#CUORIPURI, DOVE SI IMPARA A FARE L’AMORE MA SUL SERIO

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Di Ania Goledzinowska per “LA CROCE quotidiano” 15.07.2015

Il Cuore è il luogo privilegiato dove custodire i desideri e i sogni, ma anche dove si nascondono le ferite e le paure inconfessate. Sono proprio queste ultime il maggior ostacolo oggi alla costruzione di rapporti duraturi e di famiglie solide. Perché i ragazzi fanno così tanta resistenza a conoscere il vissuto dell’altro? Perché hanno paura. Hanno paura di costruire qualcosa insieme che duri; hanno paura di amare veramente perché amando si rischia di soffrire e di rimanere delusi. “Non ci vogliamo impegnare” ed è questa la frase “Paravento” che nasconde un’immensa paura, quella di fallire. Così ci si ferma al piacere senza però arrivare a sperimentare la gioia. Ci si fa bastare il “qui e ora”, il “tutto subito” ed ecco che si è soddisfatti, ma non appagati, contenti, ma non felici.

Colpa di chi?

La società dell’usa e getta sta rovinando il mondo e disorienta sempre più le persone che cercano di coprire il loro vuoto interiore con stratagemmi. E il sesso è uno dei diversivi più diffusi. Il vuoto è un male che appartiene ad ognuno di noi, perché non esiste essere umano che nella vita non l’abbia provato. Il vuoto è il sintomo della nostra limitatezza e del fatto che solo Dio, che è amore e bene infinito, lo può colmare.

L’uomo è naturalmente e costituzionalmente fatto per amare e per essere amato, ma purtroppo oggi, in questa società fatta di stress, di consumismo e di futilità cerca ciò di cui ha bisogno nei luoghi sbagliati. Così è facile cedere all’alcol, alla droga, alle perversioni e alle trasgressioni che non sono più considerate tali perché sono diventate la normalità. L’assurdo e il paradosso hanno la meglio in questo mondo sottosopra, dove tutto sembra andare al contrario. Niente ci riempie. Niente ci soddisfa. Nulla ci appaga. Chiediamoci perché!

Abbiamo auto e telefonini sempre più belli, sempre più costosi, dell’ultimo modello. Viviamo in case sempre più grandi e fornite di tutte le comodità per farci vivere al meglio. Le nostre famiglie, invece,  sono sempre più piccole, tristi, rovinate da un numero crescente di divorzi e separazioni. Un tempo la famiglia era composta da molte persone e si riusciva a vivere anche con cinque figli in una camera sola. Eppure si era più uniti di oggi, perché ognuno si dava da fare per aiutare l’altro. Oggi abbiamo stanze ampie, ma siamo soli. Ci giustifichiamo, più con noi stessi che con gli altri, dicendo che la vita è cara, che non abbiamo i soldi per sposarci, figurarci per avere dei figli. Però magari abbiamo un telefonino da 700 euro e due macchine in garage.

Da una parte oggi tante ragazze vogliono essere superdonne, vogliono portare i pantaloni, vogliono dimostrare di non avere bisogno di nessuno, di essere autonome e indipendenti, hanno soltanto pretese e rivendicazioni. Hanno dimenticato come si fa a donarsi, hanno di fatto abdicato al loro naturale ruolo. In questo modo dall’altra parte gli uomini si sentono smarriti, non sanno più quale sia il loro posto. L’unico modo rimasto per rapportarsi con la donna è il sesso, come possesso e prevaricazione, come estremo atto di potere di chi è rimasto disarmato. L’atto sessuale rimane quindi l’unica carta da giocare, l’unica fragile certezza, l’unico appiglio a cui aggrapparsi.

L’uomo egoista o la donna carnefice

Moltissimi giovani mi scrivono, confidandomi che vorrebbero costruire un rapporto duraturo con una persona ricca di valori. In particolare i ragazzi lamentano il fatto di non trovare donne serie. Troppe oggi sono le ragazze facili! Non è una frase fatta né un modo di dire. Si tratta purtroppo di una triste realtà che mi viene racconta troppo spesso. Normalmente si è portati a pensare che sia l’uomo ad essere egoista e approfittatore, e in tanti casi è così. Ma oggi sembra che siano le donne le “carnefici” dell’amore.

Da altra parte le persone omosessuali rivendicano il diritto a crescere dei figli, nonostante il parere di fior fiore di psicoterapeuti che spiegano come lo sviluppo psichico di una persona con due madri o due padri sia compromesso. Davvero il mondo sta girando al contrario! In un tempo non molto lontano, quello dei nostri nonni, davano alla luce tanti figli che si prendevano cura dei genitori quando questi diventavano anziani, perpetuando così un ciclo di vita sana e feconda. Oggi invece sono i nostri genitori a mantenerci fino a 40 anni! Ma quando saremo anziani, chi ci aiuterà? Chi ci abbraccerà quando giaceremo nel letto sfiniti dalla vita e dal lavoro, magari malati? Saremo soli. Il mondo sta morendo, almeno quello dell’opulento Occidente. Questa è la drammatica verità. Uccidendo i sani valori, stiamo decretando la nostra estinzione. Colpendo al cuore il nucleo della fecondità del mondo, ovvero la famiglia, stiamo portando la società alla rovina. Tutto questo perché vogliamo cambiare la normalità della realtà.

Nelle chiese non si parla di castità

La parola castità o essere casti purtroppo sempre di meno suona tra le mura delle chiese o delle parrocchie. Tanti sacerdoti si sono arresi a questa nuova moda è anziché professare l’amore libero (non libertino) durante omelie, preferiscono tacere. Alcuni hanno paura di perdere i parrocchiani, di “spaventare” la gente, altri non lo sentono proprio, perché sono primi a non viverla. Per esperienza personale posso dire che c’è una gran parte di giovani che vengono affascinati da questo tema e vogliono vivere questo valore e vogliono provarci e invece chi è più ostile sono proprio i tanti sacerdoti che hanno dimenticato l’amore-dono e la virtù della purezza.

Non voglio generalizzare, l’albero e fatto di tanti frutti e tantissimi di essi sono buoni, ma è una realtà che anche Papa Francesco e tanti vescovi lamentano. Ovviamente essere casti , quindi essere puri non si restringe solo a un atto sessuale prima del matrimonio. Puoi essere vergine, ma se sei arrogante, cattivo, approfittatore, bugiardo non sei puro. Tutto questo l’ho imparato da quei sacerdoti che non hanno paura di professare la verità. Non una verità che ti obbliga e ti castra, ma una Verità che ti porta ad un livello più alto, che ti indica la strada per essere felice e trovare il vero amore perché Dio ci indica la strada ma poi ci lascia sempre liberi di scegliere quella giusta.

Come possiamo cambiare le cose

Quindi cosa possiamo fare per cambiare le cose? Iniziare dalle basi, dalle radici da giovani. Costruendo un rapporto duraturo già fin da piccoli. Ci viene in aiuto Papa Francesco che di recente si è espresso in modo molto chiaro su questo argomento Sto per dire una cosa impopolare, ma il Papa deve rischiare. L’amore non deve usare, l’amore è casto e allora dico a voi: siate casti»

Ecco allora che la parola “incriminata” cioè la parola castità sembra piuttosto evocare una rinuncia ad amare, o quantomeno un impedimento a godere appieno di questo sentimento. Potrei riportarvi qua centinaia di testimonianze di ragazzi dell’iniziativa di “Cuori Puri” che la pensano diversamente. Alcuni possono dire “Io non vivo senza sesso”, io vi rispondo “ so di gente che è morta di fame e di sete ma nessuno ancora, per quanto ne so, è finito in ospedale o peggio al cimitero per astinenza sessuale”.

Conosciamoci meglio, amiamoci di più, perché l’amore vero dura per sempre , per l’eternità, c’è, esiste e non è una favola come possiamo pensare. L’amore vero ha bisogno di sacrificio, impegno e anche a volte della sofferenza. I nostri nonni una volta riparavano ciò che si rompeva, oggi si usa e si getta. In realtà facciamo del male solo a noi stessi. San Giovanni Paolo II chiedeva “Vi chiedo un anno di castità, so che quello che vi chiedo è difficile ma non è impossibile”. Cosi potete essere padroni del vostro corpo e non schiavi. Perché scegliere la castità? Perché ti rende speciale, perché sei prezioso perche da sempre ciò che “proibito” è più appetitoso di quello che puoi avere come e quando vuoi. E’ oggi il frutto proibito è proprio essere casti.

Alcune diocesi hanno capito questo ritorno ai veri valori e sono sempre più frequenti le richieste per i corsi di affettività per single e fidanzati, ragazzi  che magari ancora non pensano al matrimonio ma che vogliono fare di sé un dono prezioso. Allora vogliamo invitarvi a uno di questi cammini di conoscenza di sé e dell’altro, perché anche voi poteste trovare il vero amore per sempre.

Un ragazzo Roberto di Cuori Puri la sua scelta la spiega cosi:

“Fino a un po’ di tempo fa, la pensavo allo stesso modo, cioè che non si potesse stare senza sesso. Il sesso era tutto. Ogni posto, ogni ora, ogni situazione e ogni pretesto erano buoni per fare sesso. Tutto bellissimo, tutto stupendo, un ottimo modo per godere, fare pace dopo aver litigato… e basta! Ma quanto può essere meschino il sesso! Ci fa credere che siamo uniti a una persona profondamente, in quell’istante non possiamo fare a meno di lei, ma in realtà ci nasconde la realtà: si tratta di una sensazione prettamente fisica, dove gli sbalzi ormonali deviano la nostra razionalità spirituale. Il sesso ci fa stare con il corpo di quella persona, ma non con la persona nella sua totalità di corpo e anima, per non parlare poi del calo del desiderio che deriva dal sesso sfrenato.

Perché scegliere di essere casti

Perché ho scelto la castità? Semplice, mi ha reso libero, senza togliermi nulla, anzi, anche se non sono sposato faccio l’amore con la mia ragazza tutti i giorni… come? Conoscendola, abbracciandola, tenendola per mano, accarezzandole i capelli, cingendola tra le braccia finché non si addormenta, facendola sorridere, sentendo tutto il significato di ogni bacio, rispettandola. Quello che mi torna in tutto questo sono sensazioni che il sesso non mi ha mai dato, sono sensazioni perpetue che non perdono mai di valore. La mia castità è il piacere di Dio e il dono per la donna che amiamo, il modo più grande per rispettarla ed amarla, il modo corretto di conoscere una persona, il modo vero per fondersi con lei. Nessuno ci obbliga alla castità, ma è ovvio che io per esperienza la voglio consigliare a tutti, perché cambia la vita. Il sesso rende schiavi, l’amore rende liberi. Non è e non sarà mai facile resistere, le tentazioni si presenteranno ogni giorno, anche per colpa della grande quantità di messaggi a sfondo sessuale che riceviamo ogni giorno dai media. Ma abbiamo un ottimo supporto: Dio. Lui ci dà il coraggio, la forza, la speranza e la voce per testimoniare tutto questo. In Amore bisogna saper scegliere e rinunciare, sacrificare qualcosa di se stessi e accettare delle rinunce, non imposte da fuori, ma scelte liberamente dal cuore. Io questa scelta l’ho fatto con la mia lei, ma l’avrei fatto comunque anche senza di lei. L’amore è anche saper aspettare.”

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Il Cardinale che nega il funerale dei mafiosi, parla di omosessualità, divorzi, castità e Amore

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L’AMORE VINCE TUTTO

Don Franco Montenegro è il Cardinale degli ultimi, dei poveri, degli immigrati e dei giovani lavoratori della Caritas è il presidente della Commissione episcopale della Conferenza episcopale italiana per le migrazioni. Era il lontano 2011 quando lo conobbi  in occasione di “Giovani in Festa” nella sua diocesi di Agrigento dove è vescovo. Mi colpì subito, non si sedeva sulla poltrona del vescovo ma per terra con i ragazzi, non aveva la croce d’oro sul petto ma di legno, come anche il suo bastone  fatti del legno della barca che naufragata anni prima 10949780_786094558146520_1916217135_ncarica di emigranti in cerca di una vita migliore. Girava con il motorino senza un porta borse o con una macchina sgangherata presentandosi senza avviso nelle parrocchie per celebrare le messe. Se gli capitava un parroco africano, lui vestiva casule  colorate, come quelle che solitamente usano i sacerdoti di colore, per farlo sentire a casa. Inoltre ha recentemente negato il funerale ha un boss mafioso, e mi ricorda, “Chi mi chiama cardinale, non gli do appuntamenti e non lo saluto neanche, io sono don Franco”.

Molte volte essere fedeli alla Verità vuol dire morire sulla La Croce.  Questi esempi forti di coloro che danno la propria vita per il Vangelo oggi ci toccano nel profondo. Ma Dio è Dio di tutti, crede che sia arrivato il momento in cui tutte le religioni si dovrebbero unire per pregare un unico Dio dell’ Amore per la pace del mondo?

“ Io ritengo di si, perché Dio non divide mai, Dio unisce, allora dobbiamo essere capaci di fare spazio a Lui. Noi abbiamo avuto anche una piccola esperienza a Lampedusa, dove ricordando il primo l’anniversario della morte di 360 persone nel naufragio, ci siamo ritrovati insieme ai  rappresentanti  di più religioni, da quella giapponese a quella ortodossa, da quella cattolica a quella mussulmana a pregare insieme. E’ stato un momento di vera pace. E ci siamo accorti come senza porci i grandi interrogativi, si poteva stare insieme. La forza qual’è stata? Il povero che riuscito ad unirci, l’emigrato e Dio. Noi ci rivolgevamo a Lui con le nostre parole, ma io credo che in quel momento è Lui che ha parlato parecchio al cuore di ognuno di noi, siamo tornati a casa tutti col il cuore pieno di pace. “

In effetti la fede non dovrebbe dividere..

“Ma non può dividere, allora Dio non avrebbe senso, un Dio che divide che rompe è un Dio che non può trovare posto. Noi dobbiamo guardare il Dio che parla dell’amore, dice addirittura di amare i nostri nemici, di porgere l’altra guancia. E l’amore è sempre un rischio. Ma anche nella Bibbia si legge che l’amore vince tutto!”

Tra qualche mese torna il Sinodo sulla Famiglia dove si parlerà dei divorziati, conviventi ecc. Ad oggi le persone sono molto disorientate, non c’è chiarezza. Avremo finalmente risposte chiare?

“Credo di si, d’altra parte è un cammino. Io credo che adesso ci troviamo in un momento come  quando in una casa entrano gli operai e mettono su un cantiere, quando c’è il cantiere non si capisce niente. Anche il padrone di casa si sente estraneo, non sa dove mettere le mani. Però, piano piano che il cantiere va avanti ecco che si incomincia a vedere e a delineare. Credo che anche l’atteggiamento del Papa, di ascoltare la voce di tanti, diventa un gesto di carità importante perché e nell’ ascolto che noi possiamo individuare qual è la verità e qual è la realtà che ci circonda. I principi non possono cambiare, i principi restano e sono validi. Non si può cambiare il Vangelo a proprio uso e consumo. Però l’ascolto di chi soffre, di chi è in una particolare situazione diventa necessario, Gesù fece questo. Gesù andò anche a casa di gente di malaffare. E ascoltandoli, standogli accanto, ruppe i cuori. La professione di Zacheò è stata “ Senti mi sono accorto che ho rubato e forse bene che cambi vita” ma questo perché avvenne? Perché Gesù stette con lui. Non si fermò alla soglia solo perché questa era la casa del peccatore ma entrò dentro e stette con lui.”

 Quindi l’Amore è la risposta? 

“Si, ma non come lo concepisce il mondo, come la donna che gli lavò i piedi per esempio, Lui ebbe parole di amore per lei, di benevolenza e gli ha chiesto di vivere diversamente l’amore, non come l’aveva vissuto sino all’ora. Questa donna dell’amore ne aveva  fatto il suo pallino però l’aveva vissuto male e l’incontro con il Signore la cambia così capisce il vero significato dell’amore che sta nel dare e donarsi e non nel  pretendere e rivendicare.”

 

Le persone risposate con i figli oggi hanno un solo modo per prendere la comunione ed é chiedere l’annullamento alla  Sacra Rota che valuta se il precedente matrimonio è nullo, cioè che non è mai esistito?

“Ora come ora si. La Chiesa però dice di essere accoglienti. Mi è capitato di trovare tante coppie in questa situazione e gli ho sempre detto;  non sentitevi fuori, avete la parola di Dio che vi deve aiutare a portare la luce nella vostra vita a capire davvero, a confrontarvi con Dio. Questo è un cammino che poi ci illumina a fare delle scelte. “

Ci sono sacerdoti che dicono che si può e danno la comunione ai divorziati, alcuni addirittura consigliano di rifarsi una famiglia e ci sono altri che sostengono il contrario. Troppa confusione. Un sacerdote mi ha detto che se c’è una persona ritenuta dal proprio confessore “valida nella fede, praticante, in cammino”, anche se vive una situazione irregolare, la chiesa permette di dargli la comunione, ma separatamente, non davanti a tutti per non creare lo scandalo. E’ la verità?

 “Non c’e nessuna cosa scritta al riguardo che ci dice di fare cosi. C’è un rapporto personale con la persona che può vivere una situazione particolare, nel discernimento un prete può valutare. E nell’incontro con le persone cercare ciò che giusto e ciò che in quel momento richiede la carità e la fedeltà a Dio.”

 Quindi va valutato caso per caso?

 “Si ci sono dei casi particolari. Alcune volte ti trovi davanti alle persone che hanno dovuto subire il divorzio e che fai? Io lavorando alla Caritas, mi sono trovato con tante donne abbandonate con i figli che si sono dovute risposare e che mi hanno detto “altrimenti io non potrei mangiare, non potrei vivere, non potrei dare il necessario ai miei figli”. “

 Sposarsi per questi motivi non è molto…( il cardinale mi interrompe)

 “Infatti, ma alcune volte diventa necessità (es. per l’amore dei figli ndr) per molte donne che sfrattate vivono per strada, trovare un uomo che le accolga con il figlio “è una salvezza”, tu non puoi subito dire “Hai sbagliato”. Il principio è “tu non puoi farlo”,  noi non diciamo, brava hai fatto bene. E chiaro che si torna nella situazione che non è quella migliore, quella giusta, però anche la comprensione è importante.”

 Quindi bisogna prima accogliere, ascoltare e poi guidarli?

 “Si, guidarli e vedere, è un lavoro lungo, ma non puoi escluderli. Io credo che nel Vangelo se c’è una parola che non appare mai e quella di escludere qualcuno. E’ il Vangelo che ci dice di metterci dalla parte dei poveri. Povero oggi non è soltanto quello che ha la “pezza alla giacca” il povero è anche quello che soffre e vive una situazione particolare dove non riesce ad essere il “padrone” della sua vita come vorrebbe.”

 La chiesa non parla quasi più di castità. Anche nei rapporti irregolari, se c’e la castità, è concesso prendere la comunione, ma nessuno glielo dice. Lo stesso per i giovani, tanti non ne hanno mai sentito parlare, pensano che sia una cosa antica, che non si usi più. La vita casta allora è un imposizione moralistica della chiesa o è la via che Gesù ci indica per costruire rapporti veri e  duraturi non basati soltanto sulla passione, che terminano dopo qualche anno, ma che possono durare per sempre?

 “Le cose imposte non reggono, parlare di castità è parlare anche di amore. Un amore imposto diventa un inferno. La castità è quella scoperta che poi diventa scelta che mi fa capire che una vita può essere donata. E’ che all’amore, gli posso dare anche uno spessore, che si conclude in un si bello e pieno. (sposandosi ndr.) Mi vengono in mente due ragazzi che sono venuti da me quando ancora ero parroco e cosi parlando lui mi disse “ sa, io ho voglia di far l’amore con la mia ragazza, anche lei di far l’amore con me, però noi avendo scelto di camminare con il Signore, ci diciamo solo questo desiderio. E abbiamo scoperto che dirci questo e dare di più, che se avessimo consumando il rapporto subito”. Allora la castità vissuta così non è mortificarsi ma è proprio vivificarsi e vivificare l’altro e scoprire che c’è nell’amore sempre un gradino in più, che se lo raggiungo, mi riempie. A me questi due ragazzi mi hanno aiutato a capire..”

 

Certo, perché non deve essere un castigo..

“No, assolutamente, perche se io dovessi vivere la legge di Dio come castigo, Dio stesso mi diventerebbe pesante. Loro hanno saputo tradurlo in dono. E la castità è dono.”

Anche le persone omosessuali oggi si sentono esclusi dalla chiesa, la chiesa come abbiamo già detto non è contro nessuno ma per la famiglia, l’amore, l’accompagnamento e l’accoglienza. Un omosessuale che vive castamente può tranquillamente accostarsi alla comunione offrendo tutto come una croce in dono per gli altri. Amare non è peccato, ma se sei etero o omo e vivi la tua sessualità nel modo disordinato sei un peccatore. Vale per tutti. Ci vuole il sacramento (matrimoni ndr.). Questo per le persone dello stesso sesso non sarà mai possibile. Allora che modo possiamo adottare perché non si sentano esclusi?

 Credo che ci sia quello dell’ accoglienza ed anche qua c’è un discorso personale perché è da vedere se l’omosessualità è frutto soltanto della mancanza di valori, alcune volte può essere un gioco della natura, allora caso per caso tento di vedere e come dico anche a una persona sposata – tu non puoi andare con altre donne e devi cercare di migliorare la tua vita e di impostarla nella maniera più serena e più di donazione- ecco anche alla persona omosessuale io potrei fare lo stesso discorso.

 Però non tutti sono preparati a questi temi, esistono in chiesa delle realtà di aiuto per questo tipo di situazioni?

Io credo che oggi si sia più preparati di prima. Prima, di queste situazioni, non se ne parlava. Allora non essendoci il problema o essendoci ma non interessandoci, non potevamo essere d’aiuto. Oggi ci sono tanti segnali di una chiesa che attenta cerca, come nel matrimonio che è rotto, di aiutare e anche nel caso di omosessualità c’è una chiesa che si apre all’ascolto e all’accoglienza. Non potremmo mai trovare la totalità. Credo che la definizione di amore migliore e quello di condividere, allora quando trovi una persona con determinati problemi o che vive la sua vita in una certa maniera, tu l’accompagni e in questo accompagnare c’è quello che dicevamo prima, questa ricerca di verità.

Che posizione ha rispetto alle proposte di legge in discussione al Parlamento italiano in cui si vuole equiparare l’unione omosessuale al matrimonio e legittimare la pratica dell’utero in affitto attraverso la stepchild adoption (coppie omosessuali che possono adottare figli del partner ndr.) ?

Che certe unioni civili, debbano essere equiparate alla famiglia non me la sento proprio di dire, perché la famiglia ha una sua caratteristica, ha una diversità del sesso, l’incontro è un integrarsi, un arricchirsi. In una famiglia il figlio viene visto come dono. Un figlio non è un qualcosa di dovuto perché io adulto lo voglio. Ecco quindi non possono neppure usare il figlio per dire, io ci sono. Allora davanti a questo tentare di mettere tutti sullo stesso piano io non mi ci ritrovo perché la famiglia è una realtà ben precisa. E’ La ricchezza di due persone diverse che scoprono che c’è un cammino da fare insieme, integrarsi va bene, ma che poi si debba dire che tutto per loro è possibile non sono d’accordo. Anche un figlio non è un fatto meccanico, non è un fatto di interesse personale, oggi credo che ci si sta confondendo parecchio. Stiamo mettendo tutto come un’unica realtà dentro un pentolone, come se non ci fosse diversità. Questo voler accontentare tutti non credo che sia il modo migliore per costruire una civiltà, che guarda avanti.

 

Al Sinodo si parlerà soprattutto di famiglia, oggi per sposarsi si debbano fare i corsi prematrimoniali. Ma chi lo fa è perché ha già scelto la data del matrimonio. Lei non pensa che invece sarebbe opportuno proporre al Sinodo che in ogni diocesi ci fosse un cammino per fidanzati e single, che non pensano ancora a sposarsi ma che vengono preparati per accogliere l’altra persona nel fidanzamento come un dono di Dio? Che gli si spieghi le esigenze del corpo, di maschio e femmina, fino ad arrivare al significato di questo “si lo voglio?. Camminando con la chiesa in un percorso di fidanzamento casto, bello, responsabile che ci prepara ad matrimonio duraturo? D’altronde la famiglia bisogna costruirla e curarla dalle radici.  Il corso prematrimoniale potrebbe essere quindi il compimento di un percorso..

 

 “Questo penso di si, ma anche nella Pastorale Giovanile che oggi si fa, c’è ormai ovunque questa attenzione ai giovani, credo che anche questi aspetti vengano in qualche modo sottolineati ma forse non abbastanza. Io per esempio ricordo alcuni giovani che non erano fidanzati, al corso prematrimoniale. Avevano voglia di sentire, capire, approfondire, percepire e  prepararsi. Questa non sarebbe una brutta idea. A me in sé l’idea di corso (prematrimoniale ndr) non mi convince, mi lascia un po’ cosi, faccio alcune lezioni, ho assicurata la “promozione”. A scuola se io non sono bravo mi fermano, in seminario se io non sono bravo mi fermano, qua invece ti faccio qualche lezione e poi tu va’ avanti. E questo non è soddisfacente perche tu puoi anche subire queste lezioni magari solo per amore del tuo fidanzato o fidanzata e dici, “io ci vado ma non mi interessa” .

Viene da dire, se non ti interessa allora non sposarti in chiesa, vieni quando sei interessato veramente.. Meglio meno matrimoni ma duraturi, responsabili, che centinaia di matrimoni inesistenti, che si sciolgono dopo un paio di anni  perché non abbiamo nemmeno capito il significato di questo sacramento.

Si, Io lo vedrei come un itinerario, un cammino di fede e non sei lezioni e hai finito. Non puoi dire io mi faccio sei lezioni col mio fidanzato e poi mi sposo. Perché la fede è un incontro, hai bisogno di camminare con tuo fidanzato, di conoscerlo e per  scoprirlo devi fare un cammino. Lo stesso vale anche per la fede. Un percorso di vita ci prepara a essere maturi e pronti per il grande passo e non certo i sei incontri nel corso prematrimoniale. E in quel percorso di vita, la fede mi dice di saper guardare il cielo ma anche di saper guardarmi  io. In questo modo io scopro di essere diverso da te, di cosa significhi rapportarmi con te, così scoprirò come l’amore è diverso dall’amicizia o come l’amore ha bisogno dell’amicizia. Tante volte io dico alle persone Ti Amo, ma quando c’è un problema vado al bar con gli amici. Cosiddetto l’amore a scadenza o l’amore per sempre, finché dura, finché non ci sono i problemi”

La carità  dunque ci allena nel cammino dell’ amore. E’ il modo migliore di dimostrare un amore più grande?

Bisogna tenere conto che la carità è un gioiello che ha tante facce. Perché carità alcune volte può essere anche sopportare ma non sbuffando e lamentandosi, ti porto su di me, no, cosi diventa fatica. La carità è compatire, io patisco con te e quando si patisce non si battono le mani. La carità è il perdono, la carità è accoglienza. In questi giorni noi cantiamo a tutte le ore e in tutte le minestre “Dov’è carità  è amore, li c’è Dio”, poi incontriamo un immigrato e ci giriamo dall’altra parte. Dobbiamo stare attenti anche a parlare di carità, perché alcune volte la carità la riduciamo al buonismo così diventa solo elemosina. Ti do qualcosa e ti ho amato. Ciò è l’osso gettato al cane. Il Signore come metodo di carità ci ha dato LA CROCE. La carità se la so vivere è un atto di fede. Il Signore dice nel Vangelo “Dammi da bere, dammi da mangiare, la ci sono Io”. Quindi, ti do quello che è necessario non quello che mi avanza. Mi privo di qualcosa per te, questa è la carità.

Non è semplice..

Certo, molte volte la carità mette anche me in discussione. Qualche volta abbiamo quella carità facile, che non cambia niente nella mia vita nè in quella dell’altro.  Il Samaritano ci ha detto che “è fermarsi”, perché se io ti do l’elemosina correndo allora  non ho vissuto la carità. Perché non mi sono messo accanto, non mi sono calato nel profondo, ero superficiale. Maria è il segno della carità perché è stata ai piedi della Croce. E’ stare, è fermarsi, anche se non hai un soldo, anche se non hai nulla ti puoi fermare, ascoltare per prendere su di se un po’ della croce dell’altro. L’ora della preghiera deve diventare l’ora della carità. La carità è interessante, ma la carità ti graffia, perché non ti lascia mai come eri prima. Nella parabola del Samaritano c’è il decalogo della carità e dell’amore. Dieci verbi: lo guardò, si fermò, lo prese, lo mise, andò a pagare … se son dieci vuol dire che è un cammino. Madre Teresa dice: “non sono i poveri che ci devono dire grazie, ma siamo noi che dobbiamo dire grazie a loro, perché ci permettono di restituire ciò che il nostro egoismo ha tolto.” La carità non è aiutarci quando ci vogliamo bene, la carità inizia quando tu mi vuoi bene e io non te ne voglio. ” La carità è l’amore.

di Ania Goledzinowska per LA CROCE QUOTIDIANO

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#Isis “Un Vescovo vestito di Bianco venne ucciso da un gruppo di soldati ” Papa Francesco e il Terzo Segreto di Fatima

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L’avevo scritto già 27 febbraio 2015, ma oggi ne parlano tutti…

 

Convertitevi e credete al Vangelo. Ci troviamo adesso negli Ultimi Tempi. Le profezie si stanno avverando.

Per LA CROCE QUOTIDIANO – Ania Goledzinowska

“Auguri anche per la candidatura di Roma ad ospitare i Giochi Olimpici del 2024. Io non ci sarò, eh?”. Così il Papa ha concluso la sua udienza con i dirigenti e gli atleti del Comitato Olimpico Nazionale Italiano qualche settimana fa, parole che hanno fatto tremare tanti.

Nel 2024 il Pontefice avrebbe più di 80 anni. Possibile dunque non esserci nel 2024?  Cosa davvero voleva dirci? Se a questo aggiungiamo la dichiarazione-premonizione fatta dal Papa emerito Benedetto XVI: “Non lasciatemi solo, pregate per me perché io non fugga per paura dinanzi ai lupi” la cosa diventa inquietante.

In tanti hanno giudicato Papa Benedetto chiamandolo il Papa freddo, il Papa tedesco. In verità chi gli sta più vicino sostiene esattamente il contrario e lo definisce invece  uomo dolcissimo, molto intelligente e molto ma molto timido. Credo che solo ora ci iniziamo a rendere conto che il suo gesto di abbandonare è stato un gesto di grande umiltà. Il Papa Benedetto è un santo teologo, umile è giusto che abbiamo fatto scappare.

Evidentemente non tanti hanno pregato per lui o forse si, ma le cose dovevano andare proprio in questo medesimo modo perché si potessero compiere le profezie.

Arriverà un papa nero, ci sarà la fine del mondo, quando ci saranno due papi saremo alla fine dei tempi”, sono sicura che ognuno di voi ha sentito almeno una volta queste premonizioni.

Se siano vere o meno, questo potrà dirlo solo il tempo, ma proviamo ad analizzarle:

Quando si parla di Papa nero ci si aspetterebbe un uomo della lontana Africa, ci sono d’altronde tanti sacerdoti di colore. Uno dei prossimi potrebbe essere proprio un Papa nero anche a causa delle poche vocazioni nei paesi Occidentali, dove si sta ormai troppo bene e dove quindi la croce non “si porta” ma la si appende al muro. Nei paesi poveri c’è ancora fede in quanto  tutto, come fame, sete, lavoro, viene affidato ancora nelle mani di Dio e quindi  le vocazioni crescono e ci sono sempre più sacerdoti di colore.

Fin ora la chiesa non ha osato tanto. Lo Spirito Santo ha capito che per molti sarebbe stato uno shock se dal balcone dal Vaticano si fosse affacciato  un Papa nero. O forse il nero perchè centra lo stesso qualcosa con l’Africa?

Francesco invece è argentino e tanti argentini solo mulatti. Ma scuri  sono anche tanti Italiani e con tutti i papi Italiani non siamo ancora arrivati alla fine del mondo. Infine il “nero” potrebbe non riferirsi al colore della pelle ma alla purezza del cuore. Lasciamo allora al destino questa profezia, un destino che potrebbe non essere molto lontano perché comunque a due papi siamo già arrivati.

Nelle apparizioni non ancora riconosciute dalla chiesa, quelle di Medjugorje, la Madonna molto spesso dice che i tempi sono maturi, che dobbiamo pregare per il papa e per la chiesa. Una gran parte delle persone che si sono recate in questo luogo e hanno ricevuto la conversione del cuore, sentono fortemente che i famosi dieci segreti di Medjugorje sono molto vicini.  C’è chi dice che Dio ha dato l’ultimo secolo a satana per tentare il mondo e che quindi questo secolo sia in mano a lui. Guardando ciò che succede, non è difficile ammetterlo, tra isis, aborti, conflitti politici, crisi economica, disastri climatici ed ecologici e gender ci pare già che sia la fine.  Il 13 maggio 1917 sono iniziate le apparizioni di Fatima e contando 100 anni, il secolo finisce nel 2017 e  Medjugorje dovrebbe essere la conclusione di quello che la Madonna ha iniziato a Fatima.

Quando l’Isis cominciò con lo sterminio di cattolici e di altre minoranze religiose, io scrissi “siamo alla terza guerra mondiale”. Dopo qualche settimana le stesse parole le ha pronunciato Papa Francesco. “Siamo entrati nella terza guerra mondiale, solo che si combatte a capitoli, a pezzetti”.

Quando chiesi alla veggente Mirjana cosa ne pensava di tutto questo, se ci sarà una terza guerra mondiale e se il Papa morirà, c’è stato qualche secondo di silenzio imbarazzante per poi rispondere “ di certe cose non posso parlare”.

Se pensiamo ai segreti di Fatima specie al terzo, la chiesa da molto tempo ha detto che si era realizzato con l’attentato a San Giovanni Paolo II. Ma molti sacerdoti, non sono d’accordo e dicono che non si è compiuto ancora nella sua integrità. Infatti il Papa polacco è sopravissuto e il segreto parla, invece, della morte di un pontefice.

Questo è il testo del messaggio, reso pubblico dalla Chiesa cattolica nel 2000:[4]

« Dopo le due parti che già ho esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un poco più in alto un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva grandi fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo intero; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l’Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza! E vedemmo in una luce immensa che è Dio: “qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti” un Vescovo vestito di Bianco “abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre”. Vari altri Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c’era una grande Croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i Vescovi Sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni. Sotto i due bracci della Croce c’erano due Angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio. »

Noto che Papa Francesco, in questi ultimi tempi, cerca di salvare quante più persone possibili cercando di farle ritornare nella chiesa del Padre. Condanna il peccato si, ma fa capire che siamo tutti figli di Dio e tutti meritevoli della sua misericordia. Nessuno escluso. Ci esorta a chiedere perdono, anon stancarci di chiedere perdono , a non pensare che non si possa esser perdonati.

A giugno Il Papa andrà anche a Sarajevo, una città musulmana, un paese dove ancora si vive grande astio tra varie religiosi, quella musulmana e quella cattolica soprattutto. Una nazione  quella di Bosnia Herzegovina dove sorge un piccolo paese  nel quale da 34 anni  appare la Madonna, Medjugorje.

Non so se a Sarajevo c’è un monte con la croce di tronchi grezzi, ma vi chiedo di pregare per il Papa. Francesco è imprevedibile, potrebbe far un salto anche a Medjugorje, lo sperano in tanti anche se sarà difficile realizzarlo.

Il Pontefice aveva anche espresso la sua volontà di andare in Iraq. Una minaccia non da poco in questo momento dove i soldati dell’Isis uccidono persone di varie nazionalità, come se dichiarassero la guerra al mondo intero. E forse proprio li si compirà ciò che è iniziato 100 anni fa a Fatima. Un uomo vestito di bianco , salirà la montagna, passerà per una citta in rovina, nel mezzo di tanti cadaveri, dietro di lui tanti altri  e moriranno tutti per mano di un gruppo di soldati. Papa Francesco non è uno che si tira indietro è un uomo coraggioso e imprevedibile, un uomo che testimonia il Vangelo con la vita. Lui non avrebbe paura di morire in nome di Cristo, Lui non avrebbe paura di farsi pecora tra i lupi, Lui sa bene che a farsi pecora si corre il rischio di esser sbranati ma sa anche che così il lupo diventerà pecora anch’esso . La chiesa ha bisogno di un grande testimone, uno che come Gesù è capace di donare la propria vita per la pace nel mondo. Lui è così.  Sa che chi è nato non morirà più, sa che risorgerà nella Gerusalemme Celeste e il suo sangue insieme a quello di altri martiri, servirà per irrigare altre anime bisognose di santità e di misericordia. Inizierà un tempo di pace.

Un’indicazione per questa interpretazione del Terzo segreto di Fatima era già stata offerta dalla stessa Suor Lucia in una lettera a Papa Wojtyla del 12 maggio 1982. In essa dice:

«La terza parte del segreto si riferisce alle parole di Nostra Signora: “Se no [si ascolteranno le mie richieste la Russia] spargerà i suoi errori per il mondo, promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte” (13-VII-1917).
La terza parte del segreto è una rivelazione simbolica, che si riferisce a questa parte del Messaggio, condizionato dal fatto se accettiamo o no ciò che il Messaggio stesso ci chiede: “Se accetteranno le mie richieste, la Russia si convertirà e avranno pace; se no, spargerà i suoi errori per il mondo, etc.”.
Dal momento che non abbiamo tenuto conto di questo appello del Messaggio, verifichiamo che esso si è compiuto,
la Russia ha invaso il mondo con i suoi errori. E se non constatiamo ancora la consumazione completa del finale di questa profezia, vediamo che vi siamo incamminati a poco a poco a larghi passi. Se non rinunciamo al cammino di peccato, di odio, di vendetta, di ingiustizia violando i diritti della persona umana, di immoralità e di violenza, etc. E non diciamo che è Dio che così ci castiga; al contrario sono gli uomini che da se stessi si preparano il castigo. Dio premurosamente ci avverte e chiama al buon cammino, rispettando la libertà che ci ha dato; perciò gli uomini sono responsabili».

e adesso invece va in Africa………

Papa Francesco, preghiamo per te. La preghiera può fermare anche le guerre.

 

 

Ania Goledzinowska

per Quotidiano LA CROCE http://www.lacrocequotidiano.it/

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Voglio ricevere la Comunione, ma sono una persona omosessuale

Testimonianza di un ragazzo omosessuale

Testimonianza di Chris

La mia storia narra di come io ed il mio partner siamo diventati, da un giorno all’altro e con grande sorpresa, membri di Courage.

Durante l’avvento, per la festa dell’Immacolata, per essere precisi, mi capitò tra le mani, in una libreria cattolica, un volantino che riguardava le devozioni a Gesù re di tutte le nazioni. La promessa di “effetti potenti e stroardinari” era allegata ad una novena della santa comunione, in onore di Gesù sotto quel titolo. Così il giorno dopo andai a messa e iniziai la novena. Fu durante quel periodo (nove comunioni di seguito, ma non necessariamente nove giorni di calendario di seguito), che iniziai ad avere forti dubbi sul mio stile di vita. Da cattolico con attrazione per lo stesso sesso (ASS) che aveva vissuto gli otto anni precedenti con un uomo non cattolico, in una relazione stabile e fedele, avevo già avuto alcuni dubbi in precedenza – ed anche lui- sull’aspetto sessuale della nostra relazione, ma entrambi riuscivamo sempre a mettere da parte questi pensieri seccanti. Circa una settimana prima di Natale, mi accostai al sacramento della riconciliazione (era una condizione della novena) e con timidezza e senza essere troppo specifico, confessai i miei “peccati sessuali”. Fatto questo, cominciai a sperare di potere “restare pulito” per Natale e così avvenne. Fu infatti una messa di Natale molto speciale. Da allora in poi, i miei dubbi si moltiplicarono. Cominciai a desiderare di essere “pulito” più a lungo e questo dunque mi mise in una posizione molto difficile con il mio amico Matthew. Come avrei potuto dirgli che avevo inizato a vedere le cose in modo diverso?

Il 6 gennaio, iniziai una seconda novena di comunioni, questa volta per Matthew, e chiesi al Signore di aiutarmi a risolvere questa situazione complicata. Speravo che in qualche modo Lui potesse cambiare il cuore di Matthew e che un giorno Matthew venisse da me e mi dicesse: “Voglio che rinunciamo al sesso!”. Non perché avessi paura di toccare l’argomento, ma perché era un tema troppo complesso: insistendo sull’aspetto fisico della nostra tregua sentimentale, non volevo dargli l’impressione che lo stessi costringendo ad adattarsi alla mia coscienza cattolica ed allo stesso tempo non volevo tagliarlo fuori dalla Chiesa, verso la quale lui aveva spesso mostrato un certo interesse. Dopo tutto, era la nostra reciproca devozione – inarrestabile difronte ogni ostacolo per otto anni – che era stata tanto salutare per lui. Aveva sofferto di personalità multipla a causa di abuso infantile e avevamo sempre percepito questa guarigione come proveniente da Dio per mezzo dell’amore che condividevamo.

Dopo la mia seconda comunione per questa novena – messa domenicale del 10 gennaio – stava per arrivare la sorpresa della mia vita. Più tardi in quello stesso giorno, Matthew mi disse che aveva qualcosa di serio di cui parlare. “Voglio diventare cattolico”, disse, “Voglio sapere cosa devo fare ed essere battezzato”. Stavo per svenire, specialmente alla seconda parte della notizia. “Voglio anche ricevere la Comunione, e qui viene la parte meno piacevole. Mi dispiace ma dovremo dire addio alla nostra vita sessuale. Non penso sia possibile ricevere la comunione ed essere sessualmente attivo. In un modo o nell’altro doveva capitare – la mia infanzia ha rovinato quella parte di me – quindi, cosa ne pensi della castità?”

Tre giorni dopo volevo fare una bella confessione generale. Essendo troppo tardi per trovare il sacerdote della chiesa che spesso frequentavo, decisi di passare in cattedrale prima di tornare a casa. Lì trovai un avviso che diceva che ci si poteva confessare per appuntamento. Con il cuore in gola, vagai per il presbiterio, sperando d’imbattermi nel sacerdote che avevo incontrato lì diciotto mesi fa e che mi aveva fatto una gran buona impressione. Aprì la porta! Si disse disponibile a confessarmi. Fortunatamente, non si mostrò severo quando parlai della mia omosessualità, ma constatò con calma: “Quindi hai peccato con un altro uomo”. Era di gran lunga più preoccupato che io avessi ricevuto la santa comunione in uno stato di peccato. In quel momento non sentii rimorso (nel senso che non ero ancora del tutto convinto che i peccati che avevo confessato fossero realmente peccati). Non sentivo niente di quello che pensavo avrei dovuto sentire. Cominciai a disperarmi per tutte le comunioni sacrileghe che avevo fatto fino a quando non potei riparlarne col sacerdote. Da quel giorno in poi, cominciai ad avere un profondo desiderio di partecipare alla messa ogni giorno (ogniqualvolta mi era possibile) e ad ogni messa recuperavo gradualmente gli occhi spirituali che mi facevano vedere che il sesso omosessuale era sbagliato; versavo qualche lacrima di gioia di tanto in tanto di fronte al Signore; cominciai a sperimentare un profondo e toccante senso di unione con Gesù nel momento della comunione; iniziai a ricordare come era stato straordinario essere così vicino a Lui quella volta otto anni fa e a capire che adesso ero in grado di restaurare questa intimità spirituale con la coscienza libera. Era incredibilmente bello essere puro, casto, “riportato all’innocenza grazie al sacramento della penitenza”.

Durante i giorni e le settimane che seguirono, mi aspettavo quasi che Matthew avrebbe cambiato idea e ci avrebbe ripensato sul fatto di voler rimanere casto. Ma non lo fece. Alla fine di gennaio suggerì di avere camere da letto separate, cosa che facemmo. Sono passati già quattro mesi e la nostra castità continua.

Ciò che ci ha aiutato enormemente nei nostri continui sforzi è stato Courage, che non chiede ai suoi membri di modificare il proprio orientamento, ma li sostiene nel loro cammino con Dio e li incoraggia a vivere una vita in castità, progredendo nella loro adesione spirituale alla Fede Cattolica.

In quel momento non lo sapevo, ma il sacerdote che fermai per la confessione in cattedrale era il cappellano del primo gruppo di Courage della diocesi, che si stava avviando in quel momento. Non è incredibile? Il sacerdote mi suggerì con delicatezza di valutare la possibilità di farne parte. Dopo avere portato a casa il manuale di Courage, Matthew ed io lo leggemmo insieme ed entrambi decidemmo di frequentare il gruppo il mercoledì successivo.

Oggi Matthew va dallo stesso sacerdote per ricevere la formazione adeguata a diventare cattolico, mentre io assisto alle lezioni. Adesso, fermamente convinto che gli atti sessuali “gay” sono contrari alla volontà di Dio, ha trovato la pace per la prima volta in 31 anni ed aspetta con ansia di essere battezzato e di ricevere la sua prima santa comunione.

Articolo Testimonianza presi da : http://www.courageitalia.it/testimonianze/testimonianza-di-chris/omosessualità

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Sono omosessuale. Che devo fare per essere più vicino a Dio?

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Superare la condizione omosessuale

Mi chiamo Aberto, ho 40 anni e sono una persona con attrazione per lo stesso sesso, che per grazia di Dio e buona volontà si sforza di vivere la castità come mi è indicato da Cristo e proposto dalla Chiesa.
Dopo un infanzia difficile, in cui ho subito gli effetti negativi del divorzio dei miei genitori ed il trauma di un introduzione violenta alla sessualità, ho cominciato a sviluppare, già in età preadolescenziale, un’attrazione erotica per persone del mio stesso sesso. Crescendo ho provato difficoltà ad accettare questo orientamento sessuale nella sua giusta dimensione di ferita dell’anima, restando in bilico tra pulsioni inutilmente represse e la coscienza, legata al senso comune, che in queste ci fosse qualcosa di profondamente innaturale. La fonte maggiore di sofferenza era dovuta a due fattori: il primo è il senso di isolamento rispetto ai miei coetanei, accentuato dall’incapacità di comunicare questa mia condizione; il secondo è un bisogno insopprimibile di affetto che, erroneamente, credevo potesse essere soddisfatto solo da una persona del mio stesso sesso. Col tempo ho cominciato gradualmente a vivere una vita sempre più disordinata, in una frustrante ricerca di calore umano. Nonostante il ripetersi di relazioni, dapprima più stabili e poi sempre più nevrotiche e inconsistenti, non riuscivo a saziare con la carne quella sete profonda che, ora comprendo, ha una natura spirituale. Ai disordini sessuali, a tratti anche compulsivi, si sono rapidamente aggiunti un consumo problematico di alcol, psicofarmaci e stupefacenti. In tutto questo la mia fede viveva come un’altalena di avvicinamenti seguiti da fughe. Si succedevano i propositi di cambiar vita con rovinose ricadute. Fino a quando mi sono trovato al collasso spirituale, economico, sociale e fisico. In quel momento, difronte allo spettacolo desolato del mio fallimento esistenziale sono state provvidenziali le parole ferme e caritatevoli di un sacerdote che mi ha ammonito, dicendomi che se non avessi preso una sincera decisione di cambiare vita non avrebbe più potuto darmi l’assoluzione. Questo mi ha fatto comprendere come fossi al punto di non ritorno e allora ho intrapreso nella Chiesa un cammino, non facile ma necessario, che gradualmente mi sta restituendo ad una vita di pienezza.
Presso la basilica di sant’Anastasia al Palatino di Roma, la mia città, è sorto non a caso affianco all’adorazione eucaristica perpetua il servizio Courage ( www.courageitalia.it ) di accoglienza della Chiesa cattolica per consentire alle persone omosessuali di vivere una vita casta, dedicando la propria vita a Cristo attraverso il servizio agli altri, la lettura spirituale, la preghiera, la meditazione, la direzione spirituale individuale, la partecipazione assidua alla Messa e la ricezione frequente dei sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia. Si tratta di gruppi di autoaiuto animati da uno spirito di comunione in cui tutti possono condividere pensieri ed esperienze, e così garantire che nessuno debba affrontare i problemi dell’omosessualità da solo, nella consapevolezza della verità che le amicizie caste sono non solo possibili ma necessarie, in una vita cristianamente casta e in questo modo aiutarsi reciprocamente per instaurarle e sostenerle per vivere una vita che possa servire da buon esempio per gli altri.

Nella bellezza di Cristo, reso visibile nel sacramento della Santa Eucaristia, ho identificato la bellezza della mia vita in Cristo, sono stato ispirato ad una vita più piena in Cristo, e ricevo la grazia per viverla. Per me, persona che prova attrazione per lo stesso sesso, l’incontro con Cristo, che è la pienezza della bellezza è, in un modo particolare, l’incontro con Colui che rivela la verità dell’amore casto.

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Tiziano Ferro, un bambino non è un cagnolino

Sono gay, ma voglio un bambino

Io mi meraviglio delle donne che si fanno usare come cavie da laboratorio !! Il diavolo fa credere loro di lottare per i propri diritti e poi le spoglia sui giornali vendendo i loro corpi come oggetti .Il Serpente le fa lottare per la vita e poi ne rende il grembo materno il posto ,oggi più che mai,insicuro per la vita stessa. Ormai i bambini si sfornano come le pagnotte e “se in Italia non posso allora vado a prendermelo altrove…”

“Diventerò padre entro a 40 anni” – questa è la notizia data da Vanity Fair. Fin qui tutto bene,una bella cosa esser disposto a diventarlo ma non se esce dalle labbra di Tiziano Ferro che qualche anno fa ha fatto “coming out” e ha dichiarato di essere omosessuale.
Forse il personaggio in questione non si rende conto che avere un bambino non è un diritto. Non è un diritto di nessuno, nemmeno dei genitori eterosessuali.
Un bambino ha bisogno di un padre si, ma anche di una madre. E per madre non si intende quella che ti mette a disposizione un utero in affitto.
Dichiari che vorresti “trovare un amica disposta a farlo”, ovvero disposta a farsi impiantare il tuo seme come si fa con le vacche per darti un figlio? Ma per quale ragione? Se le donne non vi piacciono, perchè volete solo usarle per i vostri scopi?
Per soddisfare il proprio io? Per essere alla moda? Qualsiasi siano le motivazioni certamente non vanno incontro al bene del bambino che deve nascere. Non ti domandi se questo bambino vorrebbe crescere con due gay?
(Non sarò omofoba chiamandoti gay, vero?.)
Qui ormai i diritti del bambino non contano, qui si opta solo per soddisfare le proprie esigenze.
Già è difficile per i genitori eterosessuali, che a volte, senza matrimonio o senza pensare alle conseguenze o anche solo per divertimento mettono al mondo figli che poi devono crescere da soli perche questi divorziano o non si guardano nemmeno in faccia.
Sono due le persone che costruiscono una famiglia e sono maschio e femmina come Dio li ha fatti e se non credi in Dio posso anche dire, come la natura li ha fatti. Dio li ha benedetti e mandati a moltiplicarsi o come meglio credi la natura li ha uniti al fine di procreare altri esseri viventi. Costruire una famiglia. E sono in tanti, oggi, quelli che non riescono portare avanti questo compito, figuriamoci due persone che non sono create per fare questo o almeno non insieme. Guarda non ti voglio offendere, gli omosessuali hanno il diritto di amare e di essere felici ma ci sono dei diritti che non gli appartengono e non gli potranno mai appartenere e di cui non se ne possono appropriare.
Tu dichiari che sei cresciuto in una famiglia cattolica. Ma la tua famiglia è composta da due padri o due madri? No.
Ritengo che i tuoi genitori, sicuramente, non ti abbiano insegnato che ci si appropria della vita umane come se fosse un pezzo di carne al mercato.

Una mamma ti amerà sempre sia se sei gay, etero, ladro o assassino, perché è una mamma.

A “tuo figlio” vuoi togliere questa possibilità?
La possibilità di avere una figura materna che lo custodisca, lo abbracci, lo culli, lo baci, lo allatti, lo cresca, lo ami e lo perdoni? Una figura che a te non è mancata. Non è da egoisti pensare solo alle nostre esigenze e fregarsene di quelle di un bambino? Se volete “evadere” fate pure, ma non cercate di convincerci che sia normale. Due persone dello stesso sesso che hanno rapporti sessuali, non è amore. E’solo la soddisfazione dei piaceri genitali perché non porta niente, si ferma a questo, al piacere e non potrà mai dare la vita. Ciò è un’inclinazione sessuale che magari al giorno d’oggi potrà anche essere normale, io non ne son convinta ma tuttavia seppur normale non è naturale.
Vuoi fare qualcosa di bello? Vuoi riempire la tua vita di felicità e amore? “Porca miseria, amore”queste sono parole che hai usato, questo amore lo puoi esprimere i vari modi. Vai in tanti orfanotrofi e prenditi cura anche di 40 bambini , sarai padre di 40vite che salvi e che puoi aiutare dandogli cibo, vestiti, istruzione scolastica e perché no, un giorno, anche la casa per ognuno di loro. Vedi che differenza? In cielo sicuramente apprezzeranno questo grande gesto di un Amore che dona e non di un amore egoista e fine se stesso. Ti prego, pensaci, perché le vite umane non sono un giocattolo. Ci sono già tantissimi bambini che soffrono in questo mondo, non c’è bisogno di incrementarne il numero.
Alla fine perché non ti prendi un cagnolino? A loro non importa se chi li accudisce sono due gay, lesbiche o etero.. Loro vogliono solo amore e un po’ di crocchette. Infine volevo chiarirti un concetto, dici che Papa Francesco “è un uomo che comprende, che condivide e ama le persone”, sicuramente si! Infatti essere omosessuali non è un peccato, siamo tutti figli dello stesso Dio. Il peccato subentra con l’atto, l’atto di egoismo, l’atto del piacere fine a se stesso e del chiedere i diritti che non sono vostri. Proprio Papa Francesco ha dichiarato qualche giorno fa, che la famiglia è un uomo e una donna, “ogni bambino ha diritto di crescere con un padre e una madre”. Così era da secoli,ora e sempre e anche se con la tua voce incantevole , il tuo charme e le note giuste cerchi di convincerci che non è cosi, a me non mi incanti. Medita. Amen

A.G

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