Pronti a rischiare la vita per #LaFamiglia

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Family day avevamo paura degli attentati ma eravamo pronti anche a morire per una giusta causa.

Le mie considerazioni su Family Day possono essere poco rilevanti ma io che l’ho vissuto dalla piazza, in mezzo al popolo e non sul palco, vi posso assicurare che il popolo quando si muove, si muove sul serio! E non va sottovalutato.

Tanti hanno fatto ore e ore di viaggio con figli piccoli per essere lì al Circo Massimo. Affianco a noi c’era addirittura una coppia, con una bimba di 10 giorni.

Giovani, vecchietti, cattolici, musulmani, islamici, ortodossi e chi ne ha più ne metta, tutti insieme per difendere una causa giusta. La famiglia e i diritti dei bambini!

Tante volte ho pensato vivendo in Italia da 17 anni, che qui molti sono omertosi, si, perché si lamentano di tutto, sparlano di tutti ma quando c’è da prendere le posizioni, di uscire fuori di dire la verità che si pensa o sa, allora deserto, non c’è nessuno.

Invece 30 gennaio, quel giorno storico, in parte, ho cambiato idea.

Cominciamo dal fatto che Mario Adinolfi quando lo “conobbi” da Barbara D’Urso circa 7 anni fa mi stava letteralmente sulle scatole. Un polemico, antipatico orso yoghi.

Non avrei mai pensato di combattere vicino a lui per questa battaglia né tanto meno scrivere per il suo giornale.

Poi lo senti parlare per la prima volta ad Ancona 2 anni fa in un incontro al palasport, di bambini, utero in affitto e matrimoni gay. Per la prima volta mi senti d’accordo con lui su ogni cosa che diceva.

Quel giorno non lo salutai nemmeno, gli scrissi privatamente. ” Non mi sei mai stato simpatico, ma oggi ho cambiato idea”, lui mi rispose che si ricordava di me, alla volta della D’Urso è già lì la mia storia lo aveva colpito.

Mi fece la proposta di raccontarla per il suo giornale e da lì in poi, semplicemente quando ho voglia di dire la mia, lo posso fare.

Ed eccomi qua, dire la mia su Family Day. Non vi nascondo che il nostro “amore” fraterno è stato messo in discussione quando ho saputo del suo divorzio e nuovo matrimonio celebrato a Las Vegas con una bella e giovane ragazza.

Io estremista di famiglie e matrimoni uniti, ho pensato che era un altro quaquaraquà.

Che va, predica bene e poi razzola male.

Ed è questa una delle accuse che gli vengono mosse da tanti giornalisti a proposito di Family Day. Ma solo gli stupidi non cambiano idea. E quindi l’ho cambiata anche in questo caso.

Io sono stata come loro, la crisi mia è durata qualche settimana in cui lo osservavo e pregavo per lui. Poi ho capito. Sono io quella sbagliata, perché giudico una persona e in questo modo la uccido, le taglio le gambe. Sopratutto perché tutti noi abbiamo una nostra missione nella vita, per rendere migliore questo mondo, lui nonostante non è perfetto, come non lo sono io, la porta avanti. Andando contro tutti, per una verità che non può essere messa in discussione.

Quindi ho deciso di collaborare di dare un mio piccolo contributo per questa causa.

Oggi io sono sposata, spero anche in futuro, ma nella vita non si sa mai, quindi nessuno di noi si può permettere di giudicare la vita di un altra persona, perché domani possiamo stare al suo posto. La possiamo solo aiutare e starle accanto quando ne avrà bisogno, indicandole la via della verità e gioia che è per tutti. Sperando che se un giorno ne avremo bisogno qualcuno lo farà con noi.

Ma ci sono alcuni che di questa via non ne vogliono proprio sapere. Alcuni che al posto della testa hanno un ortaggio. Sono disgustata da certi commenti di Vladimir Luxuria che prima dichiara ” le donne che affittato proprio utero alle coppie gay, lo fanno per generosità e non per i soldi” e poi attacca su Twitter un sacerdote che organizza il pullman da Orsara un paesino in Puglia per Family Day. Volevo ricordarti caro Luxuria che se uno è generoso, lo deve fare gratis, quindi se queste donne sono così generose possono affittare gratuitamente proprio utero. Perché non lo fanno? Perché è un business !

Non finisce qui, la volta adesso è di Barbara D’Urso. Io non guardo la televisione, ma mi sono soffermata a guardare una puntata di Domenica Live ( o come si chiama ) perché parlavano di FamilyDay. È stata una cosa vergognosa. Cominciando da orecchini arcobaleno che si è messa molto kitsch, per finire a tutti gli ospiti che aveva invitato nel corso di tutta la puntata. Tutti naturalmente di parte e faziosi,amici di persone omosessuali che grazie a loro sono stati salvati dalla depressione, chi ha ridato loro la vita e sorriso e ovviamente tutti e dico tutti pro stepchild adoption e matrimoni gay .

Evviva la parità di opinioni. Povera la Gelmini, Formigoni è un psicologo che sono stati attaccati, senza poter rispondere e interrotti dalla D’Urso e suoi ospiti continuamente.

Mi chiedo perché non ha invitato Mario Adinolfi, Gandolfini o Gianfranco Amato? Forse perché li teme? Perché avrebbero azzittito subito un Checchi Paone tutto eccitato che parlava senza senso giusto perché ha la lingua in bocca insieme agli altri che gridavano solo dei propri pseudo diritti. L’unico servizio che andato in onda sulla vera famiglia con 13 figli, magicamente è stato interrotto dopo 30 secondi per problemi tecnici.

Lo stesso vergognoso intervento contro Family Day lo ha fatto Fiorella Mannoia su suo profilo Facebook e altri cosiddetti artisti, che ormai si sono bevuti il cervello. E io tanti di loro li conosco personalmente, depressi, finti, arrabbiati con la vita. Ormai la loro missione è solo quella di andare contro qualcuno così forse qualcuno ne parla guadagnandosi qualche istante d’attenzione o qualche ospitata in TV.

Parlano tutti di diritti ma i diritti e noi lo sappiamo devono essere dati prima di tutto ai bambini. Loro hanno il diritto di nascere in una famiglia da un papà è una mamma.

Loro hanno il diritto di sapere chi gli ha generati. Loro hanno il diritto di essere amati.

Tante famiglie oggi si sfasciano per la crisi, e la mancanza di lavoro, aiutiamo loro! Diamo possibilità alle famiglie che ci sono già di vivere serenamente.

Mi ha riempito il cuore di gioia vedere 2 milioni di persone a combattere per un unica verità, la famiglia! Godevo proprio!

I miei “colleghi” hanno scritto ormai dappertutto quali sono i diritti che stiamo difendendo, quindi non lo faccio. Tanto avete capito. Non siamo qui per negare i diritti degli omosessuali, perché anche loro hanno bisogno di leggi per essere tutelati nelle loro unioni. Ma essi non sono né matrimonio, né adozione dei bambini. Se una cosa non ti viene data naturalmente non è tua e non lo potrà mai essere. Solo uomo e donna possono generare dei figli e noi i figli li facciamo! Loro vogliono fare un vero e proprio abominio. Traffico illegale di essere umani. La schiavitu ormai in Europa non esiste e stepchild adoption è la porta proprio per un mercato di essere umani. I bambini non si toccano!

Se ci sono tanti bambini nei orfanotrofi facciamo delle leggi che agevolano le adozioni per le famiglie eterosessuali e non mettiamo in questo mondo bambini che sono già destinati alla depressione e sofferenza perché un giorno vorrano sapere chi è il loro vero padre o la loro vera mamma!

La Chiesa qui non c’entra niente è il ciclo della vita! Sono molto felice che eravamo presenti in piazza con varie etnie religiose, felice che non c’era nessun vescovo a parlare, ma nonostante questo il Circo Massimo era pieno di sacerdoti, consacrati e suore della nostra chiesa.

Sono felice che avete avuto il coraggio di venire, tutti quanti!

Perché come diceva uno degli striscioni, Renzi deve tremare, perché ci ricorderemo !

A proposito del presidente del consiglio oggi mi ha scritto anche il mio ex fidanzato, che dovevo sposare una volta, il nipote del ex premier Zio Silvio, Paolo Enrico Beretta. E il suo messaggio diceva ” Ciao Ania , ho visto le vostre foto. ( di Family Day ndr ) Anche io penso che la famiglia debba essere fatta da una mamma un papà e figli”

Un messaggio che mi ha strappato un sorriso dopo aver visto le pagliacciate nel programma della D’Urso.

Un messaggio che hanno condiviso in 2 milioni in piazza e i tanti che non sono potuti venire erano lì con il cuore.

Un messaggio che nonostante grande allerta per attentati terroristici ha fatto uscire di casa tutte queste persone per unirci insieme al circo massimo di Roma, pronti a perdere anche la vita per difendere la più grande verità di tutti tempi che è la famiglia e gridare insieme Stop Cirinnà! Perché come diceva San Giovanni Cristostomo dobbiamo essere pronti a perdere tutto nella vita, come hanno fatto martiri, anche la vita stessa ma non perdere la fede! Perché a cosa ci servirà guadagnare il mondo intero se perderemo l’eternita ? 

Noi siamo per un amore libero, non libertino.

Ania Goledzinowska

per La Croce Quotidiano

 

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LA CASTITA’ CI RENDE MIGLIORI – PENSAVANO DI SABOTARE IL SINODO E INVECE…

Al di là dello scandalo e della polemica, la vicenda mediatica di Charamsa ha portato con sé diverse cose buone. Non solo ha costretto molti a dichiararsi e a venire allo scoperto, ma con ciò ha pure portato tanti a cantare le lodi di una virtù bistrattata, ma che Gesù nel Vangelo esalta come poche altre. Pastori, teologi, scrittori e perfino politici: tutti possono vedere cosa nobilita l’uomo

L’omosessualità non è peccato se vissuta nella purezza. Ne parla ampiamente catechismo della Chiesa cattolica. «Un numero non trascurabile di uomini e donne presenta tendenze omosessuali. (…) Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. (…) Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita. (2358) Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia, dissinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione Cristiana» (2359).

La vicenda di Mons. Krzysztof Charamsa, prete polacco, ha fatto parlare molti, infatti prima di Corriere della Sera la notizia l’ho data io sulla pagina di Facebook, essendo stata avvisata da un sacerdote che mi ha chiamata dalla Polonia il giorno prima.

Charamsa è teologo, filosofo ed ora ex officiale della Congragazione della Fede nonche l’ex docente nella Pontificia università gregoriana.

Egli è dunque tutto tranne quello che cerca di far credere lui: “una vittima del sistema omofobo vaticano” definito sempre da lui “disumano”. Se fosse una vittima del sistema omofobo della Chiesa, starebbe a fare giardiniere e non di certo occuperebbe posti cosi “prestigiosi” – ha detto il direttore di Avvenire (e io sottoscrivo a pieno).

Poi queste sue dichiarazioni sono veramente assurde, accusare la Chiesa di essere contro gay è proprio una barzeletta. Non capitemi male ma ci sono più persone omosessuali in chiesa che in tutto l’arcigay. Solo che vivono la loro omosessualità, offrendola a Dio. La chiesa non ha mai descriminato nessuno. Ci sono, è vero, tanti preti con queste tendenze, ma sono uomini di Dio. Portano come una croce questa loro “diversità”.

La Chiesa ha accolto sempre anche le persone con queste tendenze, ma dovevano accettare le regole che comprendevano astinenza sessuale.

Ci sarebbero molte domande che ci frullano per la testa: chi lo ha fatto arrivare così in alto nell’ambiente ecclesiale e perché? Chissà cosa ha insegnato all’universita, in tutti questi anni, ai più piccoli? Come mai questo coming out è stato fatto in modo cosi eclatante con tanto di libri già tradotti e pronti per stampa in diverse nazioni?

Libro che tra l’altro penso nessuno avrà voglia di comprare in quanto solo per come parla questo signore, e palese che sarà pieno di odio e rivedicazioni isteriche di una persona uscita completamente fuori dalle righe. Era una cosa progremmata già da tempo, anzi premeditata. Per disturbare il Sinodo ma non solo, per avere più attenzioni lui e promuovere il proprio io, e poi forse in un altro momento sarebbe passato quasi inosservato.

Che contributo ha pensato di dare con questo al mondo di persone omosessuali?

Io credo che essi siano i primi a vergognarsi del modo che egli ha scelto per annunciare a tutti «che omosessualità esiste». Come se avesse scoperto acqua calda.

San Paolo ne parla molto duramente

Sono due fattori che mi avevano lasciata a bocca aperta: il primo è questo, vedendo le videointerviste che ha rilasciato, non mi sembra una persona equilibrata che cerca di spiegare le ragioni della sua scelta, piuttosto mi sembra un paladino, confuso e isterico, superbo e presuntuoso. Perché ci sono due tipi di persone omosessuali: quelli che vivono la loro “diversità” nella società senza troppi problemi o rivendicazioni e i “gay”, che cercano invece di dare vita a una cultura alternativa, avanzando continuamente le pretese e attirando morbosamente attenzione su di sé. A furia di richieste per non essere trattati in modo “diverso”, mostrano tutta la loro fragilità e in realtà sono i primi a sentirsi “diversi”, “speciali”.

Altro fattore che mi ha fatto rimanere di stucco è quando lui ha detto: «La Bibblia non parla mai di omosessualità. (…) Non trovo nella scrittura nemmeno una pagina, neanche in San Paolo, che possa riferirsi alle persone omosessuali che chiedono di essere rispettate nel loro orientamento, un concetto sconosciuto all’epoca». Ma che Bibbia legge questo sacerdote? San Paolo ne parla e anche molto duramente nella lettera ai Romani 1, 24-32

«Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, sì da disonorare fra di loro i propri corpi, poiché essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al posto del creatore, che è bene- detto nei secoli. Amen.

Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s’addiceva al loro traviamento. E poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balìa d’una intelligenza depravata, sicché commettono ciò che è indegno, colmi come sono di ogni sorta di ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d’invidia, di omicidio, di rivalità, di frodi, di malignità; diffamatori, maldicenti, nemici di Dio, oltraggiosi, superbi, fanfaroni, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. E pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa».

San Paolo non è uno che usa le mezze parole. Anzi, qualcuno addirittura dice che San Paolo era omosessuale, in realtà non lo sapremo mai, ma come vediamo ha scelto di seguire Cristo e condannare piaceri della carne. Non solo quelli contro natura ma parla anche in modo esplicito dei rapporti tra uomo e donna che dovrebbero vivere castamente almeno fino al matrimonio. Di non essere schiavi dell’istinto della carne, ma comandare la carne ed essere dello Spirito.

«Fratelli, camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne… Sono ben note le opere della carne: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere. Riguardo a queste cose vi preavviso: chi le compie non erediterà il regno di Dio.

Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé. Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri. Perciò se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito». (Galati 5, 16.19-25)

La parola “proibito” è dimenticata

Nonostante tutto mi sento di ringraziare Mons. Krzysztof Charamsa, perché ha riportato alla luce una parola che ormai era sepellità sotto falso buonismo e le leggi fai da te. Una parola che lui stesso aveva ignorato, in quanto non c’è lo scandalo nel- la sua tendenza omosessuale, ma piuttosto nel suo “fidanzamento” con un altro uomo. Lui dice “anche noi, come ogni uomo sulla terra abbiamo bisogno dell’amore” ed è vero, ma primo Amore sopra tutti gli altri è quello di Dio. Amore libero, disinteressato, un amore che si priva di sé stesso, anche della propria stessa vita per gli altri. Ed è quello che come sacerdote doveva fare anche lui. Perché un amore umano ti rende felice solo su questa terra, mentre l’amore di Dio è per l’eternità. Se lui avesse dichiarato la sua omosessualità dicendo che la offre a Cristo vivendo castamente, ma vuole comunque che la Chiesa affronti meglio il tema delle persone omosessuali, avrebbe non solo dato un grande esempio ma aperto una strada per tanti che credono che in Chiesa non ci sia posto per loro perché hanno queste tendenze. Sarebbe stato un grande testimone per le persone gay. Per come si sono svolte le cose invece ha dimostrato solo la sua poca fede, immaturità e la voglia di seguire piaceri perversi della carne. Il cardinal Ruini al Fatto Quotidiano ha dichiarato: «Come prete ho anch’io l’obbligo di tale astinenza e in più di sessant’anni non mi sono mai sentito disumanizzato, e nemmeno privo di una vita di amore, che è qualcosa di molto più grande dell’esercizio della sessualità».

Castità come valore da insegnare ai giovani

Dio è comunque un grande, un numero uno, perché da ogni situazione, anche dalla peggiore, ci permette di ricavare il meglio. E il meglio di questo terremoto e proprio il fatto di dare la luce un tema tanto tabù. Da ieri leggo per la prima volta dopo tanti anni, al meno da quando mi sono “convertita” io, che cardinali e vescovi e altri che si sono espressi a riguardo usano la parola castità nelle interviste che rilasciano.

Infatti l’arcivescovo di Milano Angelo Scola ha dichiarato: «Il presumposto perché la chiesa riconosca piena dignità ai omosessuali? La castità». S.E. Mons Crepaldi invece parla di castità prematrimoniale, come valore da insegnare ai giovani. «L’esercizio della sessualità ha senso pienamente umano solo nel matrimonio, perché cosi dice la verità dell’amore umano. (…) La preparazione dei nostri giovani fin dall’adolescenza alla bellezza del matrimonio cristiano, la predicazione del valore della castità prematrimoniale, matrimoniale e di coloro che scelgono per il Regno di Dio, l’attenzione di fare le cose in modo che non si celebrino matrimoni nulli, il lancio di una pastorale famigliare incentrata non tanto sulle difficoltà, ma sulla bellezza dell’amore umano, la trasmissione alle nuove generazioni di una teologia del corpo come dagli insegnamenti del beato Paolo VI e di san Giovanni Paolo II». Perfino un grande scrittore, Maurizio Maggiani, ha risposto esplicitamente alla domada della giornalista Antonella Fiori; in un momento storico in qui valori etici sembrano sempre più labili, che significa avere una morale? Maggiani: «C’è una parola che riassume tutta la domanda. La parola è castità. La castità per Gesu quando diceva nel vangelo “siate puri come colombe” si riferiva l’astenersi dai rapporti sessuali [ndr. Non solo, se uno si astiene dai rapporti sessuali è poi e superbo o cattivo non è puro]. Le colombe si astengono dalla malizia. Castità quindi come candore, l’assenza del secondo fine, dell’interpretazione, data di un certo fatto, di un dialogo con noi stessi falso, funzionale nella nostra gratificazione».

Perfino il senatore Roberto Formigoni ha detto: «La castità è l’imitazione della vita di Cristo. Ci sono stati milioni di uomini e donne che si sono arricchiti di questa esperienza. Dobbiamo riscoprire la castità, la castità ci rende migliori».

Infine Papa Francesco ha dichiarato qualche giorno fa «che essere fidanzati ed essere sposi non è la stessa cosa. Non c’è speranza per la fiducia e la fedeltà del dono di sé, se prevale l’abitudine a consumare l’amore come una specie di integratore del benessere psico-fisico. L’amore non è questo! Il fidanzamento mette a fuoco la volontà di custodire insieme qualcosa che mai dovrà essere comprato o venduto, tradito o abbandonato, per quanto allettante possa essere l’offerta. Chi pretende di volere tutto e subito, cede anche su tutto – e subito – alla prima difficoltà (o alla prima occasione)». Insomma, non può essere solo una questione di sesso. Il Papa invita a frequentare i corsi prematrimoniali che organizzano le parrocchie: «Sono un’espressione speciale della preparazione. E noi vediamo tante coppie, che magari arrivano al corso un po’ controvoglia, ma dopo sono contente e ringraziano, perché in effetti hanno trovato lì l’occasione – spesso l’unica! – per riflettere sulla loro esperienza in termini non banali».

Questa è musica per le mie orecchie e per tanti sacerdoti, laici e suore che ci hanno sempre creduto. Il Sinodo sulla famiglia alla fine prende una strada molto diversa da quella che si aspettavano tutti e riapre i cuori alla speranza, un ritorno ai valori veri, quelli insegnati da Cristo. Uniamoci in preghiera con padri sinodali perché lo Spirito Santo possa lavorare al meglio.

Ania Goledzinowska

PER LA CROCE QUOTIDIANO

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#SINODO Un cane che si morde la coda LETTERA APERTA A TUTTI CARDINALI – CONDIVIDETE

per LA CROCE quotidiano – di Ania Goledzinowska

Aiutate i giovani a raggiungere se stessi e a costruire le famiglie del futuro.

Pope Francis kisses a baby handed to him as he is driven through the crowd during his general audience, in St. Peter's Square, at the Vatican, Wednesday, March 27, 2013. (AP Photo/Andrew Medichini)

Pope Francis kisses a baby handed to him as he is driven through the crowd during his general audience, in St. Peter’s Square, at the Vatican, Wednesday, March 27, 2013. (AP Photo/Andrew Medichini)

Eminentissimi  ed eccellentissimi padri, alle volte, guardando le cose da fuori sembra che il Sinodo sulla famiglia e quanto vi ruota attorno sia come una specie di cane che si morde la coda. Forse l’espressione del “cane” non è proprio felicissima per questo tema, ma spiega molto bene ciò di cui voglio parlarvi. Si avvicina il Sinodo e presto non si discuterà d’altro; in verità qualche giorno fa il Pontefice ha rivoluzionato la nullità dei matrimoni. Dovrebbe essere tutto più facile, una sola sentenza, costo zero (per quanto sia possibile). Accogliendo in questo modo il grido di tante persone, che con una prassi così lunga e insormontabile da affrontare sia da un punto di vista emotivo, che naturalmente “economico”, sarebbero state schiacciate. Nel grande buisness che comprendeva una serie di figure che avevano come scopo il lucrare sulle “anime”, la sentenza di nullità era un sogno, senza considerare altri cavilli burocratici, tutti “naturalmente volti alla salvezza della coppia”. Non interessava a nessuno, che potevi essere riempito di botte del proprio coniuge, traditore, che molestava i tuoi figli o quelli degli altri. Il Signore non ti perdona se divorzi, questo era il ritornello che si presentava anche davanti queste situazioni, con l’invito di “offrire” queste sofferenze. La domanda sorge spontanea: “ chi non era vicino alla chiesa poteva capire il concetto dell’offerta?” Solo quelli con le tasche piene di soldi potevano sicuramente capirlo. La canzone è sempre la stessa il povero paga e il ricco compra. L’ umiltà di Papa Francesco e la sua apertura nei confronti del “povero” hanno insegnato a molti dei nostri pastori a non chiudere ma ad uscire e andare incontro a queste situazioni e disagi familiari che oggi dilagano sempre di più’. Con il suo esempio e stile fatto di concretezze ha dato una svolta e i mercenari che stavano dietro questo buisness ora devono cercarsi un lavoro nuovo.

Vescovo un padre e non un estraneo

Si legge nella lettera del Papa motu proprio “che il vescovo di ogni diocesi eserciterà la potestà giudiziale personalmente o per mezzo di altri a norma del diritto.” Egli dovrebbe essere il padre, conoscere bene la coppia, guidarla, ascoltarla e poi decidere. Come possiamo davanti a Dio avere la coscienza pulita, prendere delle decisioni, non conoscendo in fondo la vita di due persone? Al giorno d’oggi la maggior parte dei matrimoni sono tutti nulli. Proprio perché, a parte sette incontri prematrimoniali, nessuno si curava ne prima ne dopo di queste persone e quindi si sono sposati, cosa assurda, in chiesa, senza sapere che voleva dire questo quasi costretti a fare un passaggio obbligatorio che ti permetta solo così di accedere al matrimonio. Poco importa credere nella “storiella” di Gesù Cristo i Suoi Sacramenti e la Sua Chiesa. Questo è come andare dal dottore perché abbiamo il cancro, ma non ci fidiamo di lui, non lo ascoltiamo, non ci facciamo curare, non accettiamo i suoi consigli, vogliamo solo la ricetta per le medicine, che noi abbiamo deciso che vanno bene.

Il dottore, in questo caso il parroco, che la prescrive è un irresponsabile, perché magari la medicina che abbiamo scelto può farci del male. Un medico vero non lo farebbe mai, manderebbe il paziente da “un’altra parte” e non si prenderebbe la responsabilità delle complicazioni dopo la cura fai da te o peggio, della morte. Tanti sottovalutato il caso e superficialmente prescrivono una “ricetta” che non va bene, solo per farsi pagare “la visita”.

Il sacerdote davanti a Dio prende su di se la responsabilità di aver celebrato questo matrimonio, e si dovrebbe prendere la responsabilità anche per il divorzio. Non potete cari sacerdoti celebrare matrimoni di chi in chiesa non ci va proprio, perché poi dovrete e per di più “gratis” adesso, dichiarare che questi matrimoni erano nulli.

La fede è grazia

Mi consola il fatto che nella commissione del Sinodo ci sono tanti santi cardinali, uno di questi e Card. Francesco Montenegro, con il quale avevo parlato tempo fa proprio di questo tema.

Quindi si, curare la pianta, le foglie, cioè divorziati, accogliere tante situazioni irregolari, accompagnarli e aiutarli. Ma se non curiamo la radice, la pianta sarà sempre infetta. Dobbiamo offrire ai giovani che a loro volta cresceranno e vorranno sposarsi più attenzioni. Non bastano sette incontri prematrimoniali. Chi li fa ha già deciso di sposarsi e partecipa perché deve farlo. La fede è una grazia, è un incontro, e ognuno ha un suo tempo di maturazione in cui questo avviene. Ci sono le pastorali giovanili, ma tantissime di esse non fanno quello che ci sarebbe da fare, ma solo quello che sono costretti a fare. Infatti più volte abbiamo proposto in varie diocesi un cammino per fidanzati e single età 16 – 30 anni, ma i responsabili della pastorale giovanile non hanno mai avuto il tempo di occuparsene. Io mi chiedevo sempre: “allora cos’ è che fanno?”. Per fortuna possiamo sempre trovare un sacerdote pienamente disponibile, che si dedica totalmente a questi giovani nell’ambito della propria parrocchia.

Appello a padri sinodali

Vi chiediamo dunque di inserire nella discussione del sinodo il tema giovani. Perché busseranno loro presto alle vostre porte per sposarsi e se non sanno quello che fanno, cari padri sinodali, dovrete continuamente curare la pianta già malata, famiglie distrutte e continuare all’ infinito con processi di nullità.

Un cammino per i giovani, in ogni diocesi, di almeno un anno, non obbligatorio, ma aperto, perché la fede deve essere un atto libero, dove ogni ragazzo o ragazza possono ascoltare, pregare e condividere insieme le problematiche di oggi.

Un cammino dove si parla di affettività, sessualità, perdono, dove si impara l’ importanza dell’ altra persona che per me è un dono, che non è mia, mi e stata affidata da Dio e perchè io la posso rendere migliore e viceversa. Dove si impara non le leggi e gli articoli dello stato sull’ unione civile, ma dove si scopre prima di tutto chi sono io, cosa Dio vuole da me, qual’ è la mia strada, la mia ragione di esistere, la mia meta. Il fine di tutto non è il matrimonio ma la vita eterna. Tutto quello che c’e in mezzo è solo lo strumento per la nostra santificazione. Dobbiamo imparare ad amare veramente, ma se non amiamo e non conosciamo noi stessi, non potremmo mai amare un’altra persona. Non ne saremo capaci. Il matrimonio in chiesa senza fede non esiste; la fede è una grazia ,un percorso in cui i giovani devono essere accompagnati prima che pensino di sposarsi. Non sarà questa la soluzione, non sarà la pillola magica, ma è una valida azione che viene intrapresa per un giovane che nell’ età adolescenziale, scambia il sesso con l’amore, soffre, e si interroga se il vero amore esiste. Non trovando le risposte e un aiuto valido fa di testa sua, o come il mondo oggi e ovunque propone e suggerisce. Dobbiamo fare conti con questa grande sofferenza di persone che non sono riuscite a mantenere la promessa, “nella salute e nella malattia, nella gioia e nel dolore”. L’amore vero ti graffia, per questo tanti hanno paura di amare veramente perché non vogliono soffrire, ma la strada dell’ “Amore” è la Croce. Se tu ami veramente, sei disposto a dare la tua vita per un’altra persona, come ha fatto Gesù, sulla croce. Amatevi uni gli altri come Io ho amato voi.

Spero che la mia non rimanga una semplice provocazione, visto che condivisa da molti giovani, ma che scuota le coscienze dei padri sinodali. In comunione di preghiera.

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#CUORIPURI, DOVE SI IMPARA A FARE L’AMORE MA SUL SERIO

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Di Ania Goledzinowska per “LA CROCE quotidiano” 15.07.2015

Il Cuore è il luogo privilegiato dove custodire i desideri e i sogni, ma anche dove si nascondono le ferite e le paure inconfessate. Sono proprio queste ultime il maggior ostacolo oggi alla costruzione di rapporti duraturi e di famiglie solide. Perché i ragazzi fanno così tanta resistenza a conoscere il vissuto dell’altro? Perché hanno paura. Hanno paura di costruire qualcosa insieme che duri; hanno paura di amare veramente perché amando si rischia di soffrire e di rimanere delusi. “Non ci vogliamo impegnare” ed è questa la frase “Paravento” che nasconde un’immensa paura, quella di fallire. Così ci si ferma al piacere senza però arrivare a sperimentare la gioia. Ci si fa bastare il “qui e ora”, il “tutto subito” ed ecco che si è soddisfatti, ma non appagati, contenti, ma non felici.

Colpa di chi?

La società dell’usa e getta sta rovinando il mondo e disorienta sempre più le persone che cercano di coprire il loro vuoto interiore con stratagemmi. E il sesso è uno dei diversivi più diffusi. Il vuoto è un male che appartiene ad ognuno di noi, perché non esiste essere umano che nella vita non l’abbia provato. Il vuoto è il sintomo della nostra limitatezza e del fatto che solo Dio, che è amore e bene infinito, lo può colmare.

L’uomo è naturalmente e costituzionalmente fatto per amare e per essere amato, ma purtroppo oggi, in questa società fatta di stress, di consumismo e di futilità cerca ciò di cui ha bisogno nei luoghi sbagliati. Così è facile cedere all’alcol, alla droga, alle perversioni e alle trasgressioni che non sono più considerate tali perché sono diventate la normalità. L’assurdo e il paradosso hanno la meglio in questo mondo sottosopra, dove tutto sembra andare al contrario. Niente ci riempie. Niente ci soddisfa. Nulla ci appaga. Chiediamoci perché!

Abbiamo auto e telefonini sempre più belli, sempre più costosi, dell’ultimo modello. Viviamo in case sempre più grandi e fornite di tutte le comodità per farci vivere al meglio. Le nostre famiglie, invece,  sono sempre più piccole, tristi, rovinate da un numero crescente di divorzi e separazioni. Un tempo la famiglia era composta da molte persone e si riusciva a vivere anche con cinque figli in una camera sola. Eppure si era più uniti di oggi, perché ognuno si dava da fare per aiutare l’altro. Oggi abbiamo stanze ampie, ma siamo soli. Ci giustifichiamo, più con noi stessi che con gli altri, dicendo che la vita è cara, che non abbiamo i soldi per sposarci, figurarci per avere dei figli. Però magari abbiamo un telefonino da 700 euro e due macchine in garage.

Da una parte oggi tante ragazze vogliono essere superdonne, vogliono portare i pantaloni, vogliono dimostrare di non avere bisogno di nessuno, di essere autonome e indipendenti, hanno soltanto pretese e rivendicazioni. Hanno dimenticato come si fa a donarsi, hanno di fatto abdicato al loro naturale ruolo. In questo modo dall’altra parte gli uomini si sentono smarriti, non sanno più quale sia il loro posto. L’unico modo rimasto per rapportarsi con la donna è il sesso, come possesso e prevaricazione, come estremo atto di potere di chi è rimasto disarmato. L’atto sessuale rimane quindi l’unica carta da giocare, l’unica fragile certezza, l’unico appiglio a cui aggrapparsi.

L’uomo egoista o la donna carnefice

Moltissimi giovani mi scrivono, confidandomi che vorrebbero costruire un rapporto duraturo con una persona ricca di valori. In particolare i ragazzi lamentano il fatto di non trovare donne serie. Troppe oggi sono le ragazze facili! Non è una frase fatta né un modo di dire. Si tratta purtroppo di una triste realtà che mi viene racconta troppo spesso. Normalmente si è portati a pensare che sia l’uomo ad essere egoista e approfittatore, e in tanti casi è così. Ma oggi sembra che siano le donne le “carnefici” dell’amore.

Da altra parte le persone omosessuali rivendicano il diritto a crescere dei figli, nonostante il parere di fior fiore di psicoterapeuti che spiegano come lo sviluppo psichico di una persona con due madri o due padri sia compromesso. Davvero il mondo sta girando al contrario! In un tempo non molto lontano, quello dei nostri nonni, davano alla luce tanti figli che si prendevano cura dei genitori quando questi diventavano anziani, perpetuando così un ciclo di vita sana e feconda. Oggi invece sono i nostri genitori a mantenerci fino a 40 anni! Ma quando saremo anziani, chi ci aiuterà? Chi ci abbraccerà quando giaceremo nel letto sfiniti dalla vita e dal lavoro, magari malati? Saremo soli. Il mondo sta morendo, almeno quello dell’opulento Occidente. Questa è la drammatica verità. Uccidendo i sani valori, stiamo decretando la nostra estinzione. Colpendo al cuore il nucleo della fecondità del mondo, ovvero la famiglia, stiamo portando la società alla rovina. Tutto questo perché vogliamo cambiare la normalità della realtà.

Nelle chiese non si parla di castità

La parola castità o essere casti purtroppo sempre di meno suona tra le mura delle chiese o delle parrocchie. Tanti sacerdoti si sono arresi a questa nuova moda è anziché professare l’amore libero (non libertino) durante omelie, preferiscono tacere. Alcuni hanno paura di perdere i parrocchiani, di “spaventare” la gente, altri non lo sentono proprio, perché sono primi a non viverla. Per esperienza personale posso dire che c’è una gran parte di giovani che vengono affascinati da questo tema e vogliono vivere questo valore e vogliono provarci e invece chi è più ostile sono proprio i tanti sacerdoti che hanno dimenticato l’amore-dono e la virtù della purezza.

Non voglio generalizzare, l’albero e fatto di tanti frutti e tantissimi di essi sono buoni, ma è una realtà che anche Papa Francesco e tanti vescovi lamentano. Ovviamente essere casti , quindi essere puri non si restringe solo a un atto sessuale prima del matrimonio. Puoi essere vergine, ma se sei arrogante, cattivo, approfittatore, bugiardo non sei puro. Tutto questo l’ho imparato da quei sacerdoti che non hanno paura di professare la verità. Non una verità che ti obbliga e ti castra, ma una Verità che ti porta ad un livello più alto, che ti indica la strada per essere felice e trovare il vero amore perché Dio ci indica la strada ma poi ci lascia sempre liberi di scegliere quella giusta.

Come possiamo cambiare le cose

Quindi cosa possiamo fare per cambiare le cose? Iniziare dalle basi, dalle radici da giovani. Costruendo un rapporto duraturo già fin da piccoli. Ci viene in aiuto Papa Francesco che di recente si è espresso in modo molto chiaro su questo argomento Sto per dire una cosa impopolare, ma il Papa deve rischiare. L’amore non deve usare, l’amore è casto e allora dico a voi: siate casti»

Ecco allora che la parola “incriminata” cioè la parola castità sembra piuttosto evocare una rinuncia ad amare, o quantomeno un impedimento a godere appieno di questo sentimento. Potrei riportarvi qua centinaia di testimonianze di ragazzi dell’iniziativa di “Cuori Puri” che la pensano diversamente. Alcuni possono dire “Io non vivo senza sesso”, io vi rispondo “ so di gente che è morta di fame e di sete ma nessuno ancora, per quanto ne so, è finito in ospedale o peggio al cimitero per astinenza sessuale”.

Conosciamoci meglio, amiamoci di più, perché l’amore vero dura per sempre , per l’eternità, c’è, esiste e non è una favola come possiamo pensare. L’amore vero ha bisogno di sacrificio, impegno e anche a volte della sofferenza. I nostri nonni una volta riparavano ciò che si rompeva, oggi si usa e si getta. In realtà facciamo del male solo a noi stessi. San Giovanni Paolo II chiedeva “Vi chiedo un anno di castità, so che quello che vi chiedo è difficile ma non è impossibile”. Cosi potete essere padroni del vostro corpo e non schiavi. Perché scegliere la castità? Perché ti rende speciale, perché sei prezioso perche da sempre ciò che “proibito” è più appetitoso di quello che puoi avere come e quando vuoi. E’ oggi il frutto proibito è proprio essere casti.

Alcune diocesi hanno capito questo ritorno ai veri valori e sono sempre più frequenti le richieste per i corsi di affettività per single e fidanzati, ragazzi  che magari ancora non pensano al matrimonio ma che vogliono fare di sé un dono prezioso. Allora vogliamo invitarvi a uno di questi cammini di conoscenza di sé e dell’altro, perché anche voi poteste trovare il vero amore per sempre.

Un ragazzo Roberto di Cuori Puri la sua scelta la spiega cosi:

“Fino a un po’ di tempo fa, la pensavo allo stesso modo, cioè che non si potesse stare senza sesso. Il sesso era tutto. Ogni posto, ogni ora, ogni situazione e ogni pretesto erano buoni per fare sesso. Tutto bellissimo, tutto stupendo, un ottimo modo per godere, fare pace dopo aver litigato… e basta! Ma quanto può essere meschino il sesso! Ci fa credere che siamo uniti a una persona profondamente, in quell’istante non possiamo fare a meno di lei, ma in realtà ci nasconde la realtà: si tratta di una sensazione prettamente fisica, dove gli sbalzi ormonali deviano la nostra razionalità spirituale. Il sesso ci fa stare con il corpo di quella persona, ma non con la persona nella sua totalità di corpo e anima, per non parlare poi del calo del desiderio che deriva dal sesso sfrenato.

Perché scegliere di essere casti

Perché ho scelto la castità? Semplice, mi ha reso libero, senza togliermi nulla, anzi, anche se non sono sposato faccio l’amore con la mia ragazza tutti i giorni… come? Conoscendola, abbracciandola, tenendola per mano, accarezzandole i capelli, cingendola tra le braccia finché non si addormenta, facendola sorridere, sentendo tutto il significato di ogni bacio, rispettandola. Quello che mi torna in tutto questo sono sensazioni che il sesso non mi ha mai dato, sono sensazioni perpetue che non perdono mai di valore. La mia castità è il piacere di Dio e il dono per la donna che amiamo, il modo più grande per rispettarla ed amarla, il modo corretto di conoscere una persona, il modo vero per fondersi con lei. Nessuno ci obbliga alla castità, ma è ovvio che io per esperienza la voglio consigliare a tutti, perché cambia la vita. Il sesso rende schiavi, l’amore rende liberi. Non è e non sarà mai facile resistere, le tentazioni si presenteranno ogni giorno, anche per colpa della grande quantità di messaggi a sfondo sessuale che riceviamo ogni giorno dai media. Ma abbiamo un ottimo supporto: Dio. Lui ci dà il coraggio, la forza, la speranza e la voce per testimoniare tutto questo. In Amore bisogna saper scegliere e rinunciare, sacrificare qualcosa di se stessi e accettare delle rinunce, non imposte da fuori, ma scelte liberamente dal cuore. Io questa scelta l’ho fatto con la mia lei, ma l’avrei fatto comunque anche senza di lei. L’amore è anche saper aspettare.”

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