Pronti a rischiare la vita per #LaFamiglia

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Family day avevamo paura degli attentati ma eravamo pronti anche a morire per una giusta causa.

Le mie considerazioni su Family Day possono essere poco rilevanti ma io che l’ho vissuto dalla piazza, in mezzo al popolo e non sul palco, vi posso assicurare che il popolo quando si muove, si muove sul serio! E non va sottovalutato.

Tanti hanno fatto ore e ore di viaggio con figli piccoli per essere lì al Circo Massimo. Affianco a noi c’era addirittura una coppia, con una bimba di 10 giorni.

Giovani, vecchietti, cattolici, musulmani, islamici, ortodossi e chi ne ha più ne metta, tutti insieme per difendere una causa giusta. La famiglia e i diritti dei bambini!

Tante volte ho pensato vivendo in Italia da 17 anni, che qui molti sono omertosi, si, perché si lamentano di tutto, sparlano di tutti ma quando c’è da prendere le posizioni, di uscire fuori di dire la verità che si pensa o sa, allora deserto, non c’è nessuno.

Invece 30 gennaio, quel giorno storico, in parte, ho cambiato idea.

Cominciamo dal fatto che Mario Adinolfi quando lo “conobbi” da Barbara D’Urso circa 7 anni fa mi stava letteralmente sulle scatole. Un polemico, antipatico orso yoghi.

Non avrei mai pensato di combattere vicino a lui per questa battaglia né tanto meno scrivere per il suo giornale.

Poi lo senti parlare per la prima volta ad Ancona 2 anni fa in un incontro al palasport, di bambini, utero in affitto e matrimoni gay. Per la prima volta mi senti d’accordo con lui su ogni cosa che diceva.

Quel giorno non lo salutai nemmeno, gli scrissi privatamente. ” Non mi sei mai stato simpatico, ma oggi ho cambiato idea”, lui mi rispose che si ricordava di me, alla volta della D’Urso è già lì la mia storia lo aveva colpito.

Mi fece la proposta di raccontarla per il suo giornale e da lì in poi, semplicemente quando ho voglia di dire la mia, lo posso fare.

Ed eccomi qua, dire la mia su Family Day. Non vi nascondo che il nostro “amore” fraterno è stato messo in discussione quando ho saputo del suo divorzio e nuovo matrimonio celebrato a Las Vegas con una bella e giovane ragazza.

Io estremista di famiglie e matrimoni uniti, ho pensato che era un altro quaquaraquà.

Che va, predica bene e poi razzola male.

Ed è questa una delle accuse che gli vengono mosse da tanti giornalisti a proposito di Family Day. Ma solo gli stupidi non cambiano idea. E quindi l’ho cambiata anche in questo caso.

Io sono stata come loro, la crisi mia è durata qualche settimana in cui lo osservavo e pregavo per lui. Poi ho capito. Sono io quella sbagliata, perché giudico una persona e in questo modo la uccido, le taglio le gambe. Sopratutto perché tutti noi abbiamo una nostra missione nella vita, per rendere migliore questo mondo, lui nonostante non è perfetto, come non lo sono io, la porta avanti. Andando contro tutti, per una verità che non può essere messa in discussione.

Quindi ho deciso di collaborare di dare un mio piccolo contributo per questa causa.

Oggi io sono sposata, spero anche in futuro, ma nella vita non si sa mai, quindi nessuno di noi si può permettere di giudicare la vita di un altra persona, perché domani possiamo stare al suo posto. La possiamo solo aiutare e starle accanto quando ne avrà bisogno, indicandole la via della verità e gioia che è per tutti. Sperando che se un giorno ne avremo bisogno qualcuno lo farà con noi.

Ma ci sono alcuni che di questa via non ne vogliono proprio sapere. Alcuni che al posto della testa hanno un ortaggio. Sono disgustata da certi commenti di Vladimir Luxuria che prima dichiara ” le donne che affittato proprio utero alle coppie gay, lo fanno per generosità e non per i soldi” e poi attacca su Twitter un sacerdote che organizza il pullman da Orsara un paesino in Puglia per Family Day. Volevo ricordarti caro Luxuria che se uno è generoso, lo deve fare gratis, quindi se queste donne sono così generose possono affittare gratuitamente proprio utero. Perché non lo fanno? Perché è un business !

Non finisce qui, la volta adesso è di Barbara D’Urso. Io non guardo la televisione, ma mi sono soffermata a guardare una puntata di Domenica Live ( o come si chiama ) perché parlavano di FamilyDay. È stata una cosa vergognosa. Cominciando da orecchini arcobaleno che si è messa molto kitsch, per finire a tutti gli ospiti che aveva invitato nel corso di tutta la puntata. Tutti naturalmente di parte e faziosi,amici di persone omosessuali che grazie a loro sono stati salvati dalla depressione, chi ha ridato loro la vita e sorriso e ovviamente tutti e dico tutti pro stepchild adoption e matrimoni gay .

Evviva la parità di opinioni. Povera la Gelmini, Formigoni è un psicologo che sono stati attaccati, senza poter rispondere e interrotti dalla D’Urso e suoi ospiti continuamente.

Mi chiedo perché non ha invitato Mario Adinolfi, Gandolfini o Gianfranco Amato? Forse perché li teme? Perché avrebbero azzittito subito un Checchi Paone tutto eccitato che parlava senza senso giusto perché ha la lingua in bocca insieme agli altri che gridavano solo dei propri pseudo diritti. L’unico servizio che andato in onda sulla vera famiglia con 13 figli, magicamente è stato interrotto dopo 30 secondi per problemi tecnici.

Lo stesso vergognoso intervento contro Family Day lo ha fatto Fiorella Mannoia su suo profilo Facebook e altri cosiddetti artisti, che ormai si sono bevuti il cervello. E io tanti di loro li conosco personalmente, depressi, finti, arrabbiati con la vita. Ormai la loro missione è solo quella di andare contro qualcuno così forse qualcuno ne parla guadagnandosi qualche istante d’attenzione o qualche ospitata in TV.

Parlano tutti di diritti ma i diritti e noi lo sappiamo devono essere dati prima di tutto ai bambini. Loro hanno il diritto di nascere in una famiglia da un papà è una mamma.

Loro hanno il diritto di sapere chi gli ha generati. Loro hanno il diritto di essere amati.

Tante famiglie oggi si sfasciano per la crisi, e la mancanza di lavoro, aiutiamo loro! Diamo possibilità alle famiglie che ci sono già di vivere serenamente.

Mi ha riempito il cuore di gioia vedere 2 milioni di persone a combattere per un unica verità, la famiglia! Godevo proprio!

I miei “colleghi” hanno scritto ormai dappertutto quali sono i diritti che stiamo difendendo, quindi non lo faccio. Tanto avete capito. Non siamo qui per negare i diritti degli omosessuali, perché anche loro hanno bisogno di leggi per essere tutelati nelle loro unioni. Ma essi non sono né matrimonio, né adozione dei bambini. Se una cosa non ti viene data naturalmente non è tua e non lo potrà mai essere. Solo uomo e donna possono generare dei figli e noi i figli li facciamo! Loro vogliono fare un vero e proprio abominio. Traffico illegale di essere umani. La schiavitu ormai in Europa non esiste e stepchild adoption è la porta proprio per un mercato di essere umani. I bambini non si toccano!

Se ci sono tanti bambini nei orfanotrofi facciamo delle leggi che agevolano le adozioni per le famiglie eterosessuali e non mettiamo in questo mondo bambini che sono già destinati alla depressione e sofferenza perché un giorno vorrano sapere chi è il loro vero padre o la loro vera mamma!

La Chiesa qui non c’entra niente è il ciclo della vita! Sono molto felice che eravamo presenti in piazza con varie etnie religiose, felice che non c’era nessun vescovo a parlare, ma nonostante questo il Circo Massimo era pieno di sacerdoti, consacrati e suore della nostra chiesa.

Sono felice che avete avuto il coraggio di venire, tutti quanti!

Perché come diceva uno degli striscioni, Renzi deve tremare, perché ci ricorderemo !

A proposito del presidente del consiglio oggi mi ha scritto anche il mio ex fidanzato, che dovevo sposare una volta, il nipote del ex premier Zio Silvio, Paolo Enrico Beretta. E il suo messaggio diceva ” Ciao Ania , ho visto le vostre foto. ( di Family Day ndr ) Anche io penso che la famiglia debba essere fatta da una mamma un papà e figli”

Un messaggio che mi ha strappato un sorriso dopo aver visto le pagliacciate nel programma della D’Urso.

Un messaggio che hanno condiviso in 2 milioni in piazza e i tanti che non sono potuti venire erano lì con il cuore.

Un messaggio che nonostante grande allerta per attentati terroristici ha fatto uscire di casa tutte queste persone per unirci insieme al circo massimo di Roma, pronti a perdere anche la vita per difendere la più grande verità di tutti tempi che è la famiglia e gridare insieme Stop Cirinnà! Perché come diceva San Giovanni Cristostomo dobbiamo essere pronti a perdere tutto nella vita, come hanno fatto martiri, anche la vita stessa ma non perdere la fede! Perché a cosa ci servirà guadagnare il mondo intero se perderemo l’eternita ? 

Noi siamo per un amore libero, non libertino.

Ania Goledzinowska

per La Croce Quotidiano

 

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EUTANASIA UN DRAMMA NEL SILENZIO

#Cristin , una testimone della “quasi morte”

Quando si parla di eutanasia il dibattito si polarizza sempre attorno al vecchio astio anticlericale (e anticristiano) che nel nostro angolo di mondo si usa per screditare tutti gli articoli della vera fede. Sarebbe invece più onesto, intellettualmente, e più proficuo,considerare i racconti di chiè tornato indietro da quegli stati comatosi in cui i sani giurano che nessuno vorrebbe stare.

neonato

Di Ania Goledzinowska per LA CROCE QUOTIDIANO

Potrebbe sembrare assurdo, ma non lo è. Tante persone lo hanno preso sul serio, si chiama eutanasia ma in realtà è un vero è proprio suicidio. Sempre più persone vogliono avere la libertà di poterlo scegliere per se o per gli altri. Vi confesso che sono settimane che questo tema mi gira nella testa, non sapevo che scrivere, mi ci è voluto del tempo. Di fronte alla grande sofferenza dell’uomo che affronta una malattia terminale, di una donna in coma da molti anni e che i medici definiscono un vegetale, oppure di un bambino con una malattia della pelle, pieno di piaghe sanguinanti sul 70% del corpo e dove la pelle non rimane attaccata ma si sgretola lasciando fuori la carne, mi sentivo disumana a dire loro se è giusto o non è giusto togliergli la vita. Questo bambino non può vivere una vita normale, per farsi una doccia ci mette quattro ore tra atroci dolori perché le bende si attaccano alle ferite. Per poterle cambiare ogni giorno devono prima ammorbidirsi con acqua tiepida ma spesso ciò non basta e spesso assieme alle bende viene via anche qualche pezzo di carne viva. Lui con le lacrime agli occhi, assistito dalla madre, stringe i denti e si fa coraggio. Anche di notte non riesce a dormire per i dolori, vive prendendo sempre più medicine e anestetizzanti. L’alternativa sarebbe la morte.

SUICIDIO ASSISTITO giusto o no?

Appunto morire.. Ma non sarebbe meglio? Che vita è? Ogni essere umano su questa terra si chiederebbe il perché di un Dio perché fa soffrire cosi tanto una creatura cosi innocente. Perché questo bambino non può come i suoi coetanei giocare, correre e ridere a squarcia gola, viversi la sua infanzia come tutti? In realtà non ho trovato la risposta a queste domande. Potrei dirvi, come ho imparato nella vita, che la sofferenza è qualcosa che ci purifica, che Dio la permette (come ha permesso di crociefiggere il Suo figlio) per la nostra santificazione o quella degli altri. Ed è vero, perché una famiglia che deve assistere una persona in queste condizioni, fa veramente un atto di grande amore, dona la propria vita il proprio tempo, anzi si priva del tutto della propria vita per dedicarla al suo famigliare sofferente. Anche Gesù non è morto sulla croce per scherzo o per la cattiveria di Suo padre o semplicemente per caso. Con la Sua morte ha portato a compimento un grande progetto, più grande di quello che ogni essere umano poteva pensare. La Sua morte era il dono per salvare la vita di milioni di persone, per sigillare il nuovo patto di alleanza con Dio che era furioso con questo popolo che si era pervertito. Ha fatto un accordo con Lui, la mia vita per la salvezza di questi. Se è proprio necessario, se non è necessario, allontana da me questo calice. Perché anche a Lui faceva male, anche Lui ha sofferto e avrebbe voluto evitarlo. Ma Dio a deciso di andare fino in fondo e Cristo si è abbandonato alla Sua volontà con questa enorme offerta. E fino adesso Gesù prende su di sé i nostri peccati, ogni giorno durante la santa messa viene crocefisso per noi, fino alla fine dei tempi. Cerca però anche degli aiutanti, con il male che c’è nel mondo è difficile portare questa croce da soli, allora ai piccoli e grandi che sceglie gli da un pezzo della croce da portare sulle spalle. Lui non è morto, è resuscitato il terzo giorno e anche noi non moriremo. Ma quando mi troverò davanti a Dio chiederò se era proprio necessario, questo ve lo prometto.

Questo fa fede, quella fede che ti permette di vedere oltre, oltre questa vita e queste sofferenze. Sofferenze che se offerte per gli altri servono a qualcosa, non sono senza valore, con queste piaghe possiamo salvare gli altri. Chi sceglie l’eutanasia di solito sono persone

che non hanno fede, credono che dopo la morte diventano solo un accumulo di ossa senza nessun futuro. E’ difficile dargli torto, se la vita è solo qui, perché devo viverla soffrendo? Meglio darci un taglio netto. Ma se non fosse cosi come pensano loro, se si sbagliassero?

Un atto di fede non costa nulla, è gratis, e può dare un valore alle nostre sofferenze e alleviarle. Se poi non c’è nulla dopo, avrete ragione voi, tanto volevate morire. Però se vi può far star meglio perché non provarci? Se può dare un senso al vostro dolore?
Quante persone, dopo la “morte” in coma farmacologico, anche dopo tanti anni nel letto senza un segno di vita, un giorno si sono svegliate? Quante persone che i dottori davano per spacciati senza speranza, hanno aperto gli occhi?
E tutte queste persone dicono che stavano sospese tra la vita e la morte. Vedevano una grande luce che le attirava, una luce piena di un amore che li riempiva e gli faceva dimenticare tutte le sofferenze che avevano vissuto. Qualcuno di loro ha parlato anche con i suoi cari, morti anni prima, qualcun altro ha sentito la voce di Dio e della Madonna, altri ancora si sono sentiti precipitare con forza di nuovo sulla terra, dentro il proprio
corpo, perché qualcuno che li amava tanto li chiamava e l’amore ha vinto, sono tornati.
Non possiamo quindi non pensare che qualcosa di grande non ci aspetta dall’ altra parte. Ma se qui ci sono persone che ci amano davvero molto, Dio compie ancora questi miracoli di un ritorno o di una guarigione , laddove i medici non possono fare più niente.

Una ragazza racconta che per anni era in coma, hanno suggerito di staccarle la spina, lei sentiva tutto. Non poteva muoversi, non poteva fare niente, ma era vigile anche se tutti la credevano morta. Ricorda che aveva sentito tante volte la sua mamma e le sue sorelle che si occupavano di lei ogni giorno, sentiva che le leggevano dei libri, che l’accarezzavano, le parlavano e le cantavano le canzoni. Era imprigionata in questo corpo senza vita ma non era morta. Ogni tanto viaggiava però dall’altra parte, vedeva la luce, sentiva il calore e l’amore immenso, ma capiva che non era ancora il suo momento.

Lei non era credente non aveva fede, ma dopo esser tornata da questo viaggio nell’aldilà, nel suo corpo senza vita, ha iniziato a porsi le domande. Sua mamma accendeva spesso la tv, ma lei abituata prima sempre a guardare i programmi pomeridiani di moda e cose futili, in quelle condizioni non potendo scegliere ascoltava ciò che vedeva la madre che donna di fede pregava molto e tante volte lasciava la televisione accesa su canali religiosi.

Lei volendo o no, sentiva tutto. Allora ha iniziato ad ascoltare, vegetava li sentendo le prediche, le sante messe e le catechesi.
I dottori insistevano sullo staccarle la spina, ma la famiglia non voleva e continuava ad occuparsi di lei a parlare con lei come se fosse viva.

Un giorno Cristin, questo è il suo nome, in televisione ha sentito un annuncio, un annuncio che le avrebbe ridato la vita. C’era un convegno carismatico e un sacerdote pregava, la sua voce le arrivava proprio nel cuore. Ascoltava le testimonianze di persone che sono guarite da varie malattie miracolosamente e lei dentro il cuore ha espresso questo desiderio “ Gesù io credo che tu esisti, solo Qualcuno di davvero onnipotente può fare queste cose, volgi il tuo sguardo anche su di me, sono qui, voglio vivere”
Dopo qualche istante alla televisione sentì queste parole del sacerdote “In questo momento, in questo preciso momento, c’è una ragazza che ha fatto una richiesta. Una ragazza che da anni è in coma, ma lei oggi si sveglierà. Gesù ti vuole dire torna a vivere, prendi la tua croce e seguimi”

Lei si sentì attraversare il corpo da un grande calore, le scendevano le lacrime.
La madre che stava vicino al suo letto vide queste lacrime e iniziò a chiamarla:- Cristin Cristin, bambina mia.
Cristin mosse gli occhi sotto le palpebre che non riusciva però ad aprire, la madre sussultò sulla sedia. Inizio a piangere anche lei.
Cristin non riusciva a muoversi né a parlare e i suoi occhi erano ancora chiusi ma la mamma, come ogni mamma che ama il suo figlio, iniziò a farle delle domande.
Quando lei agitava sotto la palpebra occhio, era la risposta giusta, quando non agitava la pupilla questo voleva dire un no.
Cosi la madre capì che Cristin sentiva e ragionava, poteva comunicare con lei.
Oggi Cristin è sulla sedia a rotelle, parla e non ha subito nessun danno celebrare. Si ricorda tutto quello che aveva vissuto quando era in coma e soprattutto grazie a Chi è guarita. Dopo qualche anno è lei ad andare al convegno carismatico che ascoltava in televisione e a raccontare la sua storia.
Un lieto fine grazie a quell’atto di fede e all’ amore delle persone che le stavano vicino. Riferisce che si sentì proprio chiamare indietro da quell’amore che la teneva attaccata alla vita. L’amore dei suoi cari.
Anche il bambino con la malattia della pelle, nonostante la grande sofferenza, non desidera morire, anzi, dice che la sua mamma è la sua migliore amica, le sorelle sono molto premurose e si prendono cura di lui, lui vive giorno per giorno, confidando che può guarire, che la medicina farà passi in avanti e si troverà una cura. Nonostante tutto è felice, ha chi lo ama e se ne prende cura.

Credo che sia proprio questa la risposta, amore. Amore incondizionato. Le persone che vogliono morire dicono di volerlo fare ma in realtà non lo desiderano affatto. Loro desiderano vivere. Ma è l’egoismo del uomo a spingerli alla morte. A volte dei propri cari, che se ne prendono cura si ma con fatica. Non con gioia e sorriso. Allora chi è malato, chi è dipendete dagli altri desidera non essere un peso, non vuole che gli altri per colpa sua non possono vivere la propria vita.
Un peso questo che li schiaccia, che li fa sentire di troppo, sentono in fondo che anche i propri cari pensano “ se lui morisse sarebbe meglio per tutti”.
Questo li uccide, perché se avessero accanto chi con gioia ogni giorno gli dice “ E’ fantastico averti qui, sei un dono prezioso, senza di te la mia vita sarebbe vuota, ti amo e mi prendo cura di te con tutto il cuore, perché so che tu farai lo stesso con me quando ti riprenderai”, anche se questa persona sta in condizioni critiche, troverebbe la forza dentro il cuore di andare avanti, di non essere un peso ma una gioia per gli altri e magari anche di guarire. Perché è l’amore che guarisce e ti fa alzare in piedi ed è la fede che ti da speranza. L’eutanasia è solo un rifugio per chi non si sente amato veramente e non trova nessun appiglio per rimanere qui. Quindi in conclusione dico, no al l’eutanasia, si alla tenerezza e all’amore che possa contagiare queste persone e fargli vedere che, nonostante la loro condizione, sono preziose e importanti per noi che gli stiamo vicino e che senza di loro la nostra vita sarebbe vuota.

A.G

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LA CASTITA’ CI RENDE MIGLIORI – PENSAVANO DI SABOTARE IL SINODO E INVECE…

Al di là dello scandalo e della polemica, la vicenda mediatica di Charamsa ha portato con sé diverse cose buone. Non solo ha costretto molti a dichiararsi e a venire allo scoperto, ma con ciò ha pure portato tanti a cantare le lodi di una virtù bistrattata, ma che Gesù nel Vangelo esalta come poche altre. Pastori, teologi, scrittori e perfino politici: tutti possono vedere cosa nobilita l’uomo

L’omosessualità non è peccato se vissuta nella purezza. Ne parla ampiamente catechismo della Chiesa cattolica. «Un numero non trascurabile di uomini e donne presenta tendenze omosessuali. (…) Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. (…) Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita. (2358) Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia, dissinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione Cristiana» (2359).

La vicenda di Mons. Krzysztof Charamsa, prete polacco, ha fatto parlare molti, infatti prima di Corriere della Sera la notizia l’ho data io sulla pagina di Facebook, essendo stata avvisata da un sacerdote che mi ha chiamata dalla Polonia il giorno prima.

Charamsa è teologo, filosofo ed ora ex officiale della Congragazione della Fede nonche l’ex docente nella Pontificia università gregoriana.

Egli è dunque tutto tranne quello che cerca di far credere lui: “una vittima del sistema omofobo vaticano” definito sempre da lui “disumano”. Se fosse una vittima del sistema omofobo della Chiesa, starebbe a fare giardiniere e non di certo occuperebbe posti cosi “prestigiosi” – ha detto il direttore di Avvenire (e io sottoscrivo a pieno).

Poi queste sue dichiarazioni sono veramente assurde, accusare la Chiesa di essere contro gay è proprio una barzeletta. Non capitemi male ma ci sono più persone omosessuali in chiesa che in tutto l’arcigay. Solo che vivono la loro omosessualità, offrendola a Dio. La chiesa non ha mai descriminato nessuno. Ci sono, è vero, tanti preti con queste tendenze, ma sono uomini di Dio. Portano come una croce questa loro “diversità”.

La Chiesa ha accolto sempre anche le persone con queste tendenze, ma dovevano accettare le regole che comprendevano astinenza sessuale.

Ci sarebbero molte domande che ci frullano per la testa: chi lo ha fatto arrivare così in alto nell’ambiente ecclesiale e perché? Chissà cosa ha insegnato all’universita, in tutti questi anni, ai più piccoli? Come mai questo coming out è stato fatto in modo cosi eclatante con tanto di libri già tradotti e pronti per stampa in diverse nazioni?

Libro che tra l’altro penso nessuno avrà voglia di comprare in quanto solo per come parla questo signore, e palese che sarà pieno di odio e rivedicazioni isteriche di una persona uscita completamente fuori dalle righe. Era una cosa progremmata già da tempo, anzi premeditata. Per disturbare il Sinodo ma non solo, per avere più attenzioni lui e promuovere il proprio io, e poi forse in un altro momento sarebbe passato quasi inosservato.

Che contributo ha pensato di dare con questo al mondo di persone omosessuali?

Io credo che essi siano i primi a vergognarsi del modo che egli ha scelto per annunciare a tutti «che omosessualità esiste». Come se avesse scoperto acqua calda.

San Paolo ne parla molto duramente

Sono due fattori che mi avevano lasciata a bocca aperta: il primo è questo, vedendo le videointerviste che ha rilasciato, non mi sembra una persona equilibrata che cerca di spiegare le ragioni della sua scelta, piuttosto mi sembra un paladino, confuso e isterico, superbo e presuntuoso. Perché ci sono due tipi di persone omosessuali: quelli che vivono la loro “diversità” nella società senza troppi problemi o rivendicazioni e i “gay”, che cercano invece di dare vita a una cultura alternativa, avanzando continuamente le pretese e attirando morbosamente attenzione su di sé. A furia di richieste per non essere trattati in modo “diverso”, mostrano tutta la loro fragilità e in realtà sono i primi a sentirsi “diversi”, “speciali”.

Altro fattore che mi ha fatto rimanere di stucco è quando lui ha detto: «La Bibblia non parla mai di omosessualità. (…) Non trovo nella scrittura nemmeno una pagina, neanche in San Paolo, che possa riferirsi alle persone omosessuali che chiedono di essere rispettate nel loro orientamento, un concetto sconosciuto all’epoca». Ma che Bibbia legge questo sacerdote? San Paolo ne parla e anche molto duramente nella lettera ai Romani 1, 24-32

«Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, sì da disonorare fra di loro i propri corpi, poiché essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al posto del creatore, che è bene- detto nei secoli. Amen.

Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s’addiceva al loro traviamento. E poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balìa d’una intelligenza depravata, sicché commettono ciò che è indegno, colmi come sono di ogni sorta di ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d’invidia, di omicidio, di rivalità, di frodi, di malignità; diffamatori, maldicenti, nemici di Dio, oltraggiosi, superbi, fanfaroni, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. E pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa».

San Paolo non è uno che usa le mezze parole. Anzi, qualcuno addirittura dice che San Paolo era omosessuale, in realtà non lo sapremo mai, ma come vediamo ha scelto di seguire Cristo e condannare piaceri della carne. Non solo quelli contro natura ma parla anche in modo esplicito dei rapporti tra uomo e donna che dovrebbero vivere castamente almeno fino al matrimonio. Di non essere schiavi dell’istinto della carne, ma comandare la carne ed essere dello Spirito.

«Fratelli, camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne… Sono ben note le opere della carne: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere. Riguardo a queste cose vi preavviso: chi le compie non erediterà il regno di Dio.

Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé. Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri. Perciò se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito». (Galati 5, 16.19-25)

La parola “proibito” è dimenticata

Nonostante tutto mi sento di ringraziare Mons. Krzysztof Charamsa, perché ha riportato alla luce una parola che ormai era sepellità sotto falso buonismo e le leggi fai da te. Una parola che lui stesso aveva ignorato, in quanto non c’è lo scandalo nel- la sua tendenza omosessuale, ma piuttosto nel suo “fidanzamento” con un altro uomo. Lui dice “anche noi, come ogni uomo sulla terra abbiamo bisogno dell’amore” ed è vero, ma primo Amore sopra tutti gli altri è quello di Dio. Amore libero, disinteressato, un amore che si priva di sé stesso, anche della propria stessa vita per gli altri. Ed è quello che come sacerdote doveva fare anche lui. Perché un amore umano ti rende felice solo su questa terra, mentre l’amore di Dio è per l’eternità. Se lui avesse dichiarato la sua omosessualità dicendo che la offre a Cristo vivendo castamente, ma vuole comunque che la Chiesa affronti meglio il tema delle persone omosessuali, avrebbe non solo dato un grande esempio ma aperto una strada per tanti che credono che in Chiesa non ci sia posto per loro perché hanno queste tendenze. Sarebbe stato un grande testimone per le persone gay. Per come si sono svolte le cose invece ha dimostrato solo la sua poca fede, immaturità e la voglia di seguire piaceri perversi della carne. Il cardinal Ruini al Fatto Quotidiano ha dichiarato: «Come prete ho anch’io l’obbligo di tale astinenza e in più di sessant’anni non mi sono mai sentito disumanizzato, e nemmeno privo di una vita di amore, che è qualcosa di molto più grande dell’esercizio della sessualità».

Castità come valore da insegnare ai giovani

Dio è comunque un grande, un numero uno, perché da ogni situazione, anche dalla peggiore, ci permette di ricavare il meglio. E il meglio di questo terremoto e proprio il fatto di dare la luce un tema tanto tabù. Da ieri leggo per la prima volta dopo tanti anni, al meno da quando mi sono “convertita” io, che cardinali e vescovi e altri che si sono espressi a riguardo usano la parola castità nelle interviste che rilasciano.

Infatti l’arcivescovo di Milano Angelo Scola ha dichiarato: «Il presumposto perché la chiesa riconosca piena dignità ai omosessuali? La castità». S.E. Mons Crepaldi invece parla di castità prematrimoniale, come valore da insegnare ai giovani. «L’esercizio della sessualità ha senso pienamente umano solo nel matrimonio, perché cosi dice la verità dell’amore umano. (…) La preparazione dei nostri giovani fin dall’adolescenza alla bellezza del matrimonio cristiano, la predicazione del valore della castità prematrimoniale, matrimoniale e di coloro che scelgono per il Regno di Dio, l’attenzione di fare le cose in modo che non si celebrino matrimoni nulli, il lancio di una pastorale famigliare incentrata non tanto sulle difficoltà, ma sulla bellezza dell’amore umano, la trasmissione alle nuove generazioni di una teologia del corpo come dagli insegnamenti del beato Paolo VI e di san Giovanni Paolo II». Perfino un grande scrittore, Maurizio Maggiani, ha risposto esplicitamente alla domada della giornalista Antonella Fiori; in un momento storico in qui valori etici sembrano sempre più labili, che significa avere una morale? Maggiani: «C’è una parola che riassume tutta la domanda. La parola è castità. La castità per Gesu quando diceva nel vangelo “siate puri come colombe” si riferiva l’astenersi dai rapporti sessuali [ndr. Non solo, se uno si astiene dai rapporti sessuali è poi e superbo o cattivo non è puro]. Le colombe si astengono dalla malizia. Castità quindi come candore, l’assenza del secondo fine, dell’interpretazione, data di un certo fatto, di un dialogo con noi stessi falso, funzionale nella nostra gratificazione».

Perfino il senatore Roberto Formigoni ha detto: «La castità è l’imitazione della vita di Cristo. Ci sono stati milioni di uomini e donne che si sono arricchiti di questa esperienza. Dobbiamo riscoprire la castità, la castità ci rende migliori».

Infine Papa Francesco ha dichiarato qualche giorno fa «che essere fidanzati ed essere sposi non è la stessa cosa. Non c’è speranza per la fiducia e la fedeltà del dono di sé, se prevale l’abitudine a consumare l’amore come una specie di integratore del benessere psico-fisico. L’amore non è questo! Il fidanzamento mette a fuoco la volontà di custodire insieme qualcosa che mai dovrà essere comprato o venduto, tradito o abbandonato, per quanto allettante possa essere l’offerta. Chi pretende di volere tutto e subito, cede anche su tutto – e subito – alla prima difficoltà (o alla prima occasione)». Insomma, non può essere solo una questione di sesso. Il Papa invita a frequentare i corsi prematrimoniali che organizzano le parrocchie: «Sono un’espressione speciale della preparazione. E noi vediamo tante coppie, che magari arrivano al corso un po’ controvoglia, ma dopo sono contente e ringraziano, perché in effetti hanno trovato lì l’occasione – spesso l’unica! – per riflettere sulla loro esperienza in termini non banali».

Questa è musica per le mie orecchie e per tanti sacerdoti, laici e suore che ci hanno sempre creduto. Il Sinodo sulla famiglia alla fine prende una strada molto diversa da quella che si aspettavano tutti e riapre i cuori alla speranza, un ritorno ai valori veri, quelli insegnati da Cristo. Uniamoci in preghiera con padri sinodali perché lo Spirito Santo possa lavorare al meglio.

Ania Goledzinowska

PER LA CROCE QUOTIDIANO

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Dio (NON ) è morto

Se ci fosse un Dio non ci sarebbe tutto il male nel mondo, le guerre, la fame. Se ci fosse, le brave persone non morirebbero.

Questi sono discorsi che abbiamo sentito e fatto con molte persone. Sicuramente se c’è la guerra nel mondo non è colpa di Dio ma è il frutto della durezza del cuore del uomo. Se c’è la fame, anche. Basterebbe che i ricchi del mondo dessero un po’ del loro denaro agli ultimi e la fame non ci sarebbe. Il cibo che abbiamo e che buttiamo ogni giorno e sufficiente per sfamare un altro pianeta terra. Allora perché c’è ancora gente che muore di fame? E’ colpa dell’ uomo, dell’uomo cattivo ed egoista che non pensa al prossimo ma solo a se stesso.

Un professore di Filosofia sfida uno studente: o prova che Dio esiste o ne accetta le conseguenze

Un professore chiede a tutti i suoi studenti di scrivere su un foglio di carta che Dio è morto. Soltanto un ragazzo si rifiuta di farlo. Allora il professore gli da un paio di settimane per poter dimostrare e convincere lui e altri studenti che non è cosi, che Dio è ancora vivo. Questo film che sfida i cervelli, non è disponibile in lingua italiana, ha fatto piangere tanti. Una storia davvero bellissima e migliaia sono i ragazzi che escono dalla sala cinematografica in silenzio e con le lacrime nei occhi. Troverete in questa trama molte risposte che i giovani oggi cercano e che nessuno è in grado di dare. Chiedersi il perché è lecito ma non sempre possiamo avere la risposta a questa domanda.

Le tue preghiere a che servono?

Un uomo di successo, va a trovare in ospizio la madre che a causa della malattia non lo riconosce.                                             Lui le chiede: “hai pregato tutta la vita, sei la persona più brava e dolce del mondo, come è possibile che tu hai la demenza mentre io che ho una vita perfetta e sono cattivo sto benissimo? Dove ti ha portato la tua fede? Tutto quello in cui credevi dove ti ha portato? Spiegamelo!”

E lei risponde: “A volte il diavolo permette alle persone di vivere una vita priva di problemi… perché non vuole che nel bisogno si rivolgono a Dio… Il loro peccato è come la cella di una prigione…tranne che è tutto bello e comodo e non sembra esserci nessuna ragione per andarsene da li.. La porta della cella è spalancata.. Finché un giorno.. Il tempo scade.. La porta della cella si chiude all’improvviso … Ed è troppo tardi.. “

Secondo voi la mamma riconoscerà il proprio figlio? Questo film del regista Harold Cronk vi colpirà dritti nel cuore, le lacrime sono assicurate ma anche tanta voglia di credere, amare e sperare ancora.

A quanti di voi è stato detto..

Dio non esiste, io odio Dio e lo combatto, mi ha tolto tutto, dalle persone care che amavo alla mia felicità..

La risposta è facile…

Come fai odiare e combattere Qualcuno che non esiste?

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Official HD Trailer DIO NON è MORTO

Ania Goledzinowska

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#SINODO Un cane che si morde la coda LETTERA APERTA A TUTTI CARDINALI – CONDIVIDETE

per LA CROCE quotidiano – di Ania Goledzinowska

Aiutate i giovani a raggiungere se stessi e a costruire le famiglie del futuro.

Pope Francis kisses a baby handed to him as he is driven through the crowd during his general audience, in St. Peter's Square, at the Vatican, Wednesday, March 27, 2013. (AP Photo/Andrew Medichini)

Pope Francis kisses a baby handed to him as he is driven through the crowd during his general audience, in St. Peter’s Square, at the Vatican, Wednesday, March 27, 2013. (AP Photo/Andrew Medichini)

Eminentissimi  ed eccellentissimi padri, alle volte, guardando le cose da fuori sembra che il Sinodo sulla famiglia e quanto vi ruota attorno sia come una specie di cane che si morde la coda. Forse l’espressione del “cane” non è proprio felicissima per questo tema, ma spiega molto bene ciò di cui voglio parlarvi. Si avvicina il Sinodo e presto non si discuterà d’altro; in verità qualche giorno fa il Pontefice ha rivoluzionato la nullità dei matrimoni. Dovrebbe essere tutto più facile, una sola sentenza, costo zero (per quanto sia possibile). Accogliendo in questo modo il grido di tante persone, che con una prassi così lunga e insormontabile da affrontare sia da un punto di vista emotivo, che naturalmente “economico”, sarebbero state schiacciate. Nel grande buisness che comprendeva una serie di figure che avevano come scopo il lucrare sulle “anime”, la sentenza di nullità era un sogno, senza considerare altri cavilli burocratici, tutti “naturalmente volti alla salvezza della coppia”. Non interessava a nessuno, che potevi essere riempito di botte del proprio coniuge, traditore, che molestava i tuoi figli o quelli degli altri. Il Signore non ti perdona se divorzi, questo era il ritornello che si presentava anche davanti queste situazioni, con l’invito di “offrire” queste sofferenze. La domanda sorge spontanea: “ chi non era vicino alla chiesa poteva capire il concetto dell’offerta?” Solo quelli con le tasche piene di soldi potevano sicuramente capirlo. La canzone è sempre la stessa il povero paga e il ricco compra. L’ umiltà di Papa Francesco e la sua apertura nei confronti del “povero” hanno insegnato a molti dei nostri pastori a non chiudere ma ad uscire e andare incontro a queste situazioni e disagi familiari che oggi dilagano sempre di più’. Con il suo esempio e stile fatto di concretezze ha dato una svolta e i mercenari che stavano dietro questo buisness ora devono cercarsi un lavoro nuovo.

Vescovo un padre e non un estraneo

Si legge nella lettera del Papa motu proprio “che il vescovo di ogni diocesi eserciterà la potestà giudiziale personalmente o per mezzo di altri a norma del diritto.” Egli dovrebbe essere il padre, conoscere bene la coppia, guidarla, ascoltarla e poi decidere. Come possiamo davanti a Dio avere la coscienza pulita, prendere delle decisioni, non conoscendo in fondo la vita di due persone? Al giorno d’oggi la maggior parte dei matrimoni sono tutti nulli. Proprio perché, a parte sette incontri prematrimoniali, nessuno si curava ne prima ne dopo di queste persone e quindi si sono sposati, cosa assurda, in chiesa, senza sapere che voleva dire questo quasi costretti a fare un passaggio obbligatorio che ti permetta solo così di accedere al matrimonio. Poco importa credere nella “storiella” di Gesù Cristo i Suoi Sacramenti e la Sua Chiesa. Questo è come andare dal dottore perché abbiamo il cancro, ma non ci fidiamo di lui, non lo ascoltiamo, non ci facciamo curare, non accettiamo i suoi consigli, vogliamo solo la ricetta per le medicine, che noi abbiamo deciso che vanno bene.

Il dottore, in questo caso il parroco, che la prescrive è un irresponsabile, perché magari la medicina che abbiamo scelto può farci del male. Un medico vero non lo farebbe mai, manderebbe il paziente da “un’altra parte” e non si prenderebbe la responsabilità delle complicazioni dopo la cura fai da te o peggio, della morte. Tanti sottovalutato il caso e superficialmente prescrivono una “ricetta” che non va bene, solo per farsi pagare “la visita”.

Il sacerdote davanti a Dio prende su di se la responsabilità di aver celebrato questo matrimonio, e si dovrebbe prendere la responsabilità anche per il divorzio. Non potete cari sacerdoti celebrare matrimoni di chi in chiesa non ci va proprio, perché poi dovrete e per di più “gratis” adesso, dichiarare che questi matrimoni erano nulli.

La fede è grazia

Mi consola il fatto che nella commissione del Sinodo ci sono tanti santi cardinali, uno di questi e Card. Francesco Montenegro, con il quale avevo parlato tempo fa proprio di questo tema.

Quindi si, curare la pianta, le foglie, cioè divorziati, accogliere tante situazioni irregolari, accompagnarli e aiutarli. Ma se non curiamo la radice, la pianta sarà sempre infetta. Dobbiamo offrire ai giovani che a loro volta cresceranno e vorranno sposarsi più attenzioni. Non bastano sette incontri prematrimoniali. Chi li fa ha già deciso di sposarsi e partecipa perché deve farlo. La fede è una grazia, è un incontro, e ognuno ha un suo tempo di maturazione in cui questo avviene. Ci sono le pastorali giovanili, ma tantissime di esse non fanno quello che ci sarebbe da fare, ma solo quello che sono costretti a fare. Infatti più volte abbiamo proposto in varie diocesi un cammino per fidanzati e single età 16 – 30 anni, ma i responsabili della pastorale giovanile non hanno mai avuto il tempo di occuparsene. Io mi chiedevo sempre: “allora cos’ è che fanno?”. Per fortuna possiamo sempre trovare un sacerdote pienamente disponibile, che si dedica totalmente a questi giovani nell’ambito della propria parrocchia.

Appello a padri sinodali

Vi chiediamo dunque di inserire nella discussione del sinodo il tema giovani. Perché busseranno loro presto alle vostre porte per sposarsi e se non sanno quello che fanno, cari padri sinodali, dovrete continuamente curare la pianta già malata, famiglie distrutte e continuare all’ infinito con processi di nullità.

Un cammino per i giovani, in ogni diocesi, di almeno un anno, non obbligatorio, ma aperto, perché la fede deve essere un atto libero, dove ogni ragazzo o ragazza possono ascoltare, pregare e condividere insieme le problematiche di oggi.

Un cammino dove si parla di affettività, sessualità, perdono, dove si impara l’ importanza dell’ altra persona che per me è un dono, che non è mia, mi e stata affidata da Dio e perchè io la posso rendere migliore e viceversa. Dove si impara non le leggi e gli articoli dello stato sull’ unione civile, ma dove si scopre prima di tutto chi sono io, cosa Dio vuole da me, qual’ è la mia strada, la mia ragione di esistere, la mia meta. Il fine di tutto non è il matrimonio ma la vita eterna. Tutto quello che c’e in mezzo è solo lo strumento per la nostra santificazione. Dobbiamo imparare ad amare veramente, ma se non amiamo e non conosciamo noi stessi, non potremmo mai amare un’altra persona. Non ne saremo capaci. Il matrimonio in chiesa senza fede non esiste; la fede è una grazia ,un percorso in cui i giovani devono essere accompagnati prima che pensino di sposarsi. Non sarà questa la soluzione, non sarà la pillola magica, ma è una valida azione che viene intrapresa per un giovane che nell’ età adolescenziale, scambia il sesso con l’amore, soffre, e si interroga se il vero amore esiste. Non trovando le risposte e un aiuto valido fa di testa sua, o come il mondo oggi e ovunque propone e suggerisce. Dobbiamo fare conti con questa grande sofferenza di persone che non sono riuscite a mantenere la promessa, “nella salute e nella malattia, nella gioia e nel dolore”. L’amore vero ti graffia, per questo tanti hanno paura di amare veramente perché non vogliono soffrire, ma la strada dell’ “Amore” è la Croce. Se tu ami veramente, sei disposto a dare la tua vita per un’altra persona, come ha fatto Gesù, sulla croce. Amatevi uni gli altri come Io ho amato voi.

Spero che la mia non rimanga una semplice provocazione, visto che condivisa da molti giovani, ma che scuota le coscienze dei padri sinodali. In comunione di preghiera.

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#CUORIPURI, DOVE SI IMPARA A FARE L’AMORE MA SUL SERIO

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Di Ania Goledzinowska per “LA CROCE quotidiano” 15.07.2015

Il Cuore è il luogo privilegiato dove custodire i desideri e i sogni, ma anche dove si nascondono le ferite e le paure inconfessate. Sono proprio queste ultime il maggior ostacolo oggi alla costruzione di rapporti duraturi e di famiglie solide. Perché i ragazzi fanno così tanta resistenza a conoscere il vissuto dell’altro? Perché hanno paura. Hanno paura di costruire qualcosa insieme che duri; hanno paura di amare veramente perché amando si rischia di soffrire e di rimanere delusi. “Non ci vogliamo impegnare” ed è questa la frase “Paravento” che nasconde un’immensa paura, quella di fallire. Così ci si ferma al piacere senza però arrivare a sperimentare la gioia. Ci si fa bastare il “qui e ora”, il “tutto subito” ed ecco che si è soddisfatti, ma non appagati, contenti, ma non felici.

Colpa di chi?

La società dell’usa e getta sta rovinando il mondo e disorienta sempre più le persone che cercano di coprire il loro vuoto interiore con stratagemmi. E il sesso è uno dei diversivi più diffusi. Il vuoto è un male che appartiene ad ognuno di noi, perché non esiste essere umano che nella vita non l’abbia provato. Il vuoto è il sintomo della nostra limitatezza e del fatto che solo Dio, che è amore e bene infinito, lo può colmare.

L’uomo è naturalmente e costituzionalmente fatto per amare e per essere amato, ma purtroppo oggi, in questa società fatta di stress, di consumismo e di futilità cerca ciò di cui ha bisogno nei luoghi sbagliati. Così è facile cedere all’alcol, alla droga, alle perversioni e alle trasgressioni che non sono più considerate tali perché sono diventate la normalità. L’assurdo e il paradosso hanno la meglio in questo mondo sottosopra, dove tutto sembra andare al contrario. Niente ci riempie. Niente ci soddisfa. Nulla ci appaga. Chiediamoci perché!

Abbiamo auto e telefonini sempre più belli, sempre più costosi, dell’ultimo modello. Viviamo in case sempre più grandi e fornite di tutte le comodità per farci vivere al meglio. Le nostre famiglie, invece,  sono sempre più piccole, tristi, rovinate da un numero crescente di divorzi e separazioni. Un tempo la famiglia era composta da molte persone e si riusciva a vivere anche con cinque figli in una camera sola. Eppure si era più uniti di oggi, perché ognuno si dava da fare per aiutare l’altro. Oggi abbiamo stanze ampie, ma siamo soli. Ci giustifichiamo, più con noi stessi che con gli altri, dicendo che la vita è cara, che non abbiamo i soldi per sposarci, figurarci per avere dei figli. Però magari abbiamo un telefonino da 700 euro e due macchine in garage.

Da una parte oggi tante ragazze vogliono essere superdonne, vogliono portare i pantaloni, vogliono dimostrare di non avere bisogno di nessuno, di essere autonome e indipendenti, hanno soltanto pretese e rivendicazioni. Hanno dimenticato come si fa a donarsi, hanno di fatto abdicato al loro naturale ruolo. In questo modo dall’altra parte gli uomini si sentono smarriti, non sanno più quale sia il loro posto. L’unico modo rimasto per rapportarsi con la donna è il sesso, come possesso e prevaricazione, come estremo atto di potere di chi è rimasto disarmato. L’atto sessuale rimane quindi l’unica carta da giocare, l’unica fragile certezza, l’unico appiglio a cui aggrapparsi.

L’uomo egoista o la donna carnefice

Moltissimi giovani mi scrivono, confidandomi che vorrebbero costruire un rapporto duraturo con una persona ricca di valori. In particolare i ragazzi lamentano il fatto di non trovare donne serie. Troppe oggi sono le ragazze facili! Non è una frase fatta né un modo di dire. Si tratta purtroppo di una triste realtà che mi viene racconta troppo spesso. Normalmente si è portati a pensare che sia l’uomo ad essere egoista e approfittatore, e in tanti casi è così. Ma oggi sembra che siano le donne le “carnefici” dell’amore.

Da altra parte le persone omosessuali rivendicano il diritto a crescere dei figli, nonostante il parere di fior fiore di psicoterapeuti che spiegano come lo sviluppo psichico di una persona con due madri o due padri sia compromesso. Davvero il mondo sta girando al contrario! In un tempo non molto lontano, quello dei nostri nonni, davano alla luce tanti figli che si prendevano cura dei genitori quando questi diventavano anziani, perpetuando così un ciclo di vita sana e feconda. Oggi invece sono i nostri genitori a mantenerci fino a 40 anni! Ma quando saremo anziani, chi ci aiuterà? Chi ci abbraccerà quando giaceremo nel letto sfiniti dalla vita e dal lavoro, magari malati? Saremo soli. Il mondo sta morendo, almeno quello dell’opulento Occidente. Questa è la drammatica verità. Uccidendo i sani valori, stiamo decretando la nostra estinzione. Colpendo al cuore il nucleo della fecondità del mondo, ovvero la famiglia, stiamo portando la società alla rovina. Tutto questo perché vogliamo cambiare la normalità della realtà.

Nelle chiese non si parla di castità

La parola castità o essere casti purtroppo sempre di meno suona tra le mura delle chiese o delle parrocchie. Tanti sacerdoti si sono arresi a questa nuova moda è anziché professare l’amore libero (non libertino) durante omelie, preferiscono tacere. Alcuni hanno paura di perdere i parrocchiani, di “spaventare” la gente, altri non lo sentono proprio, perché sono primi a non viverla. Per esperienza personale posso dire che c’è una gran parte di giovani che vengono affascinati da questo tema e vogliono vivere questo valore e vogliono provarci e invece chi è più ostile sono proprio i tanti sacerdoti che hanno dimenticato l’amore-dono e la virtù della purezza.

Non voglio generalizzare, l’albero e fatto di tanti frutti e tantissimi di essi sono buoni, ma è una realtà che anche Papa Francesco e tanti vescovi lamentano. Ovviamente essere casti , quindi essere puri non si restringe solo a un atto sessuale prima del matrimonio. Puoi essere vergine, ma se sei arrogante, cattivo, approfittatore, bugiardo non sei puro. Tutto questo l’ho imparato da quei sacerdoti che non hanno paura di professare la verità. Non una verità che ti obbliga e ti castra, ma una Verità che ti porta ad un livello più alto, che ti indica la strada per essere felice e trovare il vero amore perché Dio ci indica la strada ma poi ci lascia sempre liberi di scegliere quella giusta.

Come possiamo cambiare le cose

Quindi cosa possiamo fare per cambiare le cose? Iniziare dalle basi, dalle radici da giovani. Costruendo un rapporto duraturo già fin da piccoli. Ci viene in aiuto Papa Francesco che di recente si è espresso in modo molto chiaro su questo argomento Sto per dire una cosa impopolare, ma il Papa deve rischiare. L’amore non deve usare, l’amore è casto e allora dico a voi: siate casti»

Ecco allora che la parola “incriminata” cioè la parola castità sembra piuttosto evocare una rinuncia ad amare, o quantomeno un impedimento a godere appieno di questo sentimento. Potrei riportarvi qua centinaia di testimonianze di ragazzi dell’iniziativa di “Cuori Puri” che la pensano diversamente. Alcuni possono dire “Io non vivo senza sesso”, io vi rispondo “ so di gente che è morta di fame e di sete ma nessuno ancora, per quanto ne so, è finito in ospedale o peggio al cimitero per astinenza sessuale”.

Conosciamoci meglio, amiamoci di più, perché l’amore vero dura per sempre , per l’eternità, c’è, esiste e non è una favola come possiamo pensare. L’amore vero ha bisogno di sacrificio, impegno e anche a volte della sofferenza. I nostri nonni una volta riparavano ciò che si rompeva, oggi si usa e si getta. In realtà facciamo del male solo a noi stessi. San Giovanni Paolo II chiedeva “Vi chiedo un anno di castità, so che quello che vi chiedo è difficile ma non è impossibile”. Cosi potete essere padroni del vostro corpo e non schiavi. Perché scegliere la castità? Perché ti rende speciale, perché sei prezioso perche da sempre ciò che “proibito” è più appetitoso di quello che puoi avere come e quando vuoi. E’ oggi il frutto proibito è proprio essere casti.

Alcune diocesi hanno capito questo ritorno ai veri valori e sono sempre più frequenti le richieste per i corsi di affettività per single e fidanzati, ragazzi  che magari ancora non pensano al matrimonio ma che vogliono fare di sé un dono prezioso. Allora vogliamo invitarvi a uno di questi cammini di conoscenza di sé e dell’altro, perché anche voi poteste trovare il vero amore per sempre.

Un ragazzo Roberto di Cuori Puri la sua scelta la spiega cosi:

“Fino a un po’ di tempo fa, la pensavo allo stesso modo, cioè che non si potesse stare senza sesso. Il sesso era tutto. Ogni posto, ogni ora, ogni situazione e ogni pretesto erano buoni per fare sesso. Tutto bellissimo, tutto stupendo, un ottimo modo per godere, fare pace dopo aver litigato… e basta! Ma quanto può essere meschino il sesso! Ci fa credere che siamo uniti a una persona profondamente, in quell’istante non possiamo fare a meno di lei, ma in realtà ci nasconde la realtà: si tratta di una sensazione prettamente fisica, dove gli sbalzi ormonali deviano la nostra razionalità spirituale. Il sesso ci fa stare con il corpo di quella persona, ma non con la persona nella sua totalità di corpo e anima, per non parlare poi del calo del desiderio che deriva dal sesso sfrenato.

Perché scegliere di essere casti

Perché ho scelto la castità? Semplice, mi ha reso libero, senza togliermi nulla, anzi, anche se non sono sposato faccio l’amore con la mia ragazza tutti i giorni… come? Conoscendola, abbracciandola, tenendola per mano, accarezzandole i capelli, cingendola tra le braccia finché non si addormenta, facendola sorridere, sentendo tutto il significato di ogni bacio, rispettandola. Quello che mi torna in tutto questo sono sensazioni che il sesso non mi ha mai dato, sono sensazioni perpetue che non perdono mai di valore. La mia castità è il piacere di Dio e il dono per la donna che amiamo, il modo più grande per rispettarla ed amarla, il modo corretto di conoscere una persona, il modo vero per fondersi con lei. Nessuno ci obbliga alla castità, ma è ovvio che io per esperienza la voglio consigliare a tutti, perché cambia la vita. Il sesso rende schiavi, l’amore rende liberi. Non è e non sarà mai facile resistere, le tentazioni si presenteranno ogni giorno, anche per colpa della grande quantità di messaggi a sfondo sessuale che riceviamo ogni giorno dai media. Ma abbiamo un ottimo supporto: Dio. Lui ci dà il coraggio, la forza, la speranza e la voce per testimoniare tutto questo. In Amore bisogna saper scegliere e rinunciare, sacrificare qualcosa di se stessi e accettare delle rinunce, non imposte da fuori, ma scelte liberamente dal cuore. Io questa scelta l’ho fatto con la mia lei, ma l’avrei fatto comunque anche senza di lei. L’amore è anche saper aspettare.”

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Il Cardinale che nega il funerale dei mafiosi, parla di omosessualità, divorzi, castità e Amore

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L’AMORE VINCE TUTTO

Don Franco Montenegro è il Cardinale degli ultimi, dei poveri, degli immigrati e dei giovani lavoratori della Caritas è il presidente della Commissione episcopale della Conferenza episcopale italiana per le migrazioni. Era il lontano 2011 quando lo conobbi  in occasione di “Giovani in Festa” nella sua diocesi di Agrigento dove è vescovo. Mi colpì subito, non si sedeva sulla poltrona del vescovo ma per terra con i ragazzi, non aveva la croce d’oro sul petto ma di legno, come anche il suo bastone  fatti del legno della barca che naufragata anni prima 10949780_786094558146520_1916217135_ncarica di emigranti in cerca di una vita migliore. Girava con il motorino senza un porta borse o con una macchina sgangherata presentandosi senza avviso nelle parrocchie per celebrare le messe. Se gli capitava un parroco africano, lui vestiva casule  colorate, come quelle che solitamente usano i sacerdoti di colore, per farlo sentire a casa. Inoltre ha recentemente negato il funerale ha un boss mafioso, e mi ricorda, “Chi mi chiama cardinale, non gli do appuntamenti e non lo saluto neanche, io sono don Franco”.

Molte volte essere fedeli alla Verità vuol dire morire sulla La Croce.  Questi esempi forti di coloro che danno la propria vita per il Vangelo oggi ci toccano nel profondo. Ma Dio è Dio di tutti, crede che sia arrivato il momento in cui tutte le religioni si dovrebbero unire per pregare un unico Dio dell’ Amore per la pace del mondo?

“ Io ritengo di si, perché Dio non divide mai, Dio unisce, allora dobbiamo essere capaci di fare spazio a Lui. Noi abbiamo avuto anche una piccola esperienza a Lampedusa, dove ricordando il primo l’anniversario della morte di 360 persone nel naufragio, ci siamo ritrovati insieme ai  rappresentanti  di più religioni, da quella giapponese a quella ortodossa, da quella cattolica a quella mussulmana a pregare insieme. E’ stato un momento di vera pace. E ci siamo accorti come senza porci i grandi interrogativi, si poteva stare insieme. La forza qual’è stata? Il povero che riuscito ad unirci, l’emigrato e Dio. Noi ci rivolgevamo a Lui con le nostre parole, ma io credo che in quel momento è Lui che ha parlato parecchio al cuore di ognuno di noi, siamo tornati a casa tutti col il cuore pieno di pace. “

In effetti la fede non dovrebbe dividere..

“Ma non può dividere, allora Dio non avrebbe senso, un Dio che divide che rompe è un Dio che non può trovare posto. Noi dobbiamo guardare il Dio che parla dell’amore, dice addirittura di amare i nostri nemici, di porgere l’altra guancia. E l’amore è sempre un rischio. Ma anche nella Bibbia si legge che l’amore vince tutto!”

Tra qualche mese torna il Sinodo sulla Famiglia dove si parlerà dei divorziati, conviventi ecc. Ad oggi le persone sono molto disorientate, non c’è chiarezza. Avremo finalmente risposte chiare?

“Credo di si, d’altra parte è un cammino. Io credo che adesso ci troviamo in un momento come  quando in una casa entrano gli operai e mettono su un cantiere, quando c’è il cantiere non si capisce niente. Anche il padrone di casa si sente estraneo, non sa dove mettere le mani. Però, piano piano che il cantiere va avanti ecco che si incomincia a vedere e a delineare. Credo che anche l’atteggiamento del Papa, di ascoltare la voce di tanti, diventa un gesto di carità importante perché e nell’ ascolto che noi possiamo individuare qual è la verità e qual è la realtà che ci circonda. I principi non possono cambiare, i principi restano e sono validi. Non si può cambiare il Vangelo a proprio uso e consumo. Però l’ascolto di chi soffre, di chi è in una particolare situazione diventa necessario, Gesù fece questo. Gesù andò anche a casa di gente di malaffare. E ascoltandoli, standogli accanto, ruppe i cuori. La professione di Zacheò è stata “ Senti mi sono accorto che ho rubato e forse bene che cambi vita” ma questo perché avvenne? Perché Gesù stette con lui. Non si fermò alla soglia solo perché questa era la casa del peccatore ma entrò dentro e stette con lui.”

 Quindi l’Amore è la risposta? 

“Si, ma non come lo concepisce il mondo, come la donna che gli lavò i piedi per esempio, Lui ebbe parole di amore per lei, di benevolenza e gli ha chiesto di vivere diversamente l’amore, non come l’aveva vissuto sino all’ora. Questa donna dell’amore ne aveva  fatto il suo pallino però l’aveva vissuto male e l’incontro con il Signore la cambia così capisce il vero significato dell’amore che sta nel dare e donarsi e non nel  pretendere e rivendicare.”

 

Le persone risposate con i figli oggi hanno un solo modo per prendere la comunione ed é chiedere l’annullamento alla  Sacra Rota che valuta se il precedente matrimonio è nullo, cioè che non è mai esistito?

“Ora come ora si. La Chiesa però dice di essere accoglienti. Mi è capitato di trovare tante coppie in questa situazione e gli ho sempre detto;  non sentitevi fuori, avete la parola di Dio che vi deve aiutare a portare la luce nella vostra vita a capire davvero, a confrontarvi con Dio. Questo è un cammino che poi ci illumina a fare delle scelte. “

Ci sono sacerdoti che dicono che si può e danno la comunione ai divorziati, alcuni addirittura consigliano di rifarsi una famiglia e ci sono altri che sostengono il contrario. Troppa confusione. Un sacerdote mi ha detto che se c’è una persona ritenuta dal proprio confessore “valida nella fede, praticante, in cammino”, anche se vive una situazione irregolare, la chiesa permette di dargli la comunione, ma separatamente, non davanti a tutti per non creare lo scandalo. E’ la verità?

 “Non c’e nessuna cosa scritta al riguardo che ci dice di fare cosi. C’è un rapporto personale con la persona che può vivere una situazione particolare, nel discernimento un prete può valutare. E nell’incontro con le persone cercare ciò che giusto e ciò che in quel momento richiede la carità e la fedeltà a Dio.”

 Quindi va valutato caso per caso?

 “Si ci sono dei casi particolari. Alcune volte ti trovi davanti alle persone che hanno dovuto subire il divorzio e che fai? Io lavorando alla Caritas, mi sono trovato con tante donne abbandonate con i figli che si sono dovute risposare e che mi hanno detto “altrimenti io non potrei mangiare, non potrei vivere, non potrei dare il necessario ai miei figli”. “

 Sposarsi per questi motivi non è molto…( il cardinale mi interrompe)

 “Infatti, ma alcune volte diventa necessità (es. per l’amore dei figli ndr) per molte donne che sfrattate vivono per strada, trovare un uomo che le accolga con il figlio “è una salvezza”, tu non puoi subito dire “Hai sbagliato”. Il principio è “tu non puoi farlo”,  noi non diciamo, brava hai fatto bene. E chiaro che si torna nella situazione che non è quella migliore, quella giusta, però anche la comprensione è importante.”

 Quindi bisogna prima accogliere, ascoltare e poi guidarli?

 “Si, guidarli e vedere, è un lavoro lungo, ma non puoi escluderli. Io credo che nel Vangelo se c’è una parola che non appare mai e quella di escludere qualcuno. E’ il Vangelo che ci dice di metterci dalla parte dei poveri. Povero oggi non è soltanto quello che ha la “pezza alla giacca” il povero è anche quello che soffre e vive una situazione particolare dove non riesce ad essere il “padrone” della sua vita come vorrebbe.”

 La chiesa non parla quasi più di castità. Anche nei rapporti irregolari, se c’e la castità, è concesso prendere la comunione, ma nessuno glielo dice. Lo stesso per i giovani, tanti non ne hanno mai sentito parlare, pensano che sia una cosa antica, che non si usi più. La vita casta allora è un imposizione moralistica della chiesa o è la via che Gesù ci indica per costruire rapporti veri e  duraturi non basati soltanto sulla passione, che terminano dopo qualche anno, ma che possono durare per sempre?

 “Le cose imposte non reggono, parlare di castità è parlare anche di amore. Un amore imposto diventa un inferno. La castità è quella scoperta che poi diventa scelta che mi fa capire che una vita può essere donata. E’ che all’amore, gli posso dare anche uno spessore, che si conclude in un si bello e pieno. (sposandosi ndr.) Mi vengono in mente due ragazzi che sono venuti da me quando ancora ero parroco e cosi parlando lui mi disse “ sa, io ho voglia di far l’amore con la mia ragazza, anche lei di far l’amore con me, però noi avendo scelto di camminare con il Signore, ci diciamo solo questo desiderio. E abbiamo scoperto che dirci questo e dare di più, che se avessimo consumando il rapporto subito”. Allora la castità vissuta così non è mortificarsi ma è proprio vivificarsi e vivificare l’altro e scoprire che c’è nell’amore sempre un gradino in più, che se lo raggiungo, mi riempie. A me questi due ragazzi mi hanno aiutato a capire..”

 

Certo, perché non deve essere un castigo..

“No, assolutamente, perche se io dovessi vivere la legge di Dio come castigo, Dio stesso mi diventerebbe pesante. Loro hanno saputo tradurlo in dono. E la castità è dono.”

Anche le persone omosessuali oggi si sentono esclusi dalla chiesa, la chiesa come abbiamo già detto non è contro nessuno ma per la famiglia, l’amore, l’accompagnamento e l’accoglienza. Un omosessuale che vive castamente può tranquillamente accostarsi alla comunione offrendo tutto come una croce in dono per gli altri. Amare non è peccato, ma se sei etero o omo e vivi la tua sessualità nel modo disordinato sei un peccatore. Vale per tutti. Ci vuole il sacramento (matrimoni ndr.). Questo per le persone dello stesso sesso non sarà mai possibile. Allora che modo possiamo adottare perché non si sentano esclusi?

 Credo che ci sia quello dell’ accoglienza ed anche qua c’è un discorso personale perché è da vedere se l’omosessualità è frutto soltanto della mancanza di valori, alcune volte può essere un gioco della natura, allora caso per caso tento di vedere e come dico anche a una persona sposata – tu non puoi andare con altre donne e devi cercare di migliorare la tua vita e di impostarla nella maniera più serena e più di donazione- ecco anche alla persona omosessuale io potrei fare lo stesso discorso.

 Però non tutti sono preparati a questi temi, esistono in chiesa delle realtà di aiuto per questo tipo di situazioni?

Io credo che oggi si sia più preparati di prima. Prima, di queste situazioni, non se ne parlava. Allora non essendoci il problema o essendoci ma non interessandoci, non potevamo essere d’aiuto. Oggi ci sono tanti segnali di una chiesa che attenta cerca, come nel matrimonio che è rotto, di aiutare e anche nel caso di omosessualità c’è una chiesa che si apre all’ascolto e all’accoglienza. Non potremmo mai trovare la totalità. Credo che la definizione di amore migliore e quello di condividere, allora quando trovi una persona con determinati problemi o che vive la sua vita in una certa maniera, tu l’accompagni e in questo accompagnare c’è quello che dicevamo prima, questa ricerca di verità.

Che posizione ha rispetto alle proposte di legge in discussione al Parlamento italiano in cui si vuole equiparare l’unione omosessuale al matrimonio e legittimare la pratica dell’utero in affitto attraverso la stepchild adoption (coppie omosessuali che possono adottare figli del partner ndr.) ?

Che certe unioni civili, debbano essere equiparate alla famiglia non me la sento proprio di dire, perché la famiglia ha una sua caratteristica, ha una diversità del sesso, l’incontro è un integrarsi, un arricchirsi. In una famiglia il figlio viene visto come dono. Un figlio non è un qualcosa di dovuto perché io adulto lo voglio. Ecco quindi non possono neppure usare il figlio per dire, io ci sono. Allora davanti a questo tentare di mettere tutti sullo stesso piano io non mi ci ritrovo perché la famiglia è una realtà ben precisa. E’ La ricchezza di due persone diverse che scoprono che c’è un cammino da fare insieme, integrarsi va bene, ma che poi si debba dire che tutto per loro è possibile non sono d’accordo. Anche un figlio non è un fatto meccanico, non è un fatto di interesse personale, oggi credo che ci si sta confondendo parecchio. Stiamo mettendo tutto come un’unica realtà dentro un pentolone, come se non ci fosse diversità. Questo voler accontentare tutti non credo che sia il modo migliore per costruire una civiltà, che guarda avanti.

 

Al Sinodo si parlerà soprattutto di famiglia, oggi per sposarsi si debbano fare i corsi prematrimoniali. Ma chi lo fa è perché ha già scelto la data del matrimonio. Lei non pensa che invece sarebbe opportuno proporre al Sinodo che in ogni diocesi ci fosse un cammino per fidanzati e single, che non pensano ancora a sposarsi ma che vengono preparati per accogliere l’altra persona nel fidanzamento come un dono di Dio? Che gli si spieghi le esigenze del corpo, di maschio e femmina, fino ad arrivare al significato di questo “si lo voglio?. Camminando con la chiesa in un percorso di fidanzamento casto, bello, responsabile che ci prepara ad matrimonio duraturo? D’altronde la famiglia bisogna costruirla e curarla dalle radici.  Il corso prematrimoniale potrebbe essere quindi il compimento di un percorso..

 

 “Questo penso di si, ma anche nella Pastorale Giovanile che oggi si fa, c’è ormai ovunque questa attenzione ai giovani, credo che anche questi aspetti vengano in qualche modo sottolineati ma forse non abbastanza. Io per esempio ricordo alcuni giovani che non erano fidanzati, al corso prematrimoniale. Avevano voglia di sentire, capire, approfondire, percepire e  prepararsi. Questa non sarebbe una brutta idea. A me in sé l’idea di corso (prematrimoniale ndr) non mi convince, mi lascia un po’ cosi, faccio alcune lezioni, ho assicurata la “promozione”. A scuola se io non sono bravo mi fermano, in seminario se io non sono bravo mi fermano, qua invece ti faccio qualche lezione e poi tu va’ avanti. E questo non è soddisfacente perche tu puoi anche subire queste lezioni magari solo per amore del tuo fidanzato o fidanzata e dici, “io ci vado ma non mi interessa” .

Viene da dire, se non ti interessa allora non sposarti in chiesa, vieni quando sei interessato veramente.. Meglio meno matrimoni ma duraturi, responsabili, che centinaia di matrimoni inesistenti, che si sciolgono dopo un paio di anni  perché non abbiamo nemmeno capito il significato di questo sacramento.

Si, Io lo vedrei come un itinerario, un cammino di fede e non sei lezioni e hai finito. Non puoi dire io mi faccio sei lezioni col mio fidanzato e poi mi sposo. Perché la fede è un incontro, hai bisogno di camminare con tuo fidanzato, di conoscerlo e per  scoprirlo devi fare un cammino. Lo stesso vale anche per la fede. Un percorso di vita ci prepara a essere maturi e pronti per il grande passo e non certo i sei incontri nel corso prematrimoniale. E in quel percorso di vita, la fede mi dice di saper guardare il cielo ma anche di saper guardarmi  io. In questo modo io scopro di essere diverso da te, di cosa significhi rapportarmi con te, così scoprirò come l’amore è diverso dall’amicizia o come l’amore ha bisogno dell’amicizia. Tante volte io dico alle persone Ti Amo, ma quando c’è un problema vado al bar con gli amici. Cosiddetto l’amore a scadenza o l’amore per sempre, finché dura, finché non ci sono i problemi”

La carità  dunque ci allena nel cammino dell’ amore. E’ il modo migliore di dimostrare un amore più grande?

Bisogna tenere conto che la carità è un gioiello che ha tante facce. Perché carità alcune volte può essere anche sopportare ma non sbuffando e lamentandosi, ti porto su di me, no, cosi diventa fatica. La carità è compatire, io patisco con te e quando si patisce non si battono le mani. La carità è il perdono, la carità è accoglienza. In questi giorni noi cantiamo a tutte le ore e in tutte le minestre “Dov’è carità  è amore, li c’è Dio”, poi incontriamo un immigrato e ci giriamo dall’altra parte. Dobbiamo stare attenti anche a parlare di carità, perché alcune volte la carità la riduciamo al buonismo così diventa solo elemosina. Ti do qualcosa e ti ho amato. Ciò è l’osso gettato al cane. Il Signore come metodo di carità ci ha dato LA CROCE. La carità se la so vivere è un atto di fede. Il Signore dice nel Vangelo “Dammi da bere, dammi da mangiare, la ci sono Io”. Quindi, ti do quello che è necessario non quello che mi avanza. Mi privo di qualcosa per te, questa è la carità.

Non è semplice..

Certo, molte volte la carità mette anche me in discussione. Qualche volta abbiamo quella carità facile, che non cambia niente nella mia vita nè in quella dell’altro.  Il Samaritano ci ha detto che “è fermarsi”, perché se io ti do l’elemosina correndo allora  non ho vissuto la carità. Perché non mi sono messo accanto, non mi sono calato nel profondo, ero superficiale. Maria è il segno della carità perché è stata ai piedi della Croce. E’ stare, è fermarsi, anche se non hai un soldo, anche se non hai nulla ti puoi fermare, ascoltare per prendere su di se un po’ della croce dell’altro. L’ora della preghiera deve diventare l’ora della carità. La carità è interessante, ma la carità ti graffia, perché non ti lascia mai come eri prima. Nella parabola del Samaritano c’è il decalogo della carità e dell’amore. Dieci verbi: lo guardò, si fermò, lo prese, lo mise, andò a pagare … se son dieci vuol dire che è un cammino. Madre Teresa dice: “non sono i poveri che ci devono dire grazie, ma siamo noi che dobbiamo dire grazie a loro, perché ci permettono di restituire ciò che il nostro egoismo ha tolto.” La carità non è aiutarci quando ci vogliamo bene, la carità inizia quando tu mi vuoi bene e io non te ne voglio. ” La carità è l’amore.

di Ania Goledzinowska per LA CROCE QUOTIDIANO

http://www.lacrocequotidiano.it/

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