infinito con processi di nullità.

Un cammino per i giovani, in ogni diocesi, di almeno un anno, non obbligatorio, ma aperto, perché la fede deve essere un atto libero, dove ogni ragazzo o ragazza possono ascoltare, pregare e condividere insieme le problematiche di oggi.

Un cammino dove si parla di affettività, sessualità, perdono, dove si impara l’ importanza dell’ altra persona che per me è un dono, che non è mia, mi e stata affidata da Dio e perchè io la posso rendere migliore e viceversa. Dove si impara non le leggi e gli articoli dello stato sull’ unione civile, ma dove si scopre prima di tutto chi sono io, cosa Dio vuole da me, qual’ è la mia strada, la mia ragione di esistere, la mia meta. Il fine di tutto non è il matrimonio ma la vita eterna. Tutto quello che c’e in mezzo è solo lo strumento per la nostra santificazione. Dobbiamo imparare ad amare veramente, ma se non amiamo e non conosciamo noi stessi, non potremmo mai amare un’altra persona. Non ne saremo capaci. Il matrimonio in chiesa senza fede non esiste; la fede è una grazia ,un percorso in cui i giovani devono essere accompagnati prima che pensino di sposarsi. Non sarà questa la soluzione, non sarà la pillola magica, ma è una valida azione che viene intrapresa per un giovane che nell’ età adolescenziale, scambia il sesso con l’amore, soffre, e si interroga se il vero amore esiste. Non trovando le risposte e un aiuto valido fa di testa sua, o come il mondo oggi e ovunque propone e suggerisce. Dobbiamo fare conti con questa grande sofferenza di persone che non sono riuscite a mantenere la promessa, “nella salute e nella malattia, nella gioia e nel dolore”. L’amore vero ti graffia, per questo tanti hanno paura di amare veramente perché non vogliono soffrire, ma la strada dell’ “Amore” è la Croce. Se tu ami veramente, sei disposto a dare la tua vita per un’altra persona, come ha fatto Gesù, sulla croce. Amatevi uni gli altri come Io ho amato voi.

Spero che la mia non rimanga una semplice provocazione, visto che condivisa da molti giovani, ma che scuota le coscienze dei padri sinodali. In comunione di preghiera.

sinodo goledzinbowska

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Il Cardinale che nega il funerale dei mafiosi, parla di omosessualità, divorzi, castità e Amore

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L’AMORE VINCE TUTTO

Don Franco Montenegro è il Cardinale degli ultimi, dei poveri, degli immigrati e dei giovani lavoratori della Caritas è il presidente della Commissione episcopale della Conferenza episcopale italiana per le migrazioni. Era il lontano 2011 quando lo conobbi  in occasione di “Giovani in Festa” nella sua diocesi di Agrigento dove è vescovo. Mi colpì subito, non si sedeva sulla poltrona del vescovo ma per terra con i ragazzi, non aveva la croce d’oro sul petto ma di legno, come anche il suo bastone  fatti del legno della barca che naufragata anni prima 10949780_786094558146520_1916217135_ncarica di emigranti in cerca di una vita migliore. Girava con il motorino senza un porta borse o con una macchina sgangherata presentandosi senza avviso nelle parrocchie per celebrare le messe. Se gli capitava un parroco africano, lui vestiva casule  colorate, come quelle che solitamente usano i sacerdoti di colore, per farlo sentire a casa. Inoltre ha recentemente negato il funerale ha un boss mafioso, e mi ricorda, “Chi mi chiama cardinale, non gli do appuntamenti e non lo saluto neanche, io sono don Franco”.

Molte volte essere fedeli alla Verità vuol dire morire sulla La Croce.  Questi esempi forti di coloro che danno la propria vita per il Vangelo oggi ci toccano nel profondo. Ma Dio è Dio di tutti, crede che sia arrivato il momento in cui tutte le religioni si dovrebbero unire per pregare un unico Dio dell’ Amore per la pace del mondo?

“ Io ritengo di si, perché Dio non divide mai, Dio unisce, allora dobbiamo essere capaci di fare spazio a Lui. Noi abbiamo avuto anche una piccola esperienza a Lampedusa, dove ricordando il primo l’anniversario della morte di 360 persone nel naufragio, ci siamo ritrovati insieme ai  rappresentanti  di più religioni, da quella giapponese a quella ortodossa, da quella cattolica a quella mussulmana a pregare insieme. E’ stato un momento di vera pace. E ci siamo accorti come senza porci i grandi interrogativi, si poteva stare insieme. La forza qual’è stata? Il povero che riuscito ad unirci, l’emigrato e Dio. Noi ci rivolgevamo a Lui con le nostre parole, ma io credo che in quel momento è Lui che ha parlato parecchio al cuore di ognuno di noi, siamo tornati a casa tutti col il cuore pieno di pace. “

In effetti la fede non dovrebbe dividere..

“Ma non può dividere, allora Dio non avrebbe senso, un Dio che divide che rompe è un Dio che non può trovare posto. Noi dobbiamo guardare il Dio che parla dell’amore, dice addirittura di amare i nostri nemici, di porgere l’altra guancia. E l’amore è sempre un rischio. Ma anche nella Bibbia si legge che l’amore vince tutto!”

Tra qualche mese torna il Sinodo sulla Famiglia dove si parlerà dei divorziati, conviventi ecc. Ad oggi le persone sono molto disorientate, non c’è chiarezza. Avremo finalmente risposte chiare?

“Credo di si, d’altra parte è un cammino. Io credo che adesso ci troviamo in un momento come  quando in una casa entrano gli operai e mettono su un cantiere, quando c’è il cantiere non si capisce niente. Anche il padrone di casa si sente estraneo, non sa dove mettere le mani. Però, piano piano che il cantiere va avanti ecco che si incomincia a vedere e a delineare. Credo che anche l’atteggiamento del Papa, di ascoltare la voce di tanti, diventa un gesto di carità importante perché e nell’ ascolto che noi possiamo individuare qual è la verità e qual è la realtà che ci circonda. I principi non possono cambiare, i principi restano e sono validi. Non si può cambiare il Vangelo a proprio uso e consumo. Però l’ascolto di chi soffre, di chi è in una particolare situazione diventa necessario, Gesù fece questo. Gesù andò anche a casa di gente di malaffare. E ascoltandoli, standogli accanto, ruppe i cuori. La professione di Zacheò è stata “ Senti mi sono accorto che ho rubato e forse bene che cambi vita” ma questo perché avvenne? Perché Gesù stette con lui. Non si fermò alla soglia solo perché questa era la casa del peccatore ma entrò dentro e stette con lui.”

 Quindi l’Amore è la risposta? 

“Si, ma non come lo concepisce il mondo, come la donna che gli lavò i piedi per esempio, Lui ebbe parole di amore per lei, di benevolenza e gli ha chiesto di vivere diversamente l’amore, non come l’aveva vissuto sino all’ora. Questa donna dell’amore ne aveva  fatto il suo pallino però l’aveva vissuto male e l’incontro con il Signore la cambia così capisce il vero significato dell’amore che sta nel dare e donarsi e non nel  pretendere e rivendicare.”

 

Le persone risposate con i figli oggi hanno un solo modo per prendere la comunione ed é chiedere l’annullamento alla  Sacra Rota che valuta se il precedente matrimonio è nullo, cioè che non è mai esistito?

“Ora come ora si. La Chiesa però dice di essere accoglienti. Mi è capitato di trovare tante coppie in questa situazione e gli ho sempre detto;  non sentitevi fuori, avete la parola di Dio che vi deve aiutare a portare la luce nella vostra vita a capire davvero, a confrontarvi con Dio. Questo è un cammino che poi ci illumina a fare delle scelte. “

Ci sono sacerdoti che dicono che si può e danno la comunione ai divorziati, alcuni addirittura consigliano di rifarsi una famiglia e ci sono altri che sostengono il contrario. Troppa confusione. Un sacerdote mi ha detto che se c’è una persona ritenuta dal proprio confessore “valida nella fede, praticante, in cammino”, anche se vive una situazione irregolare, la chiesa permette di dargli la comunione, ma separatamente, non davanti a tutti per non creare lo scandalo. E’ la verità?

 “Non c’e nessuna cosa scritta al riguardo che ci dice di fare cosi. C’è un rapporto personale con la persona che può vivere una situazione particolare, nel discernimento un prete può valutare. E nell’incontro con le persone cercare ciò che giusto e ciò che in quel momento richiede la carità e la fedeltà a Dio.”

 Quindi va valutato caso per caso?

 “Si ci sono dei casi particolari. Alcune volte ti trovi davanti alle persone che hanno dovuto subire il divorzio e che fai? Io lavorando alla Caritas, mi sono trovato con tante donne abbandonate con i figli che si sono dovute risposare e che mi hanno detto “altrimenti io non potrei mangiare, non potrei vivere, non potrei dare il necessario ai miei figli”. “

 Sposarsi per questi motivi non è molto…( il cardinale mi interrompe)

 “Infatti, ma alcune volte diventa necessità (es. per l’amore dei figli ndr) per molte donne che sfrattate vivono per strada, trovare un uomo che le accolga con il figlio “è una salvezza”, tu non puoi subito dire “Hai sbagliato”. Il principio è “tu non puoi farlo”,  noi non diciamo, brava hai fatto bene. E chiaro che si torna nella situazione che non è quella migliore, quella giusta, però anche la comprensione è importante.”

 Quindi bisogna prima accogliere, ascoltare e poi guidarli?

 “Si, guidarli e vedere, è un lavoro lungo, ma non puoi escluderli. Io credo che nel Vangelo se c’è una parola che non appare mai e quella di escludere qualcuno. E’ il Vangelo che ci dice di metterci dalla parte dei poveri. Povero oggi non è soltanto quello che ha la “pezza alla giacca” il povero è anche quello che soffre e vive una situazione particolare dove non riesce ad essere il “padrone” della sua vita come vorrebbe.”

 La chiesa non parla quasi più di castità. Anche nei rapporti irregolari, se c’e la castità, è concesso prendere la comunione, ma nessuno glielo dice. Lo stesso per i giovani, tanti non ne hanno mai sentito parlare, pensano che sia una cosa antica, che non si usi più. La vita casta allora è un imposizione moralistica della chiesa o è la via che Gesù ci indica per costruire rapporti veri e  duraturi non basati soltanto sulla passione, che terminano dopo qualche anno, ma che possono durare per sempre?

 “Le cose imposte non reggono, parlare di castità è parlare anche di amore. Un amore imposto diventa un inferno. La castità è quella scoperta che poi diventa scelta che mi fa capire che una vita può essere donata. E’ che all’amore, gli posso dare anche uno spessore, che si conclude in un si bello e pieno. (sposandosi ndr.) Mi vengono in mente due ragazzi che sono venuti da me quando ancora ero parroco e cosi parlando lui mi disse “ sa, io ho voglia di far l’amore con la mia ragazza, anche lei di far l’amore con me, però noi avendo scelto di camminare con il Signore, ci diciamo solo questo desiderio. E abbiamo scoperto che dirci questo e dare di più, che se avessimo consumando il rapporto subito”. Allora la castità vissuta così non è mortificarsi ma è proprio vivificarsi e vivificare l’altro e scoprire che c’è nell’amore sempre un gradino in più, che se lo raggiungo, mi riempie. A me questi due ragazzi mi hanno aiutato a capire..”

 

Certo, perché non deve essere un castigo..

“No, assolutamente, perche se io dovessi vivere la legge di Dio come castigo, Dio stesso mi diventerebbe pesante. Loro hanno saputo tradurlo in dono. E la castità è dono.”

Anche le persone omosessuali oggi si sentono esclusi dalla chiesa, la chiesa come abbiamo già detto non è contro nessuno ma per la famiglia, l’amore, l’accompagnamento e l’accoglienza. Un omosessuale che vive castamente può tranquillamente accostarsi alla comunione offrendo tutto come una croce in dono per gli altri. Amare non è peccato, ma se sei etero o omo e vivi la tua sessualità nel modo disordinato sei un peccatore. Vale per tutti. Ci vuole il sacramento (matrimoni ndr.). Questo per le persone dello stesso sesso non sarà mai possibile. Allora che modo possiamo adottare perché non si sentano esclusi?

 Credo che ci sia quello dell’ accoglienza ed anche qua c’è un discorso personale perché è da vedere se l’omosessualità è frutto soltanto della mancanza di valori, alcune volte può essere un gioco della natura, allora caso per caso tento di vedere e come dico anche a una persona sposata – tu non puoi andare con altre donne e devi cercare di migliorare la tua vita e di impostarla nella maniera più serena e più di donazione- ecco anche alla persona omosessuale io potrei fare lo stesso discorso.

 Però non tutti sono preparati a questi temi, esistono in chiesa delle realtà di aiuto per questo tipo di situazioni?

Io credo che oggi si sia più preparati di prima. Prima, di queste situazioni, non se ne parlava. Allora non essendoci il problema o essendoci ma non interessandoci, non potevamo essere d’aiuto. Oggi ci sono tanti segnali di una chiesa che attenta cerca, come nel matrimonio che è rotto, di aiutare e anche nel caso di omosessualità c’è una chiesa che si apre all’ascolto e all’accoglienza. Non potremmo mai trovare la totalità. Credo che la definizione di amore migliore e quello di condividere, allora quando trovi una persona con determinati problemi o che vive la sua vita in una certa maniera, tu l’accompagni e in questo accompagnare c’è quello che dicevamo prima, questa ricerca di verità.

Che posizione ha rispetto alle proposte di legge in discussione al Parlamento italiano in cui si vuole equiparare l’unione omosessuale al matrimonio e legittimare la pratica dell’utero in affitto attraverso la stepchild adoption (coppie omosessuali che possono adottare figli del partner ndr.) ?

Che certe unioni civili, debbano essere equiparate alla famiglia non me la sento proprio di dire, perché la famiglia ha una sua caratteristica, ha una diversità del sesso, l’incontro è un integrarsi, un arricchirsi. In una famiglia il figlio viene visto come dono. Un figlio non è un qualcosa di dovuto perché io adulto lo voglio. Ecco quindi non possono neppure usare il figlio per dire, io ci sono. Allora davanti a questo tentare di mettere tutti sullo stesso piano io non mi ci ritrovo perché la famiglia è una realtà ben precisa. E’ La ricchezza di due persone diverse che scoprono che c’è un cammino da fare insieme, integrarsi va bene, ma che poi si debba dire che tutto per loro è possibile non sono d’accordo. Anche un figlio non è un fatto meccanico, non è un fatto di interesse personale, oggi credo che ci si sta confondendo parecchio. Stiamo mettendo tutto come un’unica realtà dentro un pentolone, come se non ci fosse diversità. Questo voler accontentare tutti non credo che sia il modo migliore per costruire una civiltà, che guarda avanti.

 

Al Sinodo si parlerà soprattutto di famiglia, oggi per sposarsi si debbano fare i corsi prematrimoniali. Ma chi lo fa è perché ha già scelto la data del matrimonio. Lei non pensa che invece sarebbe opportuno proporre al Sinodo che in ogni diocesi ci fosse un cammino per fidanzati e single, che non pensano ancora a sposarsi ma che vengono preparati per accogliere l’altra persona nel fidanzamento come un dono di Dio? Che gli si spieghi le esigenze del corpo, di maschio e femmina, fino ad arrivare al significato di questo “si lo voglio?. Camminando con la chiesa in un percorso di fidanzamento casto, bello, responsabile che ci prepara ad matrimonio duraturo? D’altronde la famiglia bisogna costruirla e curarla dalle radici.  Il corso prematrimoniale potrebbe essere quindi il compimento di un percorso..

 

 “Questo penso di si, ma anche nella Pastorale Giovanile che oggi si fa, c’è ormai ovunque questa attenzione ai giovani, credo che anche questi aspetti vengano in qualche modo sottolineati ma forse non abbastanza. Io per esempio ricordo alcuni giovani che non erano fidanzati, al corso prematrimoniale. Avevano voglia di sentire, capire, approfondire, percepire e  prepararsi. Questa non sarebbe una brutta idea. A me in sé l’idea di corso (prematrimoniale ndr) non mi convince, mi lascia un po’ cosi, faccio alcune lezioni, ho assicurata la “promozione”. A scuola se io non sono bravo mi fermano, in seminario se io non sono bravo mi fermano, qua invece ti faccio qualche lezione e poi tu va’ avanti. E questo non è soddisfacente perche tu puoi anche subire queste lezioni magari solo per amore del tuo fidanzato o fidanzata e dici, “io ci vado ma non mi interessa” .

Viene da dire, se non ti interessa allora non sposarti in chiesa, vieni quando sei interessato veramente.. Meglio meno matrimoni ma duraturi, responsabili, che centinaia di matrimoni inesistenti, che si sciolgono dopo un paio di anni  perché non abbiamo nemmeno capito il significato di questo sacramento.

Si, Io lo vedrei come un itinerario, un cammino di fede e non sei lezioni e hai finito. Non puoi dire io mi faccio sei lezioni col mio fidanzato e poi mi sposo. Perché la fede è un incontro, hai bisogno di camminare con tuo fidanzato, di conoscerlo e per  scoprirlo devi fare un cammino. Lo stesso vale anche per la fede. Un percorso di vita ci prepara a essere maturi e pronti per il grande passo e non certo i sei incontri nel corso prematrimoniale. E in quel percorso di vita, la fede mi dice di saper guardare il cielo ma anche di saper guardarmi  io. In questo modo io scopro di essere diverso da te, di cosa significhi rapportarmi con te, così scoprirò come l’amore è diverso dall’amicizia o come l’amore ha bisogno dell’amicizia. Tante volte io dico alle persone Ti Amo, ma quando c’è un problema vado al bar con gli amici. Cosiddetto l’amore a scadenza o l’amore per sempre, finché dura, finché non ci sono i problemi”

La carità  dunque ci allena nel cammino dell’ amore. E’ il modo migliore di dimostrare un amore più grande?

Bisogna tenere conto che la carità è un gioiello che ha tante facce. Perché carità alcune volte può essere anche sopportare ma non sbuffando e lamentandosi, ti porto su di me, no, cosi diventa fatica. La carità è compatire, io patisco con te e quando si patisce non si battono le mani. La carità è il perdono, la carità è accoglienza. In questi giorni noi cantiamo a tutte le ore e in tutte le minestre “Dov’è carità  è amore, li c’è Dio”, poi incontriamo un immigrato e ci giriamo dall’altra parte. Dobbiamo stare attenti anche a parlare di carità, perché alcune volte la carità la riduciamo al buonismo così diventa solo elemosina. Ti do qualcosa e ti ho amato. Ciò è l’osso gettato al cane. Il Signore come metodo di carità ci ha dato LA CROCE. La carità se la so vivere è un atto di fede. Il Signore dice nel Vangelo “Dammi da bere, dammi da mangiare, la ci sono Io”. Quindi, ti do quello che è necessario non quello che mi avanza. Mi privo di qualcosa per te, questa è la carità.

Non è semplice..

Certo, molte volte la carità mette anche me in discussione. Qualche volta abbiamo quella carità facile, che non cambia niente nella mia vita nè in quella dell’altro.  Il Samaritano ci ha detto che “è fermarsi”, perché se io ti do l’elemosina correndo allora  non ho vissuto la carità. Perché non mi sono messo accanto, non mi sono calato nel profondo, ero superficiale. Maria è il segno della carità perché è stata ai piedi della Croce. E’ stare, è fermarsi, anche se non hai un soldo, anche se non hai nulla ti puoi fermare, ascoltare per prendere su di se un po’ della croce dell’altro. L’ora della preghiera deve diventare l’ora della carità. La carità è interessante, ma la carità ti graffia, perché non ti lascia mai come eri prima. Nella parabola del Samaritano c’è il decalogo della carità e dell’amore. Dieci verbi: lo guardò, si fermò, lo prese, lo mise, andò a pagare … se son dieci vuol dire che è un cammino. Madre Teresa dice: “non sono i poveri che ci devono dire grazie, ma siamo noi che dobbiamo dire grazie a loro, perché ci permettono di restituire ciò che il nostro egoismo ha tolto.” La carità non è aiutarci quando ci vogliamo bene, la carità inizia quando tu mi vuoi bene e io non te ne voglio. ” La carità è l’amore.

di Ania Goledzinowska per LA CROCE QUOTIDIANO

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#Isis “Un Vescovo vestito di Bianco venne ucciso da un gruppo di soldati ” Papa Francesco e il Terzo Segreto di Fatima

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L’avevo scritto già 27 febbraio 2015, ma oggi ne parlano tutti…

 

Convertitevi e credete al Vangelo. Ci troviamo adesso negli Ultimi Tempi. Le profezie si stanno avverando.

Per LA CROCE QUOTIDIANO – Ania Goledzinowska

“Auguri anche per la candidatura di Roma ad ospitare i Giochi Olimpici del 2024. Io non ci sarò, eh?”. Così il Papa ha concluso la sua udienza con i dirigenti e gli atleti del Comitato Olimpico Nazionale Italiano qualche settimana fa, parole che hanno fatto tremare tanti.

Nel 2024 il Pontefice avrebbe più di 80 anni. Possibile dunque non esserci nel 2024?  Cosa davvero voleva dirci? Se a questo aggiungiamo la dichiarazione-premonizione fatta dal Papa emerito Benedetto XVI: “Non lasciatemi solo, pregate per me perché io non fugga per paura dinanzi ai lupi” la cosa diventa inquietante.

In tanti hanno giudicato Papa Benedetto chiamandolo il Papa freddo, il Papa tedesco. In verità chi gli sta più vicino sostiene esattamente il contrario e lo definisce invece  uomo dolcissimo, molto intelligente e molto ma molto timido. Credo che solo ora ci iniziamo a rendere conto che il suo gesto di abbandonare è stato un gesto di grande umiltà. Il Papa Benedetto è un santo teologo, umile è giusto che abbiamo fatto scappare.

Evidentemente non tanti hanno pregato per lui o forse si, ma le cose dovevano andare proprio in questo medesimo modo perché si potessero compiere le profezie.

Arriverà un papa nero, ci sarà la fine del mondo, quando ci saranno due papi saremo alla fine dei tempi”, sono sicura che ognuno di voi ha sentito almeno una volta queste premonizioni.

Se siano vere o meno, questo potrà dirlo solo il tempo, ma proviamo ad analizzarle:

Quando si parla di Papa nero ci si aspetterebbe un uomo della lontana Africa, ci sono d’altronde tanti sacerdoti di colore. Uno dei prossimi potrebbe essere proprio un Papa nero anche a causa delle poche vocazioni nei paesi Occidentali, dove si sta ormai troppo bene e dove quindi la croce non “si porta” ma la si appende al muro. Nei paesi poveri c’è ancora fede in quanto  tutto, come fame, sete, lavoro, viene affidato ancora nelle mani di Dio e quindi  le vocazioni crescono e ci sono sempre più sacerdoti di colore.

Fin ora la chiesa non ha osato tanto. Lo Spirito Santo ha capito che per molti sarebbe stato uno shock se dal balcone dal Vaticano si fosse affacciato  un Papa nero. O forse il nero perchè centra lo stesso qualcosa con l’Africa?

Francesco invece è argentino e tanti argentini solo mulatti. Ma scuri  sono anche tanti Italiani e con tutti i papi Italiani non siamo ancora arrivati alla fine del mondo. Infine il “nero” potrebbe non riferirsi al colore della pelle ma alla purezza del cuore. Lasciamo allora al destino questa profezia, un destino che potrebbe non essere molto lontano perché comunque a due papi siamo già arrivati.

Nelle apparizioni non ancora riconosciute dalla chiesa, quelle di Medjugorje, la Madonna molto spesso dice che i tempi sono maturi, che dobbiamo pregare per il papa e per la chiesa. Una gran parte delle persone che si sono recate in questo luogo e hanno ricevuto la conversione del cuore, sentono fortemente che i famosi dieci segreti di Medjugorje sono molto vicini.  C’è chi dice che Dio ha dato l’ultimo secolo a satana per tentare il mondo e che quindi questo secolo sia in mano a lui. Guardando ciò che succede, non è difficile ammetterlo, tra isis, aborti, conflitti politici, crisi economica, disastri climatici ed ecologici e gender ci pare già che sia la fine.  Il 13 maggio 1917 sono iniziate le apparizioni di Fatima e contando 100 anni, il secolo finisce nel 2017 e  Medjugorje dovrebbe essere la conclusione di quello che la Madonna ha iniziato a Fatima.

Quando l’Isis cominciò con lo sterminio di cattolici e di altre minoranze religiose, io scrissi “siamo alla terza guerra mondiale”. Dopo qualche settimana le stesse parole le ha pronunciato Papa Francesco. “Siamo entrati nella terza guerra mondiale, solo che si combatte a capitoli, a pezzetti”.

Quando chiesi alla veggente Mirjana cosa ne pensava di tutto questo, se ci sarà una terza guerra mondiale e se il Papa morirà, c’è stato qualche secondo di silenzio imbarazzante per poi rispondere “ di certe cose non posso parlare”.

Se pensiamo ai segreti di Fatima specie al terzo, la chiesa da molto tempo ha detto che si era realizzato con l’attentato a San Giovanni Paolo II. Ma molti sacerdoti, non sono d’accordo e dicono che non si è compiuto ancora nella sua integrità. Infatti il Papa polacco è sopravissuto e il segreto parla, invece, della morte di un pontefice.

Questo è il testo del messaggio, reso pubblico dalla Chiesa cattolica nel 2000:[4]

« Dopo le due parti che già ho esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un poco più in alto un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva grandi fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo intero; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l’Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza! E vedemmo in una luce immensa che è Dio: “qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti” un Vescovo vestito di Bianco “abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre”. Vari altri Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c’era una grande Croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i Vescovi Sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni. Sotto i due bracci della Croce c’erano due Angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio. »

Noto che Papa Francesco, in questi ultimi tempi, cerca di salvare quante più persone possibili cercando di farle ritornare nella chiesa del Padre. Condanna il peccato si, ma fa capire che siamo tutti figli di Dio e tutti meritevoli della sua misericordia. Nessuno escluso. Ci esorta a chiedere perdono, anon stancarci di chiedere perdono , a non pensare che non si possa esser perdonati.

A giugno Il Papa andrà anche a Sarajevo, una città musulmana, un paese dove ancora si vive grande astio tra varie religiosi, quella musulmana e quella cattolica soprattutto. Una nazione  quella di Bosnia Herzegovina dove sorge un piccolo paese  nel quale da 34 anni  appare la Madonna, Medjugorje.

Non so se a Sarajevo c’è un monte con la croce di tronchi grezzi, ma vi chiedo di pregare per il Papa. Francesco è imprevedibile, potrebbe far un salto anche a Medjugorje, lo sperano in tanti anche se sarà difficile realizzarlo.

Il Pontefice aveva anche espresso la sua volontà di andare in Iraq. Una minaccia non da poco in questo momento dove i soldati dell’Isis uccidono persone di varie nazionalità, come se dichiarassero la guerra al mondo intero. E forse proprio li si compirà ciò che è iniziato 100 anni fa a Fatima. Un uomo vestito di bianco , salirà la montagna, passerà per una citta in rovina, nel mezzo di tanti cadaveri, dietro di lui tanti altri  e moriranno tutti per mano di un gruppo di soldati. Papa Francesco non è uno che si tira indietro è un uomo coraggioso e imprevedibile, un uomo che testimonia il Vangelo con la vita. Lui non avrebbe paura di morire in nome di Cristo, Lui non avrebbe paura di farsi pecora tra i lupi, Lui sa bene che a farsi pecora si corre il rischio di esser sbranati ma sa anche che così il lupo diventerà pecora anch’esso . La chiesa ha bisogno di un grande testimone, uno che come Gesù è capace di donare la propria vita per la pace nel mondo. Lui è così.  Sa che chi è nato non morirà più, sa che risorgerà nella Gerusalemme Celeste e il suo sangue insieme a quello di altri martiri, servirà per irrigare altre anime bisognose di santità e di misericordia. Inizierà un tempo di pace.

Un’indicazione per questa interpretazione del Terzo segreto di Fatima era già stata offerta dalla stessa Suor Lucia in una lettera a Papa Wojtyla del 12 maggio 1982. In essa dice:

«La terza parte del segreto si riferisce alle parole di Nostra Signora: “Se no [si ascolteranno le mie richieste la Russia] spargerà i suoi errori per il mondo, promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte” (13-VII-1917).
La terza parte del segreto è una rivelazione simbolica, che si riferisce a questa parte del Messaggio, condizionato dal fatto se accettiamo o no ciò che il Messaggio stesso ci chiede: “Se accetteranno le mie richieste, la Russia si convertirà e avranno pace; se no, spargerà i suoi errori per il mondo, etc.”.
Dal momento che non abbiamo tenuto conto di questo appello del Messaggio, verifichiamo che esso si è compiuto,
la Russia ha invaso il mondo con i suoi errori. E se non constatiamo ancora la consumazione completa del finale di questa profezia, vediamo che vi siamo incamminati a poco a poco a larghi passi. Se non rinunciamo al cammino di peccato, di odio, di vendetta, di ingiustizia violando i diritti della persona umana, di immoralità e di violenza, etc. E non diciamo che è Dio che così ci castiga; al contrario sono gli uomini che da se stessi si preparano il castigo. Dio premurosamente ci avverte e chiama al buon cammino, rispettando la libertà che ci ha dato; perciò gli uomini sono responsabili».

e adesso invece va in Africa………

Papa Francesco, preghiamo per te. La preghiera può fermare anche le guerre.

 

 

Ania Goledzinowska

per Quotidiano LA CROCE http://www.lacrocequotidiano.it/

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