EUTANASIA UN DRAMMA NEL SILENZIO

#Cristin , una testimone della “quasi morte”

Quando si parla di eutanasia il dibattito si polarizza sempre attorno al vecchio astio anticlericale (e anticristiano) che nel nostro angolo di mondo si usa per screditare tutti gli articoli della vera fede. Sarebbe invece più onesto, intellettualmente, e più proficuo,considerare i racconti di chiè tornato indietro da quegli stati comatosi in cui i sani giurano che nessuno vorrebbe stare.

neonato

Di Ania Goledzinowska per LA CROCE QUOTIDIANO

Potrebbe sembrare assurdo, ma non lo è. Tante persone lo hanno preso sul serio, si chiama eutanasia ma in realtà è un vero è proprio suicidio. Sempre più persone vogliono avere la libertà di poterlo scegliere per se o per gli altri. Vi confesso che sono settimane che questo tema mi gira nella testa, non sapevo che scrivere, mi ci è voluto del tempo. Di fronte alla grande sofferenza dell’uomo che affronta una malattia terminale, di una donna in coma da molti anni e che i medici definiscono un vegetale, oppure di un bambino con una malattia della pelle, pieno di piaghe sanguinanti sul 70% del corpo e dove la pelle non rimane attaccata ma si sgretola lasciando fuori la carne, mi sentivo disumana a dire loro se è giusto o non è giusto togliergli la vita. Questo bambino non può vivere una vita normale, per farsi una doccia ci mette quattro ore tra atroci dolori perché le bende si attaccano alle ferite. Per poterle cambiare ogni giorno devono prima ammorbidirsi con acqua tiepida ma spesso ciò non basta e spesso assieme alle bende viene via anche qualche pezzo di carne viva. Lui con le lacrime agli occhi, assistito dalla madre, stringe i denti e si fa coraggio. Anche di notte non riesce a dormire per i dolori, vive prendendo sempre più medicine e anestetizzanti. L’alternativa sarebbe la morte.

SUICIDIO ASSISTITO giusto o no?

Appunto morire.. Ma non sarebbe meglio? Che vita è? Ogni essere umano su questa terra si chiederebbe il perché di un Dio perché fa soffrire cosi tanto una creatura cosi innocente. Perché questo bambino non può come i suoi coetanei giocare, correre e ridere a squarcia gola, viversi la sua infanzia come tutti? In realtà non ho trovato la risposta a queste domande. Potrei dirvi, come ho imparato nella vita, che la sofferenza è qualcosa che ci purifica, che Dio la permette (come ha permesso di crociefiggere il Suo figlio) per la nostra santificazione o quella degli altri. Ed è vero, perché una famiglia che deve assistere una persona in queste condizioni, fa veramente un atto di grande amore, dona la propria vita il proprio tempo, anzi si priva del tutto della propria vita per dedicarla al suo famigliare sofferente. Anche Gesù non è morto sulla croce per scherzo o per la cattiveria di Suo padre o semplicemente per caso. Con la Sua morte ha portato a compimento un grande progetto, più grande di quello che ogni essere umano poteva pensare. La Sua morte era il dono per salvare la vita di milioni di persone, per sigillare il nuovo patto di alleanza con Dio che era furioso con questo popolo che si era pervertito. Ha fatto un accordo con Lui, la mia vita per la salvezza di questi. Se è proprio necessario, se non è necessario, allontana da me questo calice. Perché anche a Lui faceva male, anche Lui ha sofferto e avrebbe voluto evitarlo. Ma Dio a deciso di andare fino in fondo e Cristo si è abbandonato alla Sua volontà con questa enorme offerta. E fino adesso Gesù prende su di sé i nostri peccati, ogni giorno durante la santa messa viene crocefisso per noi, fino alla fine dei tempi. Cerca però anche degli aiutanti, con il male che c’è nel mondo è difficile portare questa croce da soli, allora ai piccoli e grandi che sceglie gli da un pezzo della croce da portare sulle spalle. Lui non è morto, è resuscitato il terzo giorno e anche noi non moriremo. Ma quando mi troverò davanti a Dio chiederò se era proprio necessario, questo ve lo prometto.

Questo fa fede, quella fede che ti permette di vedere oltre, oltre questa vita e queste sofferenze. Sofferenze che se offerte per gli altri servono a qualcosa, non sono senza valore, con queste piaghe possiamo salvare gli altri. Chi sceglie l’eutanasia di solito sono persone

che non hanno fede, credono che dopo la morte diventano solo un accumulo di ossa senza nessun futuro. E’ difficile dargli torto, se la vita è solo qui, perché devo viverla soffrendo? Meglio darci un taglio netto. Ma se non fosse cosi come pensano loro, se si sbagliassero?

Un atto di fede non costa nulla, è gratis, e può dare un valore alle nostre sofferenze e alleviarle. Se poi non c’è nulla dopo, avrete ragione voi, tanto volevate morire. Però se vi può far star meglio perché non provarci? Se può dare un senso al vostro dolore?
Quante persone, dopo la “morte” in coma farmacologico, anche dopo tanti anni nel letto senza un segno di vita, un giorno si sono svegliate? Quante persone che i dottori davano per spacciati senza speranza, hanno aperto gli occhi?
E tutte queste persone dicono che stavano sospese tra la vita e la morte. Vedevano una grande luce che le attirava, una luce piena di un amore che li riempiva e gli faceva dimenticare tutte le sofferenze che avevano vissuto. Qualcuno di loro ha parlato anche con i suoi cari, morti anni prima, qualcun altro ha sentito la voce di Dio e della Madonna, altri ancora si sono sentiti precipitare con forza di nuovo sulla terra, dentro il proprio
corpo, perché qualcuno che li amava tanto li chiamava e l’amore ha vinto, sono tornati.
Non possiamo quindi non pensare che qualcosa di grande non ci aspetta dall’ altra parte. Ma se qui ci sono persone che ci amano davvero molto, Dio compie ancora questi miracoli di un ritorno o di una guarigione , laddove i medici non possono fare più niente.

Una ragazza racconta che per anni era in coma, hanno suggerito di staccarle la spina, lei sentiva tutto. Non poteva muoversi, non poteva fare niente, ma era vigile anche se tutti la credevano morta. Ricorda che aveva sentito tante volte la sua mamma e le sue sorelle che si occupavano di lei ogni giorno, sentiva che le leggevano dei libri, che l’accarezzavano, le parlavano e le cantavano le canzoni. Era imprigionata in questo corpo senza vita ma non era morta. Ogni tanto viaggiava però dall’altra parte, vedeva la luce, sentiva il calore e l’amore immenso, ma capiva che non era ancora il suo momento.

Lei non era credente non aveva fede, ma dopo esser tornata da questo viaggio nell’aldilà, nel suo corpo senza vita, ha iniziato a porsi le domande. Sua mamma accendeva spesso la tv, ma lei abituata prima sempre a guardare i programmi pomeridiani di moda e cose futili, in quelle condizioni non potendo scegliere ascoltava ciò che vedeva la madre che donna di fede pregava molto e tante volte lasciava la televisione accesa su canali religiosi.

Lei volendo o no, sentiva tutto. Allora ha iniziato ad ascoltare, vegetava li sentendo le prediche, le sante messe e le catechesi.
I dottori insistevano sullo staccarle la spina, ma la famiglia non voleva e continuava ad occuparsi di lei a parlare con lei come se fosse viva.

Un giorno Cristin, questo è il suo nome, in televisione ha sentito un annuncio, un annuncio che le avrebbe ridato la vita. C’era un convegno carismatico e un sacerdote pregava, la sua voce le arrivava proprio nel cuore. Ascoltava le testimonianze di persone che sono guarite da varie malattie miracolosamente e lei dentro il cuore ha espresso questo desiderio “ Gesù io credo che tu esisti, solo Qualcuno di davvero onnipotente può fare queste cose, volgi il tuo sguardo anche su di me, sono qui, voglio vivere”
Dopo qualche istante alla televisione sentì queste parole del sacerdote “In questo momento, in questo preciso momento, c’è una ragazza che ha fatto una richiesta. Una ragazza che da anni è in coma, ma lei oggi si sveglierà. Gesù ti vuole dire torna a vivere, prendi la tua croce e seguimi”

Lei si sentì attraversare il corpo da un grande calore, le scendevano le lacrime.
La madre che stava vicino al suo letto vide queste lacrime e iniziò a chiamarla:- Cristin Cristin, bambina mia.
Cristin mosse gli occhi sotto le palpebre che non riusciva però ad aprire, la madre sussultò sulla sedia. Inizio a piangere anche lei.
Cristin non riusciva a muoversi né a parlare e i suoi occhi erano ancora chiusi ma la mamma, come ogni mamma che ama il suo figlio, iniziò a farle delle domande.
Quando lei agitava sotto la palpebra occhio, era la risposta giusta, quando non agitava la pupilla questo voleva dire un no.
Cosi la madre capì che Cristin sentiva e ragionava, poteva comunicare con lei.
Oggi Cristin è sulla sedia a rotelle, parla e non ha subito nessun danno celebrare. Si ricorda tutto quello che aveva vissuto quando era in coma e soprattutto grazie a Chi è guarita. Dopo qualche anno è lei ad andare al convegno carismatico che ascoltava in televisione e a raccontare la sua storia.
Un lieto fine grazie a quell’atto di fede e all’ amore delle persone che le stavano vicino. Riferisce che si sentì proprio chiamare indietro da quell’amore che la teneva attaccata alla vita. L’amore dei suoi cari.
Anche il bambino con la malattia della pelle, nonostante la grande sofferenza, non desidera morire, anzi, dice che la sua mamma è la sua migliore amica, le sorelle sono molto premurose e si prendono cura di lui, lui vive giorno per giorno, confidando che può guarire, che la medicina farà passi in avanti e si troverà una cura. Nonostante tutto è felice, ha chi lo ama e se ne prende cura.

Credo che sia proprio questa la risposta, amore. Amore incondizionato. Le persone che vogliono morire dicono di volerlo fare ma in realtà non lo desiderano affatto. Loro desiderano vivere. Ma è l’egoismo del uomo a spingerli alla morte. A volte dei propri cari, che se ne prendono cura si ma con fatica. Non con gioia e sorriso. Allora chi è malato, chi è dipendete dagli altri desidera non essere un peso, non vuole che gli altri per colpa sua non possono vivere la propria vita.
Un peso questo che li schiaccia, che li fa sentire di troppo, sentono in fondo che anche i propri cari pensano “ se lui morisse sarebbe meglio per tutti”.
Questo li uccide, perché se avessero accanto chi con gioia ogni giorno gli dice “ E’ fantastico averti qui, sei un dono prezioso, senza di te la mia vita sarebbe vuota, ti amo e mi prendo cura di te con tutto il cuore, perché so che tu farai lo stesso con me quando ti riprenderai”, anche se questa persona sta in condizioni critiche, troverebbe la forza dentro il cuore di andare avanti, di non essere un peso ma una gioia per gli altri e magari anche di guarire. Perché è l’amore che guarisce e ti fa alzare in piedi ed è la fede che ti da speranza. L’eutanasia è solo un rifugio per chi non si sente amato veramente e non trova nessun appiglio per rimanere qui. Quindi in conclusione dico, no al l’eutanasia, si alla tenerezza e all’amore che possa contagiare queste persone e fargli vedere che, nonostante la loro condizione, sono preziose e importanti per noi che gli stiamo vicino e che senza di loro la nostra vita sarebbe vuota.

A.G

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