Pronti a rischiare la vita per #LaFamiglia

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Family day avevamo paura degli attentati ma eravamo pronti anche a morire per una giusta causa.

Le mie considerazioni su Family Day possono essere poco rilevanti ma io che l’ho vissuto dalla piazza, in mezzo al popolo e non sul palco, vi posso assicurare che il popolo quando si muove, si muove sul serio! E non va sottovalutato.

Tanti hanno fatto ore e ore di viaggio con figli piccoli per essere lì al Circo Massimo. Affianco a noi c’era addirittura una coppia, con una bimba di 10 giorni.

Giovani, vecchietti, cattolici, musulmani, islamici, ortodossi e chi ne ha più ne metta, tutti insieme per difendere una causa giusta. La famiglia e i diritti dei bambini!

Tante volte ho pensato vivendo in Italia da 17 anni, che qui molti sono omertosi, si, perché si lamentano di tutto, sparlano di tutti ma quando c’è da prendere le posizioni, di uscire fuori di dire la verità che si pensa o sa, allora deserto, non c’è nessuno.

Invece 30 gennaio, quel giorno storico, in parte, ho cambiato idea.

Cominciamo dal fatto che Mario Adinolfi quando lo “conobbi” da Barbara D’Urso circa 7 anni fa mi stava letteralmente sulle scatole. Un polemico, antipatico orso yoghi.

Non avrei mai pensato di combattere vicino a lui per questa battaglia né tanto meno scrivere per il suo giornale.

Poi lo senti parlare per la prima volta ad Ancona 2 anni fa in un incontro al palasport, di bambini, utero in affitto e matrimoni gay. Per la prima volta mi senti d’accordo con lui su ogni cosa che diceva.

Quel giorno non lo salutai nemmeno, gli scrissi privatamente. ” Non mi sei mai stato simpatico, ma oggi ho cambiato idea”, lui mi rispose che si ricordava di me, alla volta della D’Urso è già lì la mia storia lo aveva colpito.

Mi fece la proposta di raccontarla per il suo giornale e da lì in poi, semplicemente quando ho voglia di dire la mia, lo posso fare.

Ed eccomi qua, dire la mia su Family Day. Non vi nascondo che il nostro “amore” fraterno è stato messo in discussione quando ho saputo del suo divorzio e nuovo matrimonio celebrato a Las Vegas con una bella e giovane ragazza.

Io estremista di famiglie e matrimoni uniti, ho pensato che era un altro quaquaraquà.

Che va, predica bene e poi razzola male.

Ed è questa una delle accuse che gli vengono mosse da tanti giornalisti a proposito di Family Day. Ma solo gli stupidi non cambiano idea. E quindi l’ho cambiata anche in questo caso.

Io sono stata come loro, la crisi mia è durata qualche settimana in cui lo osservavo e pregavo per lui. Poi ho capito. Sono io quella sbagliata, perché giudico una persona e in questo modo la uccido, le taglio le gambe. Sopratutto perché tutti noi abbiamo una nostra missione nella vita, per rendere migliore questo mondo, lui nonostante non è perfetto, come non lo sono io, la porta avanti. Andando contro tutti, per una verità che non può essere messa in discussione.

Quindi ho deciso di collaborare di dare un mio piccolo contributo per questa causa.

Oggi io sono sposata, spero anche in futuro, ma nella vita non si sa mai, quindi nessuno di noi si può permettere di giudicare la vita di un altra persona, perché domani possiamo stare al suo posto. La possiamo solo aiutare e starle accanto quando ne avrà bisogno, indicandole la via della verità e gioia che è per tutti. Sperando che se un giorno ne avremo bisogno qualcuno lo farà con noi.

Ma ci sono alcuni che di questa via non ne vogliono proprio sapere. Alcuni che al posto della testa hanno un ortaggio. Sono disgustata da certi commenti di Vladimir Luxuria che prima dichiara ” le donne che affittato proprio utero alle coppie gay, lo fanno per generosità e non per i soldi” e poi attacca su Twitter un sacerdote che organizza il pullman da Orsara un paesino in Puglia per Family Day. Volevo ricordarti caro Luxuria che se uno è generoso, lo deve fare gratis, quindi se queste donne sono così generose possono affittare gratuitamente proprio utero. Perché non lo fanno? Perché è un business !

Non finisce qui, la volta adesso è di Barbara D’Urso. Io non guardo la televisione, ma mi sono soffermata a guardare una puntata di Domenica Live ( o come si chiama ) perché parlavano di FamilyDay. È stata una cosa vergognosa. Cominciando da orecchini arcobaleno che si è messa molto kitsch, per finire a tutti gli ospiti che aveva invitato nel corso di tutta la puntata. Tutti naturalmente di parte e faziosi,amici di persone omosessuali che grazie a loro sono stati salvati dalla depressione, chi ha ridato loro la vita e sorriso e ovviamente tutti e dico tutti pro stepchild adoption e matrimoni gay .

Evviva la parità di opinioni. Povera la Gelmini, Formigoni è un psicologo che sono stati attaccati, senza poter rispondere e interrotti dalla D’Urso e suoi ospiti continuamente.

Mi chiedo perché non ha invitato Mario Adinolfi, Gandolfini o Gianfranco Amato? Forse perché li teme? Perché avrebbero azzittito subito un Checchi Paone tutto eccitato che parlava senza senso giusto perché ha la lingua in bocca insieme agli altri che gridavano solo dei propri pseudo diritti. L’unico servizio che andato in onda sulla vera famiglia con 13 figli, magicamente è stato interrotto dopo 30 secondi per problemi tecnici.

Lo stesso vergognoso intervento contro Family Day lo ha fatto Fiorella Mannoia su suo profilo Facebook e altri cosiddetti artisti, che ormai si sono bevuti il cervello. E io tanti di loro li conosco personalmente, depressi, finti, arrabbiati con la vita. Ormai la loro missione è solo quella di andare contro qualcuno così forse qualcuno ne parla guadagnandosi qualche istante d’attenzione o qualche ospitata in TV.

Parlano tutti di diritti ma i diritti e noi lo sappiamo devono essere dati prima di tutto ai bambini. Loro hanno il diritto di nascere in una famiglia da un papà è una mamma.

Loro hanno il diritto di sapere chi gli ha generati. Loro hanno il diritto di essere amati.

Tante famiglie oggi si sfasciano per la crisi, e la mancanza di lavoro, aiutiamo loro! Diamo possibilità alle famiglie che ci sono già di vivere serenamente.

Mi ha riempito il cuore di gioia vedere 2 milioni di persone a combattere per un unica verità, la famiglia! Godevo proprio!

I miei “colleghi” hanno scritto ormai dappertutto quali sono i diritti che stiamo difendendo, quindi non lo faccio. Tanto avete capito. Non siamo qui per negare i diritti degli omosessuali, perché anche loro hanno bisogno di leggi per essere tutelati nelle loro unioni. Ma essi non sono né matrimonio, né adozione dei bambini. Se una cosa non ti viene data naturalmente non è tua e non lo potrà mai essere. Solo uomo e donna possono generare dei figli e noi i figli li facciamo! Loro vogliono fare un vero e proprio abominio. Traffico illegale di essere umani. La schiavitu ormai in Europa non esiste e stepchild adoption è la porta proprio per un mercato di essere umani. I bambini non si toccano!

Se ci sono tanti bambini nei orfanotrofi facciamo delle leggi che agevolano le adozioni per le famiglie eterosessuali e non mettiamo in questo mondo bambini che sono già destinati alla depressione e sofferenza perché un giorno vorrano sapere chi è il loro vero padre o la loro vera mamma!

La Chiesa qui non c’entra niente è il ciclo della vita! Sono molto felice che eravamo presenti in piazza con varie etnie religiose, felice che non c’era nessun vescovo a parlare, ma nonostante questo il Circo Massimo era pieno di sacerdoti, consacrati e suore della nostra chiesa.

Sono felice che avete avuto il coraggio di venire, tutti quanti!

Perché come diceva uno degli striscioni, Renzi deve tremare, perché ci ricorderemo !

A proposito del presidente del consiglio oggi mi ha scritto anche il mio ex fidanzato, che dovevo sposare una volta, il nipote del ex premier Zio Silvio, Paolo Enrico Beretta. E il suo messaggio diceva ” Ciao Ania , ho visto le vostre foto. ( di Family Day ndr ) Anche io penso che la famiglia debba essere fatta da una mamma un papà e figli”

Un messaggio che mi ha strappato un sorriso dopo aver visto le pagliacciate nel programma della D’Urso.

Un messaggio che hanno condiviso in 2 milioni in piazza e i tanti che non sono potuti venire erano lì con il cuore.

Un messaggio che nonostante grande allerta per attentati terroristici ha fatto uscire di casa tutte queste persone per unirci insieme al circo massimo di Roma, pronti a perdere anche la vita per difendere la più grande verità di tutti tempi che è la famiglia e gridare insieme Stop Cirinnà! Perché come diceva San Giovanni Cristostomo dobbiamo essere pronti a perdere tutto nella vita, come hanno fatto martiri, anche la vita stessa ma non perdere la fede! Perché a cosa ci servirà guadagnare il mondo intero se perderemo l’eternita ? 

Noi siamo per un amore libero, non libertino.

Ania Goledzinowska

per La Croce Quotidiano

 

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LA PARALISI NEL SONNO E UNA PRESENZA OSCURA – Una storia impressionante

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Non riuscirsi a muovere, parlare, ma essere sveglio è una sensazione a dir poco inquietante. Moltissime sono le testimonianze di persone che lo hanno vissuto.

Si chiamano “paralisi ipnagogiche”, in gergo medico. Dicono che capitino a chi già è affetto da qualche forma di narcolessia. Ma in realtà, precisano subito, possono accadere a chiunque. A sentire alcuni racconti, tuttavia, pare di non dover trascurare gli inquietanti accenni a “presenze oscure”: senza paranoie, certo, ma senza dimenticare l’esistenza di un mondo invisibile

La medicina come sempre ha un suo modo di spiegare le cose:

“In genere la paralisi ipnagogica colpisce le persone che già soffrono di qualche forma di narcolessia, ma in realtà può capitare davvero a chiunque. Questa condizione è caratterizzata da una paralisi muscolare che si verifica durante le fasi iniziali del sonno, o più raramente al momento del risveglio. Gli episodi di paralisi nel sonno possono includere anche allucinazioni—la più comune delle quali è l’angosciante sensazione che ci sia qualcun altro con te nella stanza.”

Ma siamo sicuri che si tratti di questo?

Nella testimonianza raccontata a Mathieu Portogallo  da un ragazzo  di nome Geoffrei si legge che le “paralisi” sono presenti da quando era piccolo

Ritrovarmi paralizzato nel letto è qualcosa che mi è sempre accaduto, a cadenza regolare, fin da quando ero alle elementari. Quando mi capita, rimango bloccato in uno stato a metà tra il sonno e la veglia; come se il mio cervello fosse completamente sveglio ma per qualche ragione non riuscissi a muovermi o a parlare. Mi serve tutta la forza che ho per riuscire a emettere pochi deboli mugolii. Nel mio caso, gli episodi di paralisi nel sonno mi capitano sempre nel momento in cui sto per addormentarmi. Mi ritrovo sdraiato con la sensazione di essere paralizzato e che ci sia una presenza oscura che aleggia intorno a me. È come un’ombra che ondeggia sempre più vicino a me, finché non riesco a chiudere gli occhi. Quando succede sudo abbondantemente, ma a volte mi capita anche di sentire un’inspiegabile folata di aria fresca che non ha niente a che vedere con la temperatura del posto in cui mi trovo.

Per me, questo “intruso” si manifesta con le sembianze di una presenza femminile—una sorta di “signora oscura”—ma ci sono state anche volte in cui ho percepito una presenza maschile. È come un meccanismo a orologeria: sento un suono strano e poi arriva lei. L’ombra cresce, prima piano e poi sempre più velocemente. Mi si siede sul petto e si rifiuta di muoversi finché non perdo completamente la sensibilità. Qualche minuto dopo, riesco in qualche modo a buttare fuori la mia paura e inspiegabilmente riacquisto la capacità di muovermi. “

Ma non è solo. Tantissime sono le testimonianze e molti di loro non sanno nemmeno che nome dare a questa inspiegabile sensazione di essere tra la vita e la morte , tra bene e il male. Ho parlato di questo, parecchie volte, con molte persone. Alcune di esse mi dicono, che la presenza che sentiamo, affianco a noi, è la nostra anima che si stacca dal corpo e si innalza. Ma non credo sia la risposta giusta.

Una ragazza mi ha raccontato che la prima volta le è successo mentre guardava la televisione, lei continuava a vederla ma non poteva ne muoversi ne a parlare. Era completamente bloccata.

Una sensazione del tipo quando metti un film in pausa, film è fermo è tu continui a rispondere al telefono, farti il caffe oppure andare in bagno finché non schiacci di nuovo “Play”.

In questo caso il film era lei, tutto ciò che aveva attorno continuava a funzionare mentre lei stava in un uno stato detto freeze, congelamento.

Ad un certo punto ha iniziato a sentire vicino a sé una presenza, una presenza che da un lato le faceva paura, era una cosa inspiegabile, una presenza oscura, ma d’altra parte questa presenza la eccitava.

Terribile era la paura che provava, si mischiava ad una sensazione, quella di essere invitata a provare ciò che questa creatura spirituale aveva in serbo per lei.

Sentiva che qualcuno le chiedeva di lasciarsi andare, di lasciarsi possedere.

Ma sempre in quei momenti iniziava a ribellarsi, la paura era più forte della curiosità  di scoprire cosa c’era se si fosse lasciata andare.

Non poteva né gridare, né parlare, né muoversi, solo con il suo cervello poteva fare uno grande sforzo di liberazione.  Con tutte le forze del cervello lei cercava di spingere i suoi muscoli per potersi liberare da questa catena che imprigionava il suo corpo.

Ciò è successo parecchie volte e questa ragazza, come anche Geoffrei, per parecchi anni ebbe questi incontri.

Anche lei ha imparato a riconoscere il momento quando ciò sarebbe accaduto.

Sentiva un suono strano, tipo un orologio, le si chiudevano le orecchie come quando si va in montagna, il suono dei passi, poi l’ombra, tutto si faceva nero e l’ombra avanzava su di lei,  è infine la presenza.

La presenza che molte volte non è riuscita ad arrivare a lei perché con tutte le forze si ribellava prima che le si avvicinasse.

Una notte – racconta – chiesi al mio fidanzato di non addormentarsi, in quanto sentivo che la presenza sarebbe venuta -.

Ma appena lui chiuse gli occhi e lei sentì i suoi primi respiri profondi, il segno che si era addormentato, la storia, come in un film che hai visto centinaio di volte, ricominciò.

Dopo una battaglia all’ultimo sangue, lei riesce a liberarsi e sveglia il suo fidanzato in lacrime e con il cuore che a mille e gli dice:

“Ti avevo detto che sarebbe successo”.

Non so se sia peggiore lo spavento di vivere questi incubi o è più spaventoso abituarsi a farne parte. Perché nessuno ti sa dare una spiegazione valida.

Che cos’è la Narcolessia

Sul sito di AIN (associazione italiana narcolettici e ipersonni) si legge:

La Narcolessia è una malattia neurologica (non psichiatrica) caratterizzata da Eccessiva Sonnolenza Diurna (EDS – Excessive daytime sleepiness).

Questa patologia è riconoscibile da 4 sintomi cardinali:

Eccessiva sonnolenza diurna – Mediamente ogni 2 ore il narcolettico prova un’irresistibile impulso all’addormentamento non procrastinabile.

Cataplessia – In presenza di emozioni, riso, imbarazzo, collera, il Narcolettico perde le forze a volte fino alla caduta a terra.

Allucinazioni Ipnagogiche – Il Narcolettico sogna ad occhi aperti, sono sogni che spesso interagiscono con la realtà.

Paralisi del sonno – in prossimità della fase di addormentamento o subito dopo il risveglio, il corpo è completamente paralizzato pur essendo il Narcolettico perfettamente cosciente.

Loro consigliano come strategia la “terapia non farmacologica” più efficace che è costituita dai sonnellini brevi  :

“ I sonnellini durano da pochi minuti fino anche a un’ora, sono ristoratori e consentono di restare in buona forma per alcune ore, dopo le quali la sonnolenza ricompare. I sonnellini brevi possono variare da uno fino a 6-7 al giorno, a seconda della loro durata, ma soprattutto a seconda delle possibilità che il paziente ha di effettuarli. I luoghi pubblici, come la scuola e il luogo di lavoro si conciliano difficilmente con questa possibilità. Inoltre, da soli, i sonnellini sono spesso insufficienti a controllare la sonnolenza diurna. La caffeina può essere usata come stimolante negli adulti, ma non nei bambini. Un effetto si nota con circa 3-4 caffè al giorno (pari a 400-600mg di caffeina), circa 15-30 minuti dopo l’assunzione, e dura poche ore.

Lo zucchero e, in generale cibi dolci e ricchi di carboidrati tendono ad aumentare la sonnolenza diurna, viceversa uno studio ha mostrato che diete povere di carboidrati nei pazienti adulti migliorano la sonnolenza diurna.

Non è chiaro se nei bambini cambiamenti e attenzione nella dieta abbiano gli stessi effetti, o invece, ad esempio, non provochino effetti negativi sulla normale crescita.”

Invece come “terapia farmacologica” l’associazione consiglia un farmaco che si chiama:

“Modafinil, nome commerciale Provigil. E’ un attivante della veglia. Il meccanismo di azione non è ben noto, ma si suppone che il modafinil agisca “rinforzando” i meccanismi naturali di attivazione e mantenimento della veglia, in strutture chiave del cervello, quali il talamo, l’ipotalamo e l’amigdala. Si assume in compresse. Dosi comprese fra i 200 e i 400mg al giorno, distribuite nell’arco della mattinata, consentono un buon controllo della sonnolenza diurna negli adulti. Assumere modafinil dopo le primissime ore del pomeriggio rischia di disturbare il sonno notturno della notte successiva.

Gli effetti collaterali sono in generale leggeri e i più frequenti comprendono mal di testa, ansia, nervosismo, rinite. Effetti collaterali più rari ma più seri comprendono la sindrome di Steven-Johnson, un’elevazione marcata degli enzimi epatici, alterazioni psichiatriche. In Italia, la prescrizione di modafinil richiede un apposito piano terapeutico AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco).”

 “Sodio Oxybato, nome commerciale Xyrem. La struttura di questo farmaco è simile a quella di un neurotrasmettitore cerebrale naturale del nostro cervello, con proprietà sedative e anestetiche. Si assume sotto forma di sciroppo durante la notte. Gli effetti positivi sulla sonnolenza diurna sembrano dipendere dall’aumento di sonno profondo indotto dal sodio oxibato. Gli effetti collaterali più frequenti negli adulti comprendono nausea, sonnambulismo, perdita di peso, confusione al risveglio, enuresi (pipì addosso), ipertensione arteriosa, vertigini, mal di testa. Altri effetti collaterali comprendono disturbi psichiatrici e incubi notturni.”

 Come potete notare la cosa strana è che i farmaci che vengono proposti in realtà hanno più effetti collaterali di quelli per farvi stare meglio. La medicina è un grande salvagente, per molte malattie ma a volte nemmeno i medici hanno tutte le risposte e si finisce per riempirsi di farmaci che in realtà ci fanno stare peggio.

La presenza oscura

 Questa presenza che viene raccontata in tantissime testimonianze, non riesce ad avere una spiegazione scientifica.

Qualche psichiatra potrebbe dire che queste persone sono “schizzofreniche” ma l’esperienza mi dice che negli ospedali psichiatrici ci sono più persone sane di quelle che stanno fuori. E’ Solo che i medici, non riuscendo a trovare una giusta spiegazione per questi fenomeni che i pazienti vivono, li catalogano tutti come malati mentali.

La ragazza che ha vissuto per anni questi “fenomeni” nei suoi racconti mi dice:

“Queste cose di solito mi succedono, quando sono priva di forze. Come se la nostra autodifesa, per colpa della malattia o stanchezza, cessasse ed e proprio allora che le presenze riescono a prendere il sopravvento su di me.”

Una volta di pomeriggio mi ero appoggiata sul letto solo un attimo, perché avevo mal di schiena, un dolore forte mi impediva di ragionare, perché tutte le mie forze erano concentrate su di esso. Allora di nuovo sentii il ticchettio dell’orologio, la paralisi, la presenza. Non si presentò, questa volta come l’ombra, perché era giorno. Era come se fosse invisibile, ma c’era. Attorno a me la mia stanza, fuori dalla finestra passavano le macchine. Io immobile, impossibilitata a muovermi.

Pensai, questa volta voglio andare fino in fondo, voglio vedere che roba è.E dissi in mente “va bene prendimi”.

In quel momento sentii un peso che avanzava sul mio corpo sdraiato nel letto. Vidi perfino come se il peso schiacciasse la coperta, vedevo l’impronta delle mani su di essa mentre la presenza saliva su di me.  Un peso  sul petto e ad un certo punto la sua lingua viscida e bagnata che mi leccava il collo fino ad arrivare all’ orecchio.

In quel momento mi sono così spaventata che di nuovo con tutte le mie forze ho cercato di ribellarmi a lei, a questa presenza oscura. La sensazione di paura di nuovo si mischiava con la sensazione di eccitazione e curiosità ma ero cosi spaventata che non volevo più andare in fondo.

Dopo qualche secondo che a me è sembrato un secolo, sono riuscita a liberarmi. Di nuovo il cuore mi batteva a mille.”

Sentendo questi racconti non è facile rimanere tranquilli ma quel che mi ha raccontato dopo era ancora più spaventoso.

“Una mattina, era più o meno alle 6.30, mi svegliai, stavo ancora nel letto, quando iniziai a sentire la solita sensazione. Questa volta era un po’ diverso e l’eccitazione prese sopravento di nuovo e  forse incoraggiata dalla luce del giorno, ebbi il coraggio di voler indagare in fondo.

La presenza non era una ma due. Ad un certo punto sentii delle mani che mi toccavano nella parte del petto e altre che avanzavano dalle gambe in su. Sentii una di queste presenze che voleva possedermi e anche l’altra la aiutava.

E mi senti violentare, proprio come se avessi un rapporto sessuale con una di esse, mentre l’altra eccitata mi manteneva.

Mi volevo ribellare ma non potevo, come se finalmente loro avessero compiuto ciò che volevano. Quando riuscii a liberarmi ero fuori, piangevo, ero in uno stato i shock. Chiamai un mio amico, piangendo che nonostante stesse lavorando ha mollato tutto ed è corso in mio aiuto.

Sembravo pazza, come se fossi posseduta, miei occhi erano completamente fuori, come di un pazzo che da poco ha ucciso qualcuno.

Lui mi caricò in macchina, io non ero in grado né di parlare né di ragionare, piangevo solo ,mi portò da un esorcista”. Ma questa è già un’altra storia.

Il mondo nostro terreno, non è l’unico, esiste anche un mondo spirituale. Molte persone che non credono in Dio non riescono a darsi una spiegazione e a farsi aiutare.

Altre persone usano il mondo spirituale per compiere i propri comodi, scendono a patti con queste presenze perché hanno capito che collaborando con loro possono manovrare gli altri. Tutto ha un suo prezzo però, le presenze ti aiutano per arrivare ai tuoi scopi, poi quando non gli servi più ti divorano fino alla morte.

Demoni, presenze oscure, questa è la mia analisi della “paralisi del sonno”.

In tante culture questo ha un nome, scrive Geoffrei,

“gui ya chuang—che vuol dire una cosa tipo, “il fantasma nel letto.”

Nei paesi musulmani, spesso si parla di un jinn, uno spiritello.

In Cambogia, da dove viene la mia famiglia, la si descrive rifacendosi alla sensazione di essere schiacciati da una presenza demoniaca.

Durante il medioevo, si diceva che i succubi—demoni con sembianze femminili—seducessero gli uomini nel sonno.

Si diceva che queste creature servissero Lilith, che secondo il Talmud e la Cabala è la prima moglie di Adamo.”

 Voi vi chiederete “allora perché questo non succede durante il sonno, ma succede nei momenti quando il nostro cervello è vigile, e solo il corpo non riesce a muoversi?”

Forse perché i demoni non possono fare quello che gli pare, devono avere il nostro consenso.

Quindi se il demone ci prendesse nel sonno sarebbe un abuso di potere, che lui non ha.

Nel caso di paralisi nel sonno il nostro cervello è vigile e quindi in grado di ragionare, di dare il proprio consenso. Si prendimi, oppure, no vai via.

Molti santi raccontano che venivano a trovarli delle presenze con sembianze appunto di belle donne o begli uomini che cercavano di sedurli o di avere rapporti con loro, erano i demoni, e loro li scacciavano con le preghiere.

Nella nostra religione la presenza demoniaca è il nome più appropriato, sono demoni che vengono a farci visita. Per possederci, per spaventarci, per portarci a loro.

Se vi è mai capitato lo stato di “paralisi del sonno” andate al più preso da un bravo esorcista. Cercate di pregare, di confessarvi e di vivere i sacramenti.

Sappiamo molto poco del mondo spirituale, diciamo che crediamo in Dio, ma non crediamo fino in fondo, anche se nel CREDO che recitiamo ogni domenica in chiesa si dice “nelle cose visibili e invisibili”. Non crediamo nella vita eterna e non capiamo che siamo fatti dallo spirito che è l’inizio, l’anima e materia cioè il corpo.

L’ordine in cui Dio ci presenta questa realtà è perfetto: “lo spirito, l’anima e il corpo” (1 Tessalonicesi 5,23). Non è detto “anima, spirito e corpo”, oppure “corpo, anima e spirito”. Lo spirito è la parte preminente e quindi è menzionato per primo. Il corpo è la parte inferiore e quindi è menzionato per ultimo. L’anima sta in mezzo ai due e quindi è menzionata per seconda.

Questa anima che combatte da sempre con altri spiriti e anime dannate ha bisogno del nostro aiuto per avere le forze per difendersi. E la forza la troviamo nell’Eucaristia, solo noi siamo in grado di portare il nostro corpo alla Santa Messa e di dargli la forza di combattere.

Ania Goledzinowska

per LA CROCE QUOTIDIANO

Se avete avuto mai queste esperienze scrivetemi in privato a : testimonianze@cuoripuri.it

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EUTANASIA UN DRAMMA NEL SILENZIO

#Cristin , una testimone della “quasi morte”

Quando si parla di eutanasia il dibattito si polarizza sempre attorno al vecchio astio anticlericale (e anticristiano) che nel nostro angolo di mondo si usa per screditare tutti gli articoli della vera fede. Sarebbe invece più onesto, intellettualmente, e più proficuo,considerare i racconti di chiè tornato indietro da quegli stati comatosi in cui i sani giurano che nessuno vorrebbe stare.

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Di Ania Goledzinowska per LA CROCE QUOTIDIANO

Potrebbe sembrare assurdo, ma non lo è. Tante persone lo hanno preso sul serio, si chiama eutanasia ma in realtà è un vero è proprio suicidio. Sempre più persone vogliono avere la libertà di poterlo scegliere per se o per gli altri. Vi confesso che sono settimane che questo tema mi gira nella testa, non sapevo che scrivere, mi ci è voluto del tempo. Di fronte alla grande sofferenza dell’uomo che affronta una malattia terminale, di una donna in coma da molti anni e che i medici definiscono un vegetale, oppure di un bambino con una malattia della pelle, pieno di piaghe sanguinanti sul 70% del corpo e dove la pelle non rimane attaccata ma si sgretola lasciando fuori la carne, mi sentivo disumana a dire loro se è giusto o non è giusto togliergli la vita. Questo bambino non può vivere una vita normale, per farsi una doccia ci mette quattro ore tra atroci dolori perché le bende si attaccano alle ferite. Per poterle cambiare ogni giorno devono prima ammorbidirsi con acqua tiepida ma spesso ciò non basta e spesso assieme alle bende viene via anche qualche pezzo di carne viva. Lui con le lacrime agli occhi, assistito dalla madre, stringe i denti e si fa coraggio. Anche di notte non riesce a dormire per i dolori, vive prendendo sempre più medicine e anestetizzanti. L’alternativa sarebbe la morte.

SUICIDIO ASSISTITO giusto o no?

Appunto morire.. Ma non sarebbe meglio? Che vita è? Ogni essere umano su questa terra si chiederebbe il perché di un Dio perché fa soffrire cosi tanto una creatura cosi innocente. Perché questo bambino non può come i suoi coetanei giocare, correre e ridere a squarcia gola, viversi la sua infanzia come tutti? In realtà non ho trovato la risposta a queste domande. Potrei dirvi, come ho imparato nella vita, che la sofferenza è qualcosa che ci purifica, che Dio la permette (come ha permesso di crociefiggere il Suo figlio) per la nostra santificazione o quella degli altri. Ed è vero, perché una famiglia che deve assistere una persona in queste condizioni, fa veramente un atto di grande amore, dona la propria vita il proprio tempo, anzi si priva del tutto della propria vita per dedicarla al suo famigliare sofferente. Anche Gesù non è morto sulla croce per scherzo o per la cattiveria di Suo padre o semplicemente per caso. Con la Sua morte ha portato a compimento un grande progetto, più grande di quello che ogni essere umano poteva pensare. La Sua morte era il dono per salvare la vita di milioni di persone, per sigillare il nuovo patto di alleanza con Dio che era furioso con questo popolo che si era pervertito. Ha fatto un accordo con Lui, la mia vita per la salvezza di questi. Se è proprio necessario, se non è necessario, allontana da me questo calice. Perché anche a Lui faceva male, anche Lui ha sofferto e avrebbe voluto evitarlo. Ma Dio a deciso di andare fino in fondo e Cristo si è abbandonato alla Sua volontà con questa enorme offerta. E fino adesso Gesù prende su di sé i nostri peccati, ogni giorno durante la santa messa viene crocefisso per noi, fino alla fine dei tempi. Cerca però anche degli aiutanti, con il male che c’è nel mondo è difficile portare questa croce da soli, allora ai piccoli e grandi che sceglie gli da un pezzo della croce da portare sulle spalle. Lui non è morto, è resuscitato il terzo giorno e anche noi non moriremo. Ma quando mi troverò davanti a Dio chiederò se era proprio necessario, questo ve lo prometto.

Questo fa fede, quella fede che ti permette di vedere oltre, oltre questa vita e queste sofferenze. Sofferenze che se offerte per gli altri servono a qualcosa, non sono senza valore, con queste piaghe possiamo salvare gli altri. Chi sceglie l’eutanasia di solito sono persone

che non hanno fede, credono che dopo la morte diventano solo un accumulo di ossa senza nessun futuro. E’ difficile dargli torto, se la vita è solo qui, perché devo viverla soffrendo? Meglio darci un taglio netto. Ma se non fosse cosi come pensano loro, se si sbagliassero?

Un atto di fede non costa nulla, è gratis, e può dare un valore alle nostre sofferenze e alleviarle. Se poi non c’è nulla dopo, avrete ragione voi, tanto volevate morire. Però se vi può far star meglio perché non provarci? Se può dare un senso al vostro dolore?
Quante persone, dopo la “morte” in coma farmacologico, anche dopo tanti anni nel letto senza un segno di vita, un giorno si sono svegliate? Quante persone che i dottori davano per spacciati senza speranza, hanno aperto gli occhi?
E tutte queste persone dicono che stavano sospese tra la vita e la morte. Vedevano una grande luce che le attirava, una luce piena di un amore che li riempiva e gli faceva dimenticare tutte le sofferenze che avevano vissuto. Qualcuno di loro ha parlato anche con i suoi cari, morti anni prima, qualcun altro ha sentito la voce di Dio e della Madonna, altri ancora si sono sentiti precipitare con forza di nuovo sulla terra, dentro il proprio
corpo, perché qualcuno che li amava tanto li chiamava e l’amore ha vinto, sono tornati.
Non possiamo quindi non pensare che qualcosa di grande non ci aspetta dall’ altra parte. Ma se qui ci sono persone che ci amano davvero molto, Dio compie ancora questi miracoli di un ritorno o di una guarigione , laddove i medici non possono fare più niente.

Una ragazza racconta che per anni era in coma, hanno suggerito di staccarle la spina, lei sentiva tutto. Non poteva muoversi, non poteva fare niente, ma era vigile anche se tutti la credevano morta. Ricorda che aveva sentito tante volte la sua mamma e le sue sorelle che si occupavano di lei ogni giorno, sentiva che le leggevano dei libri, che l’accarezzavano, le parlavano e le cantavano le canzoni. Era imprigionata in questo corpo senza vita ma non era morta. Ogni tanto viaggiava però dall’altra parte, vedeva la luce, sentiva il calore e l’amore immenso, ma capiva che non era ancora il suo momento.

Lei non era credente non aveva fede, ma dopo esser tornata da questo viaggio nell’aldilà, nel suo corpo senza vita, ha iniziato a porsi le domande. Sua mamma accendeva spesso la tv, ma lei abituata prima sempre a guardare i programmi pomeridiani di moda e cose futili, in quelle condizioni non potendo scegliere ascoltava ciò che vedeva la madre che donna di fede pregava molto e tante volte lasciava la televisione accesa su canali religiosi.

Lei volendo o no, sentiva tutto. Allora ha iniziato ad ascoltare, vegetava li sentendo le prediche, le sante messe e le catechesi.
I dottori insistevano sullo staccarle la spina, ma la famiglia non voleva e continuava ad occuparsi di lei a parlare con lei come se fosse viva.

Un giorno Cristin, questo è il suo nome, in televisione ha sentito un annuncio, un annuncio che le avrebbe ridato la vita. C’era un convegno carismatico e un sacerdote pregava, la sua voce le arrivava proprio nel cuore. Ascoltava le testimonianze di persone che sono guarite da varie malattie miracolosamente e lei dentro il cuore ha espresso questo desiderio “ Gesù io credo che tu esisti, solo Qualcuno di davvero onnipotente può fare queste cose, volgi il tuo sguardo anche su di me, sono qui, voglio vivere”
Dopo qualche istante alla televisione sentì queste parole del sacerdote “In questo momento, in questo preciso momento, c’è una ragazza che ha fatto una richiesta. Una ragazza che da anni è in coma, ma lei oggi si sveglierà. Gesù ti vuole dire torna a vivere, prendi la tua croce e seguimi”

Lei si sentì attraversare il corpo da un grande calore, le scendevano le lacrime.
La madre che stava vicino al suo letto vide queste lacrime e iniziò a chiamarla:- Cristin Cristin, bambina mia.
Cristin mosse gli occhi sotto le palpebre che non riusciva però ad aprire, la madre sussultò sulla sedia. Inizio a piangere anche lei.
Cristin non riusciva a muoversi né a parlare e i suoi occhi erano ancora chiusi ma la mamma, come ogni mamma che ama il suo figlio, iniziò a farle delle domande.
Quando lei agitava sotto la palpebra occhio, era la risposta giusta, quando non agitava la pupilla questo voleva dire un no.
Cosi la madre capì che Cristin sentiva e ragionava, poteva comunicare con lei.
Oggi Cristin è sulla sedia a rotelle, parla e non ha subito nessun danno celebrare. Si ricorda tutto quello che aveva vissuto quando era in coma e soprattutto grazie a Chi è guarita. Dopo qualche anno è lei ad andare al convegno carismatico che ascoltava in televisione e a raccontare la sua storia.
Un lieto fine grazie a quell’atto di fede e all’ amore delle persone che le stavano vicino. Riferisce che si sentì proprio chiamare indietro da quell’amore che la teneva attaccata alla vita. L’amore dei suoi cari.
Anche il bambino con la malattia della pelle, nonostante la grande sofferenza, non desidera morire, anzi, dice che la sua mamma è la sua migliore amica, le sorelle sono molto premurose e si prendono cura di lui, lui vive giorno per giorno, confidando che può guarire, che la medicina farà passi in avanti e si troverà una cura. Nonostante tutto è felice, ha chi lo ama e se ne prende cura.

Credo che sia proprio questa la risposta, amore. Amore incondizionato. Le persone che vogliono morire dicono di volerlo fare ma in realtà non lo desiderano affatto. Loro desiderano vivere. Ma è l’egoismo del uomo a spingerli alla morte. A volte dei propri cari, che se ne prendono cura si ma con fatica. Non con gioia e sorriso. Allora chi è malato, chi è dipendete dagli altri desidera non essere un peso, non vuole che gli altri per colpa sua non possono vivere la propria vita.
Un peso questo che li schiaccia, che li fa sentire di troppo, sentono in fondo che anche i propri cari pensano “ se lui morisse sarebbe meglio per tutti”.
Questo li uccide, perché se avessero accanto chi con gioia ogni giorno gli dice “ E’ fantastico averti qui, sei un dono prezioso, senza di te la mia vita sarebbe vuota, ti amo e mi prendo cura di te con tutto il cuore, perché so che tu farai lo stesso con me quando ti riprenderai”, anche se questa persona sta in condizioni critiche, troverebbe la forza dentro il cuore di andare avanti, di non essere un peso ma una gioia per gli altri e magari anche di guarire. Perché è l’amore che guarisce e ti fa alzare in piedi ed è la fede che ti da speranza. L’eutanasia è solo un rifugio per chi non si sente amato veramente e non trova nessun appiglio per rimanere qui. Quindi in conclusione dico, no al l’eutanasia, si alla tenerezza e all’amore che possa contagiare queste persone e fargli vedere che, nonostante la loro condizione, sono preziose e importanti per noi che gli stiamo vicino e che senza di loro la nostra vita sarebbe vuota.

A.G

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LA CASTITA’ CI RENDE MIGLIORI – PENSAVANO DI SABOTARE IL SINODO E INVECE…

Al di là dello scandalo e della polemica, la vicenda mediatica di Charamsa ha portato con sé diverse cose buone. Non solo ha costretto molti a dichiararsi e a venire allo scoperto, ma con ciò ha pure portato tanti a cantare le lodi di una virtù bistrattata, ma che Gesù nel Vangelo esalta come poche altre. Pastori, teologi, scrittori e perfino politici: tutti possono vedere cosa nobilita l’uomo

L’omosessualità non è peccato se vissuta nella purezza. Ne parla ampiamente catechismo della Chiesa cattolica. «Un numero non trascurabile di uomini e donne presenta tendenze omosessuali. (…) Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. (…) Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita. (2358) Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia, dissinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione Cristiana» (2359).

La vicenda di Mons. Krzysztof Charamsa, prete polacco, ha fatto parlare molti, infatti prima di Corriere della Sera la notizia l’ho data io sulla pagina di Facebook, essendo stata avvisata da un sacerdote che mi ha chiamata dalla Polonia il giorno prima.

Charamsa è teologo, filosofo ed ora ex officiale della Congragazione della Fede nonche l’ex docente nella Pontificia università gregoriana.

Egli è dunque tutto tranne quello che cerca di far credere lui: “una vittima del sistema omofobo vaticano” definito sempre da lui “disumano”. Se fosse una vittima del sistema omofobo della Chiesa, starebbe a fare giardiniere e non di certo occuperebbe posti cosi “prestigiosi” – ha detto il direttore di Avvenire (e io sottoscrivo a pieno).

Poi queste sue dichiarazioni sono veramente assurde, accusare la Chiesa di essere contro gay è proprio una barzeletta. Non capitemi male ma ci sono più persone omosessuali in chiesa che in tutto l’arcigay. Solo che vivono la loro omosessualità, offrendola a Dio. La chiesa non ha mai descriminato nessuno. Ci sono, è vero, tanti preti con queste tendenze, ma sono uomini di Dio. Portano come una croce questa loro “diversità”.

La Chiesa ha accolto sempre anche le persone con queste tendenze, ma dovevano accettare le regole che comprendevano astinenza sessuale.

Ci sarebbero molte domande che ci frullano per la testa: chi lo ha fatto arrivare così in alto nell’ambiente ecclesiale e perché? Chissà cosa ha insegnato all’universita, in tutti questi anni, ai più piccoli? Come mai questo coming out è stato fatto in modo cosi eclatante con tanto di libri già tradotti e pronti per stampa in diverse nazioni?

Libro che tra l’altro penso nessuno avrà voglia di comprare in quanto solo per come parla questo signore, e palese che sarà pieno di odio e rivedicazioni isteriche di una persona uscita completamente fuori dalle righe. Era una cosa progremmata già da tempo, anzi premeditata. Per disturbare il Sinodo ma non solo, per avere più attenzioni lui e promuovere il proprio io, e poi forse in un altro momento sarebbe passato quasi inosservato.

Che contributo ha pensato di dare con questo al mondo di persone omosessuali?

Io credo che essi siano i primi a vergognarsi del modo che egli ha scelto per annunciare a tutti «che omosessualità esiste». Come se avesse scoperto acqua calda.

San Paolo ne parla molto duramente

Sono due fattori che mi avevano lasciata a bocca aperta: il primo è questo, vedendo le videointerviste che ha rilasciato, non mi sembra una persona equilibrata che cerca di spiegare le ragioni della sua scelta, piuttosto mi sembra un paladino, confuso e isterico, superbo e presuntuoso. Perché ci sono due tipi di persone omosessuali: quelli che vivono la loro “diversità” nella società senza troppi problemi o rivendicazioni e i “gay”, che cercano invece di dare vita a una cultura alternativa, avanzando continuamente le pretese e attirando morbosamente attenzione su di sé. A furia di richieste per non essere trattati in modo “diverso”, mostrano tutta la loro fragilità e in realtà sono i primi a sentirsi “diversi”, “speciali”.

Altro fattore che mi ha fatto rimanere di stucco è quando lui ha detto: «La Bibblia non parla mai di omosessualità. (…) Non trovo nella scrittura nemmeno una pagina, neanche in San Paolo, che possa riferirsi alle persone omosessuali che chiedono di essere rispettate nel loro orientamento, un concetto sconosciuto all’epoca». Ma che Bibbia legge questo sacerdote? San Paolo ne parla e anche molto duramente nella lettera ai Romani 1, 24-32

«Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, sì da disonorare fra di loro i propri corpi, poiché essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al posto del creatore, che è bene- detto nei secoli. Amen.

Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s’addiceva al loro traviamento. E poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balìa d’una intelligenza depravata, sicché commettono ciò che è indegno, colmi come sono di ogni sorta di ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d’invidia, di omicidio, di rivalità, di frodi, di malignità; diffamatori, maldicenti, nemici di Dio, oltraggiosi, superbi, fanfaroni, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. E pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa».

San Paolo non è uno che usa le mezze parole. Anzi, qualcuno addirittura dice che San Paolo era omosessuale, in realtà non lo sapremo mai, ma come vediamo ha scelto di seguire Cristo e condannare piaceri della carne. Non solo quelli contro natura ma parla anche in modo esplicito dei rapporti tra uomo e donna che dovrebbero vivere castamente almeno fino al matrimonio. Di non essere schiavi dell’istinto della carne, ma comandare la carne ed essere dello Spirito.

«Fratelli, camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne… Sono ben note le opere della carne: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere. Riguardo a queste cose vi preavviso: chi le compie non erediterà il regno di Dio.

Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé. Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri. Perciò se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito». (Galati 5, 16.19-25)

La parola “proibito” è dimenticata

Nonostante tutto mi sento di ringraziare Mons. Krzysztof Charamsa, perché ha riportato alla luce una parola che ormai era sepellità sotto falso buonismo e le leggi fai da te. Una parola che lui stesso aveva ignorato, in quanto non c’è lo scandalo nel- la sua tendenza omosessuale, ma piuttosto nel suo “fidanzamento” con un altro uomo. Lui dice “anche noi, come ogni uomo sulla terra abbiamo bisogno dell’amore” ed è vero, ma primo Amore sopra tutti gli altri è quello di Dio. Amore libero, disinteressato, un amore che si priva di sé stesso, anche della propria stessa vita per gli altri. Ed è quello che come sacerdote doveva fare anche lui. Perché un amore umano ti rende felice solo su questa terra, mentre l’amore di Dio è per l’eternità. Se lui avesse dichiarato la sua omosessualità dicendo che la offre a Cristo vivendo castamente, ma vuole comunque che la Chiesa affronti meglio il tema delle persone omosessuali, avrebbe non solo dato un grande esempio ma aperto una strada per tanti che credono che in Chiesa non ci sia posto per loro perché hanno queste tendenze. Sarebbe stato un grande testimone per le persone gay. Per come si sono svolte le cose invece ha dimostrato solo la sua poca fede, immaturità e la voglia di seguire piaceri perversi della carne. Il cardinal Ruini al Fatto Quotidiano ha dichiarato: «Come prete ho anch’io l’obbligo di tale astinenza e in più di sessant’anni non mi sono mai sentito disumanizzato, e nemmeno privo di una vita di amore, che è qualcosa di molto più grande dell’esercizio della sessualità».

Castità come valore da insegnare ai giovani

Dio è comunque un grande, un numero uno, perché da ogni situazione, anche dalla peggiore, ci permette di ricavare il meglio. E il meglio di questo terremoto e proprio il fatto di dare la luce un tema tanto tabù. Da ieri leggo per la prima volta dopo tanti anni, al meno da quando mi sono “convertita” io, che cardinali e vescovi e altri che si sono espressi a riguardo usano la parola castità nelle interviste che rilasciano.

Infatti l’arcivescovo di Milano Angelo Scola ha dichiarato: «Il presumposto perché la chiesa riconosca piena dignità ai omosessuali? La castità». S.E. Mons Crepaldi invece parla di castità prematrimoniale, come valore da insegnare ai giovani. «L’esercizio della sessualità ha senso pienamente umano solo nel matrimonio, perché cosi dice la verità dell’amore umano. (…) La preparazione dei nostri giovani fin dall’adolescenza alla bellezza del matrimonio cristiano, la predicazione del valore della castità prematrimoniale, matrimoniale e di coloro che scelgono per il Regno di Dio, l’attenzione di fare le cose in modo che non si celebrino matrimoni nulli, il lancio di una pastorale famigliare incentrata non tanto sulle difficoltà, ma sulla bellezza dell’amore umano, la trasmissione alle nuove generazioni di una teologia del corpo come dagli insegnamenti del beato Paolo VI e di san Giovanni Paolo II». Perfino un grande scrittore, Maurizio Maggiani, ha risposto esplicitamente alla domada della giornalista Antonella Fiori; in un momento storico in qui valori etici sembrano sempre più labili, che significa avere una morale? Maggiani: «C’è una parola che riassume tutta la domanda. La parola è castità. La castità per Gesu quando diceva nel vangelo “siate puri come colombe” si riferiva l’astenersi dai rapporti sessuali [ndr. Non solo, se uno si astiene dai rapporti sessuali è poi e superbo o cattivo non è puro]. Le colombe si astengono dalla malizia. Castità quindi come candore, l’assenza del secondo fine, dell’interpretazione, data di un certo fatto, di un dialogo con noi stessi falso, funzionale nella nostra gratificazione».

Perfino il senatore Roberto Formigoni ha detto: «La castità è l’imitazione della vita di Cristo. Ci sono stati milioni di uomini e donne che si sono arricchiti di questa esperienza. Dobbiamo riscoprire la castità, la castità ci rende migliori».

Infine Papa Francesco ha dichiarato qualche giorno fa «che essere fidanzati ed essere sposi non è la stessa cosa. Non c’è speranza per la fiducia e la fedeltà del dono di sé, se prevale l’abitudine a consumare l’amore come una specie di integratore del benessere psico-fisico. L’amore non è questo! Il fidanzamento mette a fuoco la volontà di custodire insieme qualcosa che mai dovrà essere comprato o venduto, tradito o abbandonato, per quanto allettante possa essere l’offerta. Chi pretende di volere tutto e subito, cede anche su tutto – e subito – alla prima difficoltà (o alla prima occasione)». Insomma, non può essere solo una questione di sesso. Il Papa invita a frequentare i corsi prematrimoniali che organizzano le parrocchie: «Sono un’espressione speciale della preparazione. E noi vediamo tante coppie, che magari arrivano al corso un po’ controvoglia, ma dopo sono contente e ringraziano, perché in effetti hanno trovato lì l’occasione – spesso l’unica! – per riflettere sulla loro esperienza in termini non banali».

Questa è musica per le mie orecchie e per tanti sacerdoti, laici e suore che ci hanno sempre creduto. Il Sinodo sulla famiglia alla fine prende una strada molto diversa da quella che si aspettavano tutti e riapre i cuori alla speranza, un ritorno ai valori veri, quelli insegnati da Cristo. Uniamoci in preghiera con padri sinodali perché lo Spirito Santo possa lavorare al meglio.

Ania Goledzinowska

PER LA CROCE QUOTIDIANO

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Dio (NON ) è morto

Se ci fosse un Dio non ci sarebbe tutto il male nel mondo, le guerre, la fame. Se ci fosse, le brave persone non morirebbero.

Questi sono discorsi che abbiamo sentito e fatto con molte persone. Sicuramente se c’è la guerra nel mondo non è colpa di Dio ma è il frutto della durezza del cuore del uomo. Se c’è la fame, anche. Basterebbe che i ricchi del mondo dessero un po’ del loro denaro agli ultimi e la fame non ci sarebbe. Il cibo che abbiamo e che buttiamo ogni giorno e sufficiente per sfamare un altro pianeta terra. Allora perché c’è ancora gente che muore di fame? E’ colpa dell’ uomo, dell’uomo cattivo ed egoista che non pensa al prossimo ma solo a se stesso.

Un professore di Filosofia sfida uno studente: o prova che Dio esiste o ne accetta le conseguenze

Un professore chiede a tutti i suoi studenti di scrivere su un foglio di carta che Dio è morto. Soltanto un ragazzo si rifiuta di farlo. Allora il professore gli da un paio di settimane per poter dimostrare e convincere lui e altri studenti che non è cosi, che Dio è ancora vivo. Questo film che sfida i cervelli, non è disponibile in lingua italiana, ha fatto piangere tanti. Una storia davvero bellissima e migliaia sono i ragazzi che escono dalla sala cinematografica in silenzio e con le lacrime nei occhi. Troverete in questa trama molte risposte che i giovani oggi cercano e che nessuno è in grado di dare. Chiedersi il perché è lecito ma non sempre possiamo avere la risposta a questa domanda.

Le tue preghiere a che servono?

Un uomo di successo, va a trovare in ospizio la madre che a causa della malattia non lo riconosce.                                             Lui le chiede: “hai pregato tutta la vita, sei la persona più brava e dolce del mondo, come è possibile che tu hai la demenza mentre io che ho una vita perfetta e sono cattivo sto benissimo? Dove ti ha portato la tua fede? Tutto quello in cui credevi dove ti ha portato? Spiegamelo!”

E lei risponde: “A volte il diavolo permette alle persone di vivere una vita priva di problemi… perché non vuole che nel bisogno si rivolgono a Dio… Il loro peccato è come la cella di una prigione…tranne che è tutto bello e comodo e non sembra esserci nessuna ragione per andarsene da li.. La porta della cella è spalancata.. Finché un giorno.. Il tempo scade.. La porta della cella si chiude all’improvviso … Ed è troppo tardi.. “

Secondo voi la mamma riconoscerà il proprio figlio? Questo film del regista Harold Cronk vi colpirà dritti nel cuore, le lacrime sono assicurate ma anche tanta voglia di credere, amare e sperare ancora.

A quanti di voi è stato detto..

Dio non esiste, io odio Dio e lo combatto, mi ha tolto tutto, dalle persone care che amavo alla mia felicità..

La risposta è facile…

Come fai odiare e combattere Qualcuno che non esiste?

GUARDA FILM ” DIO NON è MORTO”

Official HD Trailer DIO NON è MORTO

Ania Goledzinowska

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#SINODO Un cane che si morde la coda LETTERA APERTA A TUTTI CARDINALI – CONDIVIDETE

per LA CROCE quotidiano – di Ania Goledzinowska

Aiutate i giovani a raggiungere se stessi e a costruire le famiglie del futuro.

Pope Francis kisses a baby handed to him as he is driven through the crowd during his general audience, in St. Peter's Square, at the Vatican, Wednesday, March 27, 2013. (AP Photo/Andrew Medichini)

Pope Francis kisses a baby handed to him as he is driven through the crowd during his general audience, in St. Peter’s Square, at the Vatican, Wednesday, March 27, 2013. (AP Photo/Andrew Medichini)

Eminentissimi  ed eccellentissimi padri, alle volte, guardando le cose da fuori sembra che il Sinodo sulla famiglia e quanto vi ruota attorno sia come una specie di cane che si morde la coda. Forse l’espressione del “cane” non è proprio felicissima per questo tema, ma spiega molto bene ciò di cui voglio parlarvi. Si avvicina il Sinodo e presto non si discuterà d’altro; in verità qualche giorno fa il Pontefice ha rivoluzionato la nullità dei matrimoni. Dovrebbe essere tutto più facile, una sola sentenza, costo zero (per quanto sia possibile). Accogliendo in questo modo il grido di tante persone, che con una prassi così lunga e insormontabile da affrontare sia da un punto di vista emotivo, che naturalmente “economico”, sarebbero state schiacciate. Nel grande buisness che comprendeva una serie di figure che avevano come scopo il lucrare sulle “anime”, la sentenza di nullità era un sogno, senza considerare altri cavilli burocratici, tutti “naturalmente volti alla salvezza della coppia”. Non interessava a nessuno, che potevi essere riempito di botte del proprio coniuge, traditore, che molestava i tuoi figli o quelli degli altri. Il Signore non ti perdona se divorzi, questo era il ritornello che si presentava anche davanti queste situazioni, con l’invito di “offrire” queste sofferenze. La domanda sorge spontanea: “ chi non era vicino alla chiesa poteva capire il concetto dell’offerta?” Solo quelli con le tasche piene di soldi potevano sicuramente capirlo. La canzone è sempre la stessa il povero paga e il ricco compra. L’ umiltà di Papa Francesco e la sua apertura nei confronti del “povero” hanno insegnato a molti dei nostri pastori a non chiudere ma ad uscire e andare incontro a queste situazioni e disagi familiari che oggi dilagano sempre di più’. Con il suo esempio e stile fatto di concretezze ha dato una svolta e i mercenari che stavano dietro questo buisness ora devono cercarsi un lavoro nuovo.

Vescovo un padre e non un estraneo

Si legge nella lettera del Papa motu proprio “che il vescovo di ogni diocesi eserciterà la potestà giudiziale personalmente o per mezzo di altri a norma del diritto.” Egli dovrebbe essere il padre, conoscere bene la coppia, guidarla, ascoltarla e poi decidere. Come possiamo davanti a Dio avere la coscienza pulita, prendere delle decisioni, non conoscendo in fondo la vita di due persone? Al giorno d’oggi la maggior parte dei matrimoni sono tutti nulli. Proprio perché, a parte sette incontri prematrimoniali, nessuno si curava ne prima ne dopo di queste persone e quindi si sono sposati, cosa assurda, in chiesa, senza sapere che voleva dire questo quasi costretti a fare un passaggio obbligatorio che ti permetta solo così di accedere al matrimonio. Poco importa credere nella “storiella” di Gesù Cristo i Suoi Sacramenti e la Sua Chiesa. Questo è come andare dal dottore perché abbiamo il cancro, ma non ci fidiamo di lui, non lo ascoltiamo, non ci facciamo curare, non accettiamo i suoi consigli, vogliamo solo la ricetta per le medicine, che noi abbiamo deciso che vanno bene.

Il dottore, in questo caso il parroco, che la prescrive è un irresponsabile, perché magari la medicina che abbiamo scelto può farci del male. Un medico vero non lo farebbe mai, manderebbe il paziente da “un’altra parte” e non si prenderebbe la responsabilità delle complicazioni dopo la cura fai da te o peggio, della morte. Tanti sottovalutato il caso e superficialmente prescrivono una “ricetta” che non va bene, solo per farsi pagare “la visita”.

Il sacerdote davanti a Dio prende su di se la responsabilità di aver celebrato questo matrimonio, e si dovrebbe prendere la responsabilità anche per il divorzio. Non potete cari sacerdoti celebrare matrimoni di chi in chiesa non ci va proprio, perché poi dovrete e per di più “gratis” adesso, dichiarare che questi matrimoni erano nulli.

La fede è grazia

Mi consola il fatto che nella commissione del Sinodo ci sono tanti santi cardinali, uno di questi e Card. Francesco Montenegro, con il quale avevo parlato tempo fa proprio di questo tema.

Quindi si, curare la pianta, le foglie, cioè divorziati, accogliere tante situazioni irregolari, accompagnarli e aiutarli. Ma se non curiamo la radice, la pianta sarà sempre infetta. Dobbiamo offrire ai giovani che a loro volta cresceranno e vorranno sposarsi più attenzioni. Non bastano sette incontri prematrimoniali. Chi li fa ha già deciso di sposarsi e partecipa perché deve farlo. La fede è una grazia, è un incontro, e ognuno ha un suo tempo di maturazione in cui questo avviene. Ci sono le pastorali giovanili, ma tantissime di esse non fanno quello che ci sarebbe da fare, ma solo quello che sono costretti a fare. Infatti più volte abbiamo proposto in varie diocesi un cammino per fidanzati e single età 16 – 30 anni, ma i responsabili della pastorale giovanile non hanno mai avuto il tempo di occuparsene. Io mi chiedevo sempre: “allora cos’ è che fanno?”. Per fortuna possiamo sempre trovare un sacerdote pienamente disponibile, che si dedica totalmente a questi giovani nell’ambito della propria parrocchia.

Appello a padri sinodali

Vi chiediamo dunque di inserire nella discussione del sinodo il tema giovani. Perché busseranno loro presto alle vostre porte per sposarsi e se non sanno quello che fanno, cari padri sinodali, dovrete continuamente curare la pianta già malata, famiglie distrutte e continuare all’ infinito con processi di nullità.

Un cammino per i giovani, in ogni diocesi, di almeno un anno, non obbligatorio, ma aperto, perché la fede deve essere un atto libero, dove ogni ragazzo o ragazza possono ascoltare, pregare e condividere insieme le problematiche di oggi.

Un cammino dove si parla di affettività, sessualità, perdono, dove si impara l’ importanza dell’ altra persona che per me è un dono, che non è mia, mi e stata affidata da Dio e perchè io la posso rendere migliore e viceversa. Dove si impara non le leggi e gli articoli dello stato sull’ unione civile, ma dove si scopre prima di tutto chi sono io, cosa Dio vuole da me, qual’ è la mia strada, la mia ragione di esistere, la mia meta. Il fine di tutto non è il matrimonio ma la vita eterna. Tutto quello che c’e in mezzo è solo lo strumento per la nostra santificazione. Dobbiamo imparare ad amare veramente, ma se non amiamo e non conosciamo noi stessi, non potremmo mai amare un’altra persona. Non ne saremo capaci. Il matrimonio in chiesa senza fede non esiste; la fede è una grazia ,un percorso in cui i giovani devono essere accompagnati prima che pensino di sposarsi. Non sarà questa la soluzione, non sarà la pillola magica, ma è una valida azione che viene intrapresa per un giovane che nell’ età adolescenziale, scambia il sesso con l’amore, soffre, e si interroga se il vero amore esiste. Non trovando le risposte e un aiuto valido fa di testa sua, o come il mondo oggi e ovunque propone e suggerisce. Dobbiamo fare conti con questa grande sofferenza di persone che non sono riuscite a mantenere la promessa, “nella salute e nella malattia, nella gioia e nel dolore”. L’amore vero ti graffia, per questo tanti hanno paura di amare veramente perché non vogliono soffrire, ma la strada dell’ “Amore” è la Croce. Se tu ami veramente, sei disposto a dare la tua vita per un’altra persona, come ha fatto Gesù, sulla croce. Amatevi uni gli altri come Io ho amato voi.

Spero che la mia non rimanga una semplice provocazione, visto che condivisa da molti giovani, ma che scuota le coscienze dei padri sinodali. In comunione di preghiera.

sinodo goledzinbowska

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